ART & DESIGN

16 Marzo 2026

Articolo di

string(17) "Beatrice Nicolini"
Beatrice Nicolini

Fornasetti e il volto che ha fatto la storia del design

ART & DESIGN

16 Marzo 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini

Fornasetti e il volto che ha fatto la storia del design

È raro non riconoscere un’icona quando la si incontra in una qualsiasi forma d’arte. Eppure, il volto di Lina Cavalieri (Natalina all’anagrafe) è più popolare del suo nome, più noto della sua biografia. Un po’ come per la Gioconda, o la donna che impersonò la Statua della Libertà per la casa di produzione cinematografica Columbia Pictures, anche Lina, dietro a quella pelle traslucida, riflettente come la porcellana che oggi la tiene ancora in vita nelle case di collezionisti e appassionati, ha saputo ispirare un settore intero in modo silenzioso, ma altrettanto trasformativo.

Prima di diventare la musa di Piero Fornasetti, che nel 1952 la rese protagonista della serie “Tema e Variazioni” dopo averla notata sulle pagine di una rivista di fine Ottocento, Lina è stata attrice e cantante lirica. Ha calcato numerosi palchi europei, arrivando poi in Russia e perfino a New York, al fianco di grandi come Enrico Caruso, che bacio nell’opera “Fedora” di Umberto Giordano, e che le valse l’appellativo di “the kissing primadonna”. Ma non fu il solo epiteto per cui venne riconosciuta nel tempo. Di lei Gabriele D’Annunzio disse che era la “massima testimonianza di Venere in terra”, la dea della bellezza per eccellenza, quindi, alla quale seguì, come in una naturale continuazione retorica, il titolo de “la donna più bella del mondo”,  a cui si ispirò l’omonimo film del 1955 (che in lingua inglese fu tradotto come “Beautiful but Dangerous”), per cui Gina Lollobrigida (che interpetrava proprio Lina) vinse il David di Donatello come “migliore attrice protagonista”. 

Insomma, durante la Belle Époque e oltre, la bellezza di Lina Cavalieri stregò il mondo intero, forse anche per le modalità che utilizzò per proporla al mondo al di fuori dello spettacolo, e che la resero un’imprenditrice a tutti gli effetti: come quando fondò un istituto di bellezza a Parigi, o scrisse una rubrica sul beauty e il make-up del tempo, che ampliarono la sua affermazione indipendente nel mondo.

Un successo che, di certo, non le è stato regalato, considerando le sue umili origini. Lina trascorre infatti gran parte della sua giovinezza a Trastevere, dove si affaccia al mondo del lavoro ancora minorenne per supportare la famiglia, dopo che il padre aveva perso il lavoro a causa delle avance inappropriate mosse dal capo verso la moglie. Fu sempre a Trastevere che Lina prese le prime lezioni di canto, rimanendo incinta, presumibilmente, dello stesso maestro. Un quadro complesso in cui intraprendere una carriera artistica, eppure le sue condizioni di partenza non ne influenzarono il decorso, anzi, Lina eserciterà la sua libertà individuale fino alla fine: sposerà un principe russo, divorzierà, viaggerà per il mondo, e come ricorda la Professoressa Fiorenza Taricone nel saggio introduttivo de “Le mie verità”, l’autobiografia della cantante degli anni ‘30 ripubblicata da Ledizioni, “benché non sia teoricamente schierata con il movimento femminile emancipazionista, che s’impegna per la liberazione dalle tante schiavitù cui le donne erano soggette, in famiglia e fuori, Lina Cavalieri le attraversa quasi tutte”, e con successo, si potrebbe aggiungere.

E anche se Lina e Piero Fornasetti non si incontreranno mai (lei morì a Firenze nel ‘44, e lui ne trasse ispirazione solo pochi anni dopo), il dialogo tra i due sembra più vivo che mai. Quello che la cantante e le rappresentazioni surrealiste del brand hanno in comune è infatti il sogno, che Lina ha trasformato in realtà rivendicando modalità sempre diverse di esistere nel mondo, ed è proprio in questa molteplicità identitaria che le variazioni di Fornasetti sembrano trovare spazio. Che Lina sia immersa in un mare di nuvole o incappucciata, che ci stia zittendo o facendo l’occhiolino, la serialità con cui Fornasetti la studia, unita a un immaginario sconfinato, rappresentano infatti un atto di coraggio, che abbraccia il cambiamento.

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