FOOD & BEVERAGE

5 Gennaio 2026

Articolo di

string(18) "Valentina Alfarano"
Valentina Alfarano

Domaine de la Romanée-Conti, la storia di una leggenda nata dalla terra

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5 Gennaio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

Domaine de la Romanée-Conti, la storia di una leggenda nata dalla terra

Domaine de la Romanée-Conti è diventato mito passo passo, seguendo il ritmo del tempo e della terra, molto prima che il vino fosse un bene da collezione e molto prima che una bottiglia potesse valere quanto un’opera d’arte. Tutto comincia a Vosne-Romanée, in Borgogna, nella parte meridionale della Côte-d’Or, su una manciata di filari a circa 270 metri di altitudine: meno di due ettari di vigna, collocati quasi “in mezzo” alla Francia, a metà strada tra Parigi e Lione. E la prima sorpresa è questa: il luogo non si presenta come un tempio del lusso, niente facciate monumentali, niente ingressi scenografici. L’azienda appare sobria, quasi ordinaria: un edificio raccolto, mura basse, un accesso semplice chiuso da un cancello d’acciaio rosso, e una croce antica che emerge da un muretto a secco, un unico segnale, come a voler sottolineare di trovarsi davanti a un punto sacro della storia del vino.

Domaine de la Romanée-Conti vino borgogna storia

Qui il confine tra leggenda e storia è sottile, ma le fonti documentarie esistono. Le prime menzioni del vigneto che oggi conosciamo come Romanée-Conti risalgono al XIII secolo, quando queste terre erano sotto il controllo dell’abbazia di Saint-Vivant. I monaci, allora tra i principali proprietari fondiari di Vosne-Romanée, gestivano gran parte delle parcelle che oggi identifichiamo come Grand Cru. Già in quell’epoca, il vigneto (indicato con nomi diversi a seconda delle fonti e dei periodi) era riconosciuto come uno degli appezzamenti più pregiati della zona, tanto che i vini qui prodotti venivano scambiati a valori significativamente superiori rispetto ad altri siti borgognoni di rilievo. Nei secoli successivi cambia assetto e denominazione, esattamente circa quattrocento anni più tardi, quando entra nella sfera della famiglia Croonembourg, che ne assume il controllo attraverso un matrimonio e ne fissa il nome in “La Romanée”. È importante chiarirlo: questo vigneto non coincide con quello oggi noto come La Romanée. Si tratta di parcelle distinte, vicine ma profondamente diverse per composizione del suolo e carattere espressivo.

Domaine de la Romanée-Conti vino borgogna storia

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Il passaggio che segna definitivamente la storia avviene nel 1760, quando la vigna viene acquistata da Louis-François de Bourbon, Principe di Conti. È lui ad aggiungere quel “Conti” che trasforma il nome in un riferimento geografico e simbolico insieme. All’epoca, il valore attribuito a questa parcella era già fuori scala: veniva scambiata a cifre nettamente superiori rispetto ad altre zone di riferimento, a conferma di una gerarchia qualitativa ormai riconosciuta. Nemmeno la Rivoluzione Francese e i successivi passaggi di proprietà riescono a interrompere questa continuità. Il vero cambio di paradigma arriva nel 1869, quando Jacques-Marie Duvault-Blochet acquista il vigneto. È lui a compiere la trasformazione decisiva, portando Romanée-Conti da vigna leggendaria a Domaine strutturato, ampliando progressivamente il patrimonio con parcelle fondamentali come La Tâche, Richebourg, Échezeaux e Grands Échezeaux. Nasce così il Domaine de la Romanée-Conti come lo conosciamo oggi.

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Nel tempo, il Domaine integra anche altri indirizzi chiave della Borgogna, da Romanée-Saint-Vivant a Montrachet, fino a Corton e Corton-Charlemagne, mantenendo una caratteristica unica: tutti i vigneti sono classificati Grand Cru. La proprietà resta saldamente nelle stesse famiglie dal XIX secolo, organizzata secondo un equilibrio gestionale condiviso che garantisce continuità e autonomia.

A partire dagli anni Settanta, sotto la guida di Aubert de Villaine, il Domaine rafforza ulteriormente il controllo sul lavoro in vigna, adottando pratiche biodinamiche come scelta strutturale. Da qui nasce l’identità contemporanea di Romanée-Conti: rese estremamente basse, lavoro manuale, selezione rigorosa, e in cantina un principio chiaro, ovvero intervenire il meno possibile, lasciando che il vino esprima il luogo da cui proviene. Accanto a de Villaine, un ruolo centrale in questa fase è svolto anche dalla famiglia Leroy. In particolare, Madame Lalou Bize-Leroy, co-manager del Domaine tra il 1973 e il 1992, contribuì in modo determinante a rafforzare il rigore qualitativo e il controllo sul lavoro in vigna. La collaborazione si interruppe nei primi anni Novanta, ma la famiglia Leroy mantiene tuttora una quota della proprietà, segno di un legame che ha inciso profondamente nello sviluppo moderno del Domaine.

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A rafforzare ulteriormente il mito contribuiscono numeri che parlano da soli. Il vigneto Romanée-Conti si estende su circa 1,8 ettari, una superficie minuscola anche per gli standard della Borgogna. Da qui nasce una produzione estremamente limitata. Non è raro, dunque, che una singola bottiglia di una specifica annata possa superare i 40.000 euro, soprattutto per annate particolarmente ricercate. Alcuni esemplari hanno raggiunto valori che appartengono più al mondo del collezionismo che a quello del vino: formati speciali battuti all’asta per diverse centinaia di migliaia di euro e bottiglie storiche, come l’annata 1945, vendute per oltre mezzo milione di euro.

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Eppure, anche di fronte a questi numeri, il prezzo resta una conseguenza, non la causa. Il valore di Romanée-Conti nasce prima di tutto dalla sua rarità agricola, dalla dimensione fisica del vigneto e da una filosofia produttiva che accetta di rinunciare alla quantità per preservare l’identità del luogo. È in questo equilibrio costruito nel tempo che il mito continua a rinnovarsi.

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