Il Signore dei Gioielli, l’artigiano dietro le creazioni delle maison
STYLE
13 Gennaio 2026
Articolo di
Michela Frau
Il Signore dei Gioielli, l’artigiano dietro le creazioni delle maison
«Quel che conta non sono i carati, ma l’illusione», sentenziava Mademoiselle Coco, avvolta nei suoi lunghi soutoirs di perle perlopiù finte – ma non per questo meno eleganti – che portava indistintamente tra mattina e sera, abbinati ai più chic petite robe noire, o alle mise tanto pratiche quanto di classe, che sfoggiava nella vita di tutti i giorni, solitamente composte dai suoi amati pantaloni indossati insieme a semplici golfini monocolore o a righe. Sempre sei i giri di perle, e sempre abbinati ad altrettanto vistosi bijoux.
La dose di preziosità che negli abiti era solita riporre con la sapienza dei tagli e la ricercatezza dei tessuti, nei gioielli veniva data non dal pregio dei materiali, ma piuttosto dall‘opulenza del design, frutto delle più differenti ispirazioni. L’arte medievale e bizantina, che ritroviamo nelle iconiche croci tempestate di pietre colorate come le vetrate delle chiese medievali, le decorazioni geometriche delle finestre dell’abbazia di Aubazine (dove secondo alcune fonti trasse anche ispirazione per il suo logo con la doppia C), la croce di Malta, le stelle e il leone. Bijoux ricchi di simboli, realizzati con cascate di cristalli, pietre dure, metalli dorati, perle false e cristallo di rocca.
Alto e basso. L’opulenza del decorativismo ottenuta con i materiali più semplici. Un gusto per il contrasto, una costante in tutta l’opera di Coco Chanel, che avvicinò l’allora già famosissima stilista francese a un giovane orafo parigino cresciuto tra i vicoli del Marais. Era il 1954, quando, decisa a tornare alla moda, Coco scelse di lavorare con Robert Goossens, dando inizio a un fortunato sodalizio che durò fino al 1971, anno della scomparsa della stilista.
Sotheby’s
Figlio del proprietario di una fonderia, Goossens aprì un piccolo laboratorio negli anni ’50, dopo aver cominciato da giovanissimo a lavorare per diverse gioiellerie di Parigi, arrivando a realizzare i pezzi per i celebri accendini firmati Cartier. La sua vera passione, però, erano i gioielli, e ancor di più quelli barocchi ed esagerati, ispirati all’arte medievale e bizantina minuziosamente lavorati tanto che non sarebbe improprio definirli couture. Facile comprendere, quindi, perché Mademoiselle Coco rimase così colpita quando l’orafo le presentò una spilla in oro con perle e diamanti.
Al di là dei bijoux Chanel, decise di affidare a colui che alcuni, senza esitazione, indicano come il suo artigiano preferito la realizzazione di mobili e oggetti d’arredamento, come scenografici specchi e suggestivi lampadari, concepiti come pezzi di gioielleria altrettanto preziosi, divenuti nel tempo l’ulteriore testimonianza di un sodalizio artistico che prosegue tuttora. Dal 2005, infatti, l’azienda Goossens è entrata a far parte della costellazione degli atelier dei Métiers d’art di Chanel, dando inizio a un nuovo capitolo di una storia che, negli anni, ha intercettato anche altre icone della moda.
Se il primo a notarlo fu Balenciaga, dopo Chanel, arrivó il momento di Yves Saint Laurent. Con lui lavoró a partire dagli anni Settanta, accompagnandolo fino al suo addio alla moda, nel 2002. Per e con lui, probabilmente sotto suggerimento di Loulou de la Falaise, come raccontato da Vogue, creò collezioni d’ispirazione africana, gli specchietti per il beauty, i flaconi dei suoi profumi e persino la collana realizzata in occasione del lancio del controverso profumo Champagne, ora conosciuto come Yvresse. A tali nomi, poi, va aggiunto anche quello di Marc Bohan, che a lui si rivolse quando fu chiamato a dirigere la maison Dior.
1stdibs
Una lista lunga, abitata da nomi di grande calibro, che restituisce tutta l’importanza di una storia, quella di Goossens, forse poco nota ma senza dubbio degna di nota.
advertising
advertising
