Il mistero della Ferrari Dino sepolta in un giardino
MOTORS
15 Aprile 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
Il mistero della Ferrari Dino sepolta in un giardino
Una scoperta casuale, nata da un gioco, riportò alla luce una delle storie più curiose legate a una Ferrari Dino. Era il 1978 quando, in un quartiere di Los Angeles, due bambini iniziarono a scavare nel giardino di una casa in West 119th Street. Forse cercavano un baule dei pirati, un pozzo o chi sa quale delle tante fantasie che accompagnano i giochi all’aperto ma… quello che trovarono si rivelò probabilmente ancora più sorprendente.
Sotto pochi centimetri di terra, infatti, le loro mani incontrarono qualcosa di duro, dalla superficie liscia e metallica. Al tatto esclusero che fosse un sasso e, continuando a scavare, capirono che non si trattava nemmeno di un oggetto qualsiasi; sembrava piuttosto il tettuccio di un’auto. È facile immaginare lo stupore, quella sensazione improvvisa di trovarsi davanti a qualcosa di inaspettato, un vero tesoro. Fu probabilmente proprio questa meraviglia a spingerli a fermare due agenti della stazione dello sceriffo di Lennox che si trovavano nei dintorni. I poliziotti tornarono sul posto con mezzi e attrezzature e iniziarono a scavare e quello che emerse dal terreno sorprese tutti.
Sotto il giardino c’era una Ferrari Dino 246 GTS verde del 1974, con allestimenti Campagnolo e interni Daytona, probabilmente rimasta nascosta per anni senza che nessuno ne avesse mai sospettato la presenza. Partirono le indagini e si scoprì che si trattava di un modello già allora di grande valore, acquistato nell’ottobre del 1974 da Rosendo Cruz, residente ad Alhambra, che aveva comprato l’auto come regalo per la moglie per un valore di 22.500 dollari, cifra molto alta per l’epoca. Dalle ricerche emerse che, poche settimane dopo, il 7 dicembre dello stesso anno, l’uomo ne aveva denunciato il furto dopo averla parcheggiata durante una serata fuori; da quel momento, dell’auto si erano perse completamente le tracce, mentre l’assicurazione aveva risarcito per l’intero importo, pari a 22.500 dollari e il caso era rimasto irrisolto.
Il ritrovamento riportò tutto al punto di partenza, anche se non chiarì mai il mistero. Né gli inquilini della casa né i proprietari dell’immobile seppero spiegare come quella Ferrari fosse finita sottoterra, proprio all’interno della loro proprietà; anche gli investigatori rimasero senza risposte. Interrare un’auto richiedeva tempo, mezzi e una certa organizzazione, mentre farlo senza attirare l’attenzione in un’area residenziale appariva difficile da immaginare. Le condizioni della vettura, almeno a prima vista, apparvero sorprendenti. A parte un danno nella zona posteriore, la carrozzeria aveva resistito bene nonostante gli anni trascorsi sotto terra, un elemento che contribuì a rendere ancora più insolito il caso e che spinse uno degli agenti a commentare con ironia che non si trattava di piantare cavoli.
Nel tempo emersero diverse ipotesi. Alcuni sospettarono che il furto potesse essere stato organizzato dallo stesso proprietario per ottenere il risarcimento assicurativo, ma non emersero prove concrete e la teoria rimase tale. Un’altra possibilità suggerì che l’auto fosse stata rubata da terzi e nascosta temporaneamente in attesa di recuperarla, operazione che non avvenne mai.
Dopo il ritrovamento, la Ferrari venne affidata alla compagnia assicurativa e successivamente venduta all’asta. L’auto passò di mano e affrontò un lungo e complesso restauro che ne riportò alla luce l’identità originale, fino a tornare a circolare sulle strade della California. Una seconda vita che non cancellò le domande rimaste aperte, ma che finì per racchiudere tutta la storia in una sola parola incisa sulla targa: “DUG UP”, dissotterrata.
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