FOOD & BEVERAGE

9 Febbraio 2026

Articolo di

string(18) "Valentina Alfarano"
Valentina Alfarano

La cantina di Ca’ del Bosco in Franciacorta è un capolavoro di stile

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9 Febbraio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

La cantina di Ca’ del Bosco in Franciacorta è un capolavoro di stile

Tra le colline moreniche della Franciacorta, nel territorio di Erbusco, la cantina di Ca’ del Bosco racconta una storia che intreccia la sapienza del fare vino con il linguaggio dell’arte, una relazione che prende forma nella qualità del raccolto e delle etichette, in un’architettura pensata come espressione e in un paesaggio che entra nel progetto come materia viva, capace di connettersi all’insieme e generare significato. Il risultato è un luogo in cui produzione ed estetica trovano una sintesi rara, espressione concreta di un percorso portato avanti con coerenza e sensibilità.

La storia dell’azienda inizia nel 1964, quando Annamaria Clementi Zanella acquista una piccola casa in collina circondata da boschi. Da quel nucleo originario prende forma un percorso guidato dallo sguardo di Maurizio Zanella, figlio di Annamaria, che nel tempo costruisce un progetto capace di tenere insieme rigore produttivo e apertura culturale.

I primi vigneti vengono impiantati alla fine degli anni Sessanta e, nei primi anni Settanta, arrivano i primi vini: il Pinot di Franciacorta Bianco nel 1972 e il Rosso di Franciacorta nel 1975, seguiti da una svolta decisiva sul fronte degli spumanti: Pinot di Franciacorta Brut, Pinot di Franciacorta Rosé e Pinot di Franciacorta Dosage Zéro. Tra la metà e la fine del decennio nascono quindi le prime etichette metodo classico Franciacorta, destinate a definire in modo sempre più netto l’identità della cantina.

Nel frattempo l’azienda cresce e si struttura, ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione. Nel 1994 Ca’ del Bosco entra a far parte del Gruppo Santa Margherita, di proprietà della famiglia Marzotto, mantenendo però la partecipazione di Zanella e soprattutto un’autonomia progettuale che resta centrale nella definizione della sua identità. Negli anni Ottanta prende forma una delle intuizioni che segneranno in modo indelebile Ca’ del Bosco, anche grazie al pensiero di Luigi Veronelli.

L’arte entra nel paesaggio come presenza strutturale, un luogo unico nel suo genere dove le sculture realizzate dagli artisti, tutte pensate per questi luoghi, dialogano con le vigne, con l’architettura e con il ciclo naturale, affiancandosi nel tempo anche alla fotografia e ad altre forme di ricerca visiva. Prospettiva che trova una sintesi particolarmente efficace nell’architettura della cantina, sviluppata in più fasi in collaborazione con Falconi Architettura.

Il progetto cresce step by step, seguendo le esigenze produttive e costruendo al tempo stesso un racconto spaziale coerente. Gli ambienti interrati permettono alla cantina di inserirsi nel paesaggio con misura, che trasformano il sottosuolo in una sequenza di spazi pensati per essere attraversati e vissuti. Oggi chi entra in cantina viene accolto dalla nuova reception completata nel 2021, che colpisce per la sua forma circolare e per la grande quercia al centro che richiamano la centralità della natura e l’idea di continuità, mentre il tetto in legno rivestito in acciaio corten disegna un volume riconoscibile che connette sale di degustazione, showroom e percorsi coperti.

Il percorso prosegue nella cantina storica e conduce al Tunnel Vintage Collection, dove l’illuminazione fa da padrona e crea un cielo puntiforme, mentre le pareti di bottiglie accompagnano lo sguardo lungo prospettive profonde; questo è un luogo particolare, dove la memoria produttiva diventa spazio, e l’archivio dei vini, dal 1972 a oggi, si trasforma in elemento architettonico.

Proprio all’ingresso dell’area di vinificazione, il visitatore incontra una delle installazioni più emblematiche della collezione permanente di Ca’ del Bosco: Il peso del tempo sospeso di Stefano Bombardieri. Un rinoceronte iperrealista a grandezza naturale, sospeso sopra le vasche di acciaio, introduce una tensione visiva inattesa all’interno di uno spazio produttivo; l’opera sospende il ritmo del lavoro in cantina e l’energia del luogo, trasformando un ambiente tecnico in una soglia simbolica.

Poco oltre si apre la Cupola dei Sensi, uno spazio circolare in cui si è guidati attraverso una breve esperienza sensoriale che coinvolge i cinque sensi: qui l’allestimento propone stimoli mirati e invita a prestare attenzione alle proprie percezioni, preparando in modo diretto all’assaggio dei vini. Al centro, il Ludoscopio di Paolo Scirpa utilizza luce e riflessi per creare una profondità visiva che modifica la percezione dello spazio.

Il momento più spettacolare arriva con la Prestige Immersion. La gigantesca bottiglia capovolta, costruita con oltre trentamila bottiglie retroilluminate, introduce alla zona più profonda della cantina, dove affinano milioni di bottiglie di Cuvée Prestige. La discesa è scandita da un uso calibrato della luce e da una presenza sonora discreta, che guidano lo sguardo e il passo e rendono percepibile l’idea di un luogo progettato per essere attraversato.

Oggi Ca’ del Bosco può contare su oltre 280 ettari vitati distribuiti in 11 comuni della Franciacorta, un patrimonio che riflette la crescita dell’azienda e il lavoro costante sui suoli e sul dialogo con il mondo dell’arte, che continua a evolversi.

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