FOOD & BEVERAGE

24 Aprile 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini

La macchina del caffè è stata inventata a Torino

FOOD & BEVERAGE

24 Aprile 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini
Macchina del caffè invenzione storia Torino
Photo of Victoria Arduino

La macchina del caffè è stata inventata a Torino

Ben prima che il nuovo millennio introducesse macchine del caffè portatili e display touchscreen con cui selezionare varianti fredde, calde, e tipologie di espresso tra le più disparate, esisteva una macchina del caffè altissima, quasi monumentale, pensata per una preparazione più rapida nei bar grazie all’uso del vapore.

Era il 1884, e all’Esposizione Generale Italiana, organizzata nel Parco del Valentino di Torino, l’imprenditore Angelo Moriondo presentava “La Brasiliana”, un modello che oggi viene considerato come il primo prototipo della macchina del caffè, e per cui l’inventore stesso ricevette anche la medaglia di bronzo.

Il progetto fu rivoluzionario e contribuì a rafforzare il valore del caffè in una città (e in una regione) in cui la torrefazione, i marchi più importanti (come Lavazza) e i caffè più storici di Torino tessevano insieme un’identità locale di cui il mondo avrebbe per sempre beneficiato.

E sebbene a Moriondo venga spesso recriminata l’incapacità di industrializzare il suo prototipo su larga scala, passarono poco meno di vent’anni prima che Luigi Bezzera, meccanico milanese, ottenesse il brevetto per migliorare la funzionalità del modello, o ancora, prima che Desiderio Pavoni acquistasse il brevetto da Bezzera stesso, fondasse l’azienda “La Pavoni” nel 1905 e producesse in serie una macchina per caffè espresso nota come “Ideale”.

Nello stesso anno, nella scena torinese, Pier Teresio Arduino oltrepassava il significato strettamente funzionale del prodotto, pensando a una macchina del caffè che potesse rappresentare un’idea di progresso – anche grazie al boom industriale del periodo. Nasceva così la “Victoria Arduino”, che insieme al simbolo di un’aquila posto in cima, diventava protagonista di celebri poster pubblicitari che la ritraevano, per esempio, accanto a un treno, esprimendo l’evidente concetto di velocità comune ai due.

Ma non fu solo l’arte ad accrescere la popolarità della macchina del caffè. Sul piano ingegneristico furono infatti numerose le innovazioni presentate all’epoca, come ad esempio l’estrazione a leva, che si attribuisce comunemente al barista milanese Achille Gaggia, anche se qualche fonte suggerisce che l’idea potrebbe avere radici nell’incontro del barista con l’ingegnere Antonio Cremonese – complice il brevetto «rubinetto a stantuffo per macchina da caffè espresso», apparentemente depositato da Rosetta Scorza Ved. Cremonese. 

Attraverso il sistema “a torchio”, noto anche come “Lampo”, che presentò alla Fiera Campionaria di Milano nel 1939, Gaggia sostituisce l’uso del vapore con la pressione dell’acqua calda, anche se cominciò a produrre in serie la macchina a leva solo nel 1947, ispirandosi, secondo la leggenda, al motore a pistoni di una jeep dell’esercito americano.

Presto arrivarono anche i coloratissimi anni ‘60, che con l’ondata rivoluzionaria della minigonna e della lotta per i diritti civili portarono anche la “E61”, un modello pensato dalla ditta Faema, che al posto della leva introdusse una pompa volumetrica per spingere l’acqua sul pannello di caffè, presentando anche la pre-infusione e diventando un’icona di design.

Poi gli anni ‘70, e il “Modello GS” de La Marzocco spopolava grazie all’aggiunta di due caldaie indipendenti e di un gruppo saturo, permettendo di mantenere costante la temperatura facendo girare l’acqua con continuità, conquistando anche l’attenzione di Starbucks negli anni ‘90, che adottò la tecnologia.

Negli anni ‘80 la crescita legata alle macchine del caffè pareva inarrestabile, soprattutto con la nascita di “Faematronic”, la cui estetica si deve all’architetto Ettore Sottsass e il designer Aldo Cibic, e che introdusse la dosatura elettronica e il controllo dei parametri funzionali del prodotto attraverso un display. Ma anche grazie a Saeco, che nel 1985 pensò al primo sistema “bean-to-cup”, e che dal chicco di caffè alla tazza rendeva più professionale il consumo domestico del prodotto, alimentando un’intuizione che avrebbe continuato a sfidare i propri limiti, pur rimanendo salda a una storia tutta italiana, fatta di piccole idee in grado di cambiare il mondo.

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)