La riconoscibilità di un brand passa attraverso tessuti e lavorazioni
STYLE
7 Aprile 2026
Articolo di
Anna Paola ParapiniLa riconoscibilità di un brand passa attraverso tessuti e lavorazioni
Nel mondo della moda esistono codici che rendono un marchio immediatamente riconoscibile. A volte sono colori, altre volte silhouette o dettagli grafici. In molti casi il segno distintivo nasce dalla materia. I tessuti o le lavorazioni possono diventare parte stabile del linguaggio di una maison. Questo processo richiede tempo. Il materiale attraversa collezioni diverse, viene reinterpretato da direttori creativi differenti e si consolida nella percezione del pubblico.
Con il passare degli anni assume anche un ruolo industriale. La ripetizione controllata rafforza il codice e lo rende immediatamente associabile al brand. Alcune maison hanno costruito parte della propria identità proprio attraverso una materia specifica. Se ad esempio Bottega Veneta è diventata famosa per il suo intrecciato nato nel 1975 a Vicenza, Chanel ha tra i propri codici intramontabili il tweed, introdotto da Mademoiselle Gabrielle tra gli anni ‘20 e gli anni ‘50, mentre Miuccia Prada ha costruito parte dell’identità del brand sulla linea di prodotti in nylon, un materiale rivoluzionario per l’epoca.
Tweed – Chanel
Il tweed entra nel vocabolario di Chanel negli anni Venti. Gabrielle Chanel osserva questo tessuto nella sartoria maschile scozzese, molto utilizzato anche dal Duca di Westminster (all’epoca suo amante), e ne intuisce il potenziale per il guardaroba femminile. La struttura leggermente irregolare consente di costruire capi morbidi e confortevoli, lontani dalla rigidità della moda dell’epoca. Nel secondo dopoguerra, a partire dal 1954, il tweed diventa uno degli elementi centrali della maison. Le celebri giacche Chanel mantengono questa materia come base costante, mentre colori e texture cambiano a ogni stagione. Il tessuto contribuisce a definire un’idea di eleganza funzionale che resta uno dei pilastri del marchio.
Intrecciato – Bottega Veneta
L’intrecciato rappresenta uno dei casi più chiari di identità costruita attraverso una tecnica artigianale. La lavorazione nasce nel 1975 nei laboratori della maison veneta. Sottili strisce di pelle vengono intrecciate manualmente per creare una superficie continua e resistente. La trama diventa rapidamente il segno distintivo del brand. Borse e accessori mantengono questa struttura come elemento riconoscibile anche in assenza di loghi. Nel tempo l’intrecciato si trasforma in un vero codice visivo della maison.
Nylon – Prada
Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta Miuccia Prada introduce nel lusso un materiale associato all’abbigliamento tecnico. Il nylon utilizzato per borse e zaini proviene dal mondo industriale e viene reinterpretato in chiave minimalista. Miuccia Prada individua in questo materiale una possibilità espressiva distante dai codici tradizionali dell’alta moda. Il punto di svolta arriva con lo Zaino Vela presentato nel 1984. Questo oggetto segna l’ingresso di un’estetica funzionale nel lusso. Il nylon diventa così uno dei codici più riconoscibili della maison e continua a essere reinterpretato nelle collezioni successive. Nel 2019 il progetto Re-Nylon riporta questo materiale al centro della strategia del brand, con un focus sulla sostenibilità.
Canvas monogram – Gucci
Alla fine degli anni Trenta Gucci introduce il canvas nella propria produzione per garantire resistenza e durata nella linea da viaggio. Il canvas monogrammato Gucci compare negli anni Sessanta come evoluzione di questi materiali. Il motivo con le doppie G viene stampato su una base tessile resistente. Questa superficie diventa uno dei segni più identificabili del marchio. Borse, valigie e piccoli accessori mantengono nel tempo questa struttura grafica che attraversa generazioni e cambiamenti creativi. Il materiale viene applicato anche a modelli iconici come la borsa Jackie.
Toile de Jouy – Dior
La toile de Jouy è un tessuto decorativo francese nato nel XVIII secolo. Dior lo reinterpreta in chiave contemporanea inserendolo nel proprio linguaggio visivo. Il motivo raffigura spesso animali, scene pastorali o paesaggi naturalistici. Negli ultimi anni la maison lo ha utilizzato su abiti, accessori e allestimenti delle sfilate. Il tessuto rafforza il legame tra il brand e l’immaginario culturale francese.
Seta barocca stampata – Versace
Negli anni Novanta Versace costruisce un’estetica riconoscibile dominata da simboli classici e motivi ornamentali, introducendo l’iconica Medusa ispirata a un ricordo d’infanzia di Gianni Versace legato a Reggio Calabria. La seta stampata diventa il supporto ideale per questo linguaggio visivo. Le stampe con meduse, catene e motivi barocchi creano superfici dense e decorative. Questo tessuto contribuisce a definire l’immaginario della maison e continua a comparire nelle collezioni contemporanee.
Metal mesh – Paco Rabanne
Negli anni Sessanta Paco Rabanne introduce un approccio radicale al concetto di abito. I capi vengono realizzati con piccoli elementi in metallo e plastica collegati tra loro. La superficie riflettente richiama l’estetica futurista e le sperimentazioni dell’epoca. La maglia metallica diventa uno dei codici più riconoscibili del marchio e continua a essere reinterpretata nelle collezioni successive.
Denim – Diesel
Fin dalla nascita del brand negli anni Settanta Diesel sviluppa la propria identità attorno al denim. Il tessuto viene trattato come un campo di sperimentazione continua. Lavaggi, trattamenti e lavorazioni contribuiscono a costruire uno stile immediatamente riconoscibile. Il denim diventa così il nucleo dell’immaginario Diesel e uno degli elementi principali della sua strategia di marca.
Rafia – Jacquemus
Jacquemus utilizza spesso la rafia nelle collezioni di accessori. Il materiale naturale richiama un immaginario mediterraneo e una dimensione estiva molto precisa. Borse e cappelli realizzati in rafia compaiono con frequenza crescente nelle collezioni del marchio. Nel giro di pochi anni questo materiale è diventato uno degli elementi più riconoscibili dell’universo Jacquemus.
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