La storia del logo di Celine nato grazie alla catena dell’Arc de Triomphe
STYLE
26 Marzo 2026
Articolo di
Beatrice Nicolini
La storia del logo di Celine nato grazie alla catena dell’Arc de Triomphe
Passeggiando lungo gli Champs-Élysées, immersi tra le boutique delle più grandi maison francesi ed internazionali, si scorge uno tra i monumenti simbolo di Parigi: l’Arc de Triomphe, un’opera napoleonica dall’animo vittorioso, che non tutti sanno essere risultata vincente anche alla casa di moda Celine.
Secondo la leggenda correvano gli anni ‘70, e l’omonima fondatrice del brand, Céline Vipiana, fu costretta a fermarsi nella piazza Charles de Gaulle (che ospita il monumento) a causa di un guasto alla macchina o, come riportano altre fonti, di un piccolo incidente. Fu lì che Vipiana notò la catena posta intorno all’attrazione, che delimita e circoscrive il perimetro della piazza tondeggiante, ed ebbe un’intuizione che, tuttora, rappresenta il brand e la Francia nel mondo.
A colpirla fu, in particolare, il simbolo posto all’interno degli anelli concatenati: due lettere “c” speculari che non si intersecano direttamente (come si osserva, invece, nel caso della maison Chanel) ma sono unite da una forma con le estremità arrotondate e il punto centrale più stretto, e nel complesso, plasmano la geometria della piazza con continuità e una precisa ripetizione in serie.
Sarà in questo elegante rigore, o forse semplicemente nell’uso della lettera che, in modo così evidente, rimanda all’iniziale di Céline, che nacque l’ispirazione per il logo del brand. Certo è che la solennità del luogo suggerisce un naturale spirito trionfante, insito nel DNA del monumento, in quanto fu voluto da Bonaparte proprio per celebrare e onorare le armate imperiali, e che, se non altro, si rivelò di buon auspicio anche alla maison negli anni a venire.
Photo IG of @laurin.nannemann
Da quel momento, infatti, il monogramma, noto anche come Blazon Chaine o logo Triomphe, cominciò ad apparire su camicie, borse e gioielli, sostituendo l’immagine del calesse che negli anni ‘60 aveva accompagnato il brand in un riposizionamento radicale con l’introduzione del prêt-à-porter, a sua volta preceduto da un logo raffigurante un elefante rosso pensato dal fumettista Raymond Peynet, che nei primi anni di vita della maison rispecchiava completamente il focus di produzione: scarpe su misura per bambini.
E mentre alcuni simboli passano, il logo Trionfo sopravvive portando con sé un’essenza profondamente urbana, e per questo comprensibile al consumatore, e forse anche un po’ più identitaria. La casualità che tesse il suo aneddoto, infatti, crea una narrativa da effetto farfalla, in cui una piccola forma, semplice e pura, può portare alla nascita di qualcosa di più grande.
Photo of Celine
Un lieto fine perfetto per qualsiasi storia, che già di per sé giustifica in qualche modo la popolarità del logo. Anche se, la stampa e l’opinione pubblica, ne attribuiscono spesso la fama all’arrivo di Hedi Slimane alla direzione creativa del brand nel 2018, anno in cui, dal suo estro creativo, nasce proprio la borsa Triomphe, la cui chiusura rimanda al logo anni ‘70. Un elogio che si ripete anche nella collezione autunno inverno 2024/2025, intitolata “La Collection de L’Arc de Triomphe”, che riporta facilmente sul viale dei ricordi (seppur la nostalgia, in casa Slimane, non esclude un’ondata di novità, e la conseguente rimozione dell’accento dal nome del marchio).
Direttori o no, visioni creative o meno, la più grande fonte d’ispirazione del logo rimane la sua leggenda, che nonostante il passare degli anni, la ruggine e nuove estetiche, rimane, se non altro, un punto d’intersezione casuale, ma significativo, tra moda e architettura.
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