Anatomia del make-up: incisioni, texture e simbolismo nel beauty
STYLE
20 Aprile 2026
Articolo di
Beatrice Nicolini
Anatomia del make-up: incisioni, texture e simbolismo nel beauty
Prima che i pennelli si rotolino tra polveri compatte e accarezzino il viso con tocchi decisi, o una glassa di lucido definisca l’identità delle labbra prima di uscire, il make-up, nella sua forma più pura e originale, conserva forme ben precise. Rossetti dalla punta smussata, palette le cui shade rientrano in piccoli cerchi o rettangoli allineati. E ancora perle colorate, ciprie squadrate, stampe in rilievo e trame ripetute.
Al di là del colore e del packaging, infatti, la struttura del make-up non è mai casuale. Soprattutto quando dietro alle linee beauty c’è una maison dalla storia ricca e radicata, alla quale non basta esprimere il proprio io dall’esterno, con nomi e scatolette, ma la cui estetica si trasmette all’interno del prodotto stesso, riprendendo le sagome della moda.
Come nel caso di Chanel, che su una palette di ombretti riporta in rilievo quattro elementi ispirati ai bottoni della maison, con simboli che vanno dal quadrifoglio al numero cinque, fino a diverse variazioni del logo con la doppia “c” intrecciata – “per vestire lo sguardo,” come si legge sul sito del brand. Una pratica non sconosciuta nemmeno al resto delle maison che da tempo, ormai, navigano nel mondo beauty, e incidono il nome del proprio marchio su una varietà di prodotti. Oppure, come nel caso di Christian Louboutin, riportano il proprio monogramma ripetuto sui rossetti – un dettaglio tanto decorativo quanto identitario, così come per un capo o un accessorio.
Photo of Chanel
Continuità e ripetizione costituiscono un altro collante importante tra moda e beauty, soprattutto quando a ripresentarsi sono le stesse texture, che sul piano visivo, simulano forme familiari e materiali spesso utilizzati dai singoli brand.
Tra questi spicca l’esempio del cannage pattern, un intreccio geometrico che, in origine, adornava le sedute in stile Napoleone III su cui gli ospiti si poggiavano durante le prime sfilate di Christian Dior, e che in seguito, diventò un simbolo chiave del brand, oggi ripreso anche su alcuni suoi rossetti. Oppure la stampa check, simbolo Burberry, il cui motivo pare ripetersi in rilievo sui blush del marchio, con tonalità ispirate alla campagna britannica. Poi ancora la pelle Saffiano, che sul manto di alcuni rossetti Prada regala quell’effetto “graffiato” da sempre caro alla maison, così come l’iconico triangolo che, forse non a caso, definisce la punta del prodotto.
Photo of Burberry
E se si parla di elementi apprezzabili non solo a occhio nudo ma anche al tatto, esiste un rossetto di Armani in edizione limitata che trae spunto dalla sensazione della seta sulla pelle nuda. Un materiale di indubbia delicatezza, che in una declinazione specifica (il twill di seta) si presenta anche nei blush di Hermès, riportandone il motivo distintivo e fungendo da richiamo diretto all’attenzione che il brand pone verso la produzione, che non pecca nemmeno nel campo beauty. Così come su un illuminante Givenchy, dove i colori marmorizzati creano un effetto multidimensionale, rendendo le polveri presenti nella sua composizione quasi intangibili dall’esterno.
Gran parte del merito di questa magia si deve anche allo studio geometrico di ciascun modello, che da Valentino si traduce in un rossetto liquido con la punta dell’applicatore a forma di V, da Yves Saint Laurent in un rossetto con proiettile definito “scultoreo” e dalla forma quadrata, mentre da Guerlain in una base perfezionante che dentro a delle piccole perle rosa dalla forma sferica nasconde una polvere di diamante.
Photo of Valentino
Così parte di quella magia comincia in tutte quelle scelte artistiche, alle volte impercettibili, che dal prodotto finito si trasferiscono sul viso. E mentre, a differenza di un capo che rimane nell’armadio, il make-up svanisce nel tempo tra le linee di un volto, una texture e un’incisione conservano la probabilità più reale di diventare seconda pelle.
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