Perché Salvatore Ferragamo era il calzolaio delle star
STYLE
30 Gennaio 2026
Articolo di
Michela Frau
Perché Salvatore Ferragamo era il calzolaio delle star
Tomaia con cinturini in pelle color oro. Zeppa, questa volta non in acciaio, ma in resistente sughero rivestito in pelle, tanto colorata da ricreare l’effetto arcobaleno. Ideato nel 1938 per quella che presto sarebbe stata la protagonista del Mago di Oz, l’attrice hollywoodiana Judy Garland, il sandalo Rainbow è senza dubbio il più celebre tra le calzature che Salvatore Ferragamo realizzò nella sua eccezionale vita. Eppure, prima di quel sandalo rivoluzionario nato dall’esigenza di trovare soluzioni alternative in tempo di restrizioni autarchiche, furono diverse le creazioni che lo portarono presto a guadagnare il titolo di Calzolaio delle star.
Fin da quando, a soli 9 anni, realizzò (in una sola notte) delle scarpette bianche per la prima comunione della sorella Giuseppina, fu chiara la portata del suo talento. Dal cuore della provincia irpina, dopo aver aperto a soli quindici anni una piccola bottega a Bonito (dove nacque il 5 giugno del 1898), la sua vivida passione per quella professione che conobbe dal vicino di casa – non ben vista dalla famiglia d’origine, che reputava il mestiere di calzolaio ancora più umile rispetto alla propria condizione di contadini – lo portò un anno dopo a imbarcarsi su un piroscafo, varcare l’oceano e far rotta su New York. Boston fu la sua prima tappa. Qui venne in contatto con la produzione industriale e, preso atto della differenza qualitativa con il prodotto artigianale, fece i bagagli e scelse la California come prossima destinazione. Ad attenderlo, oltre a tre dei suoi tredici fratelli, il mondo del cinema. Inizia così una lunga e fortunata storia d’amore.
Museo Ferragamo
Furono un paio di stivali western, realizzati per gli Studios, a cambiare per sempre la sua vita. La raffinatezza dell’estetica, la qualità della manifattura ma sopratutto la comodità, ne decretarono il successo. Se, d’altronde, dovessimo individuare l’elemento che contraddistinse il suo lavoro, oltre all’inventiva estetica e alla propensione alla sperimentazione con i materiali (le scarpe invisibili realizzate in filo di nylon, come quello utilizzato dai pescatori dell’Arno, ne sono testimonianza), questo non potrebbe essere che la meticolosa attenzione che Ferragamo riponeva nella calzata e nella cura del piede. Inclinazione naturale che coltivò con gli studi di anatomia alla Extension Division della University of Southern California di Los Angeles e con una fervida curiosità, unita alla continua attrazione per l’innovazione orientata alle esigenze delle clienti di tutto il mondo. Arte e studio. Creatività e matematica. Trecentosessantanove furono i brevetti che Ferragamo depositò in Italia nel corso della sua vita, molti dei quali inerenti a soluzioni in grado di offrire la calzata perfetta.
«In realtà, dopo aver deciso lo stile di scarpa che desidera, una donna dovrebbe chiudere gli occhi sul design e concentrarsi sulla sensazione che la scarpa dà al piede», consigliava l’ormai celebre calzolaio tra le righe di un articolo pubblicato nel novembre del 1958 dal New York Times. Italian shoe styles influence footwear for American women, titolava il quotidiano, raccontando l’impatto delle calzature italiane sul mercato americano. Pioniere fu, anche in questo senso, Ferragamo. «Le scarpe italiane furono introdotte per la prima volta in questo paese nel 1923 da Salvatore Ferragamo, il grande calzolaio italiano, che aprì un negozio a Hollywood. Si distinguevano per la loro struttura morbida e flessibile e per la raffinata eleganza artigianale. Per alcuni anni, scarpe realizzate con tali virtù si potevano trovare solo con il marchio Ferragamo».
Museo Ferragamo
Era l’Hollywood Boot Shop il negozio a cui l’autore faceva riferimento, aperto di fronte al Grauman’s Egyptian Theatre su Hollywood Boulevard (e spostato, due anni dopo, al numero 6683 sulla stessa strada). Fu qui che presero forma le collaborazioni con registi di fama mondiale come Cecil B. DeMille, David Wark Griffith e Raoul Walsh, per i quali il calzolaio campano realizzò calzature destinate al grande schermo, e fu qui che Ferragamo divenne il punto di riferimento per celebrità e dive del cinema. Una collaborazione prolifica che non si arrestò nemmeno quando, nel 1927, Salvatore decise di tornare in Italia scegliendo Firenze come sede per la sua azienda. A interromperla non ci riuscì nemmeno la crisi della Grande Depressione, né lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Negli anni Cinquanta, grazie a un’incredibile capacità di sapersi reinventare, Ferragamo era all’apice della sua carriera.
To Salvatore with love. Compariva nelle gigantografie che immortalavano le tante dive che si affidavano a lui e che pare custodisse con cura, scatenando la gelosia di quello che fu il suo unico grande amore: la moglie Wanda. Da Bette Davis a Gina Lollobrigida, Marlene Dietrich, Rita Hayworth e Audrey Hepburn. Fino a Ingrid Bergman, Greta Garbo, Carmen Miranda e Marilyn Monroe. La lista è lunga ed è testimoniata dalle forme in legno ricavate dal piede di queste dive, ancora custodite nel prezioso archivio storico aziendale.
Museo Ferragamo
«I piedi mi parlano», diceva spesso Ferragamo: un principio che seppe trasformare il momento d’acquisto in un’esperienza a 360 gradi, in cui, a partire dal piede, prendeva forma il carattere di chi lo indossava. È noto che suddividesse le donne in tre categorie: le Cenerentole, le Veneri e le Aristocratiche. Le Cenerentole, dal piede minuto che non raggiungeva la taglia 6, erano profondamente femminili, amanti dei gioielli e delle pellicce, e avevano bisogno di essere innamorate per sentirsi davvero felici. Le Veneri, che calzavano la taglia 6, incarnavano una bellezza luminosa e affascinante – come la regina Elisabetta o Eva Braun – dietro la quale si celava un gusto per le cose semplici. Infine, le Aristocratiche: donne dal piede più grande, dalla taglia 7 in su, sensibili ma volubili, dotate di una naturale capacità espressiva. Tra queste, Ferragamo individuava, ad esempio, Sophia Loren.
«I piedi», d’altronde, «non mentono», e ciascuno, come chi li possiede, ha esigenze specifiche. Se la minuta duchessa di Windsor non indossava mai scarpe stravaganti, Monroe prediligeva décolleté con tacco 11, che il calzolaio campano realizzò appositamente per lei, con una struttura per metà in legno e per metà in acciaio. Rita Hayworth, che amava molto i suoi piedi, durante le gravidanze indossava esclusivamente scarpe a zeppa create ad hoc, mentre Greta Garbo preferiva tacchi bassi, capaci di preservarne la bellezza.
Insomma, per Ferragamo le dive – proprio come i piedi – non avevano segreti.
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