TRAVEL

23 Aprile 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

Il Teatro Massimo custodito nel cuore del Giardino Barocco dell’Isola Bella

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23 Aprile 2026

Articolo di

Valentina Alfarano
Teatro Massimo Isola Bella
Photo of Terre Borromeo

Il Teatro Massimo custodito nel cuore del Giardino Barocco dell’Isola Bella

Sulla suggestiva Isola Bella, affacciata sulle acque del Lago Maggiore, lo sguardo viene catturato da un insieme costruito per stupire, dal profilo imponente del palazzo fino al disegno articolato del suo mitico Giardino Barocco. Al centro si impone la presenza del Palazzo Borromeo, mentre tutto intorno si sviluppa un sistema di giardini terrazzati organizzati secondo un disegno unitario in cui palazzo e giardino prendono forma in stretta relazione per comporre un unico progetto scenografico pensato per dialogare con il lago.

L’origine di questa realizzazione risale al Seicento, quando Vitaliano VI Borromeo avviò un intervento ambizioso su un’isola in gran parte rocciosa, ampliata e modellata con riporti di terra per costruire una residenza capace di rappresentare il prestigio e la cultura della casata attraverso il paesaggio. Grazie alla sua bellezza e alla sua particolarità, insieme alla vicina Isola Madre, l’isola contribuì a rendere Stresa una tappa del Grand Tour, il viaggio di formazione intrapreso tra Seicento e Ottocento dalle élite europee attraverso i luoghi simbolo dell’arte e del paesaggio italiani, rafforzando nel tempo una reputazione che supera i confini nazionali.

Anche oggi, a dominare il paesaggio è la mole del Palazzo Borromeo, costruito in stile barocco attraverso una lunga sequenza di lavori iniziati intorno al 1650 e conclusi solo nel Novecento, quando venne aggiunto il Salone Nuovo. Nel tempo la residenza venne aperta progressivamente al pubblico, trasformandosi da dimora privata a luogo condiviso. All’interno del palazzo il percorso attraversa sale riccamente arredate e ambienti che conservano opere di Luca Giordano, Francesco Zuccarelli e Pieter Mulier, detto il Tempesta. Al piano inferiore, le grotte rivestite di ciottoli e materiali naturali introducono uno spazio pensato per la frescura estiva, in netto contrasto con la monumentalità superiore.

È proprio a partire da questa architettura che il maestoso Giardino Barocco prende forma e si organizza, traducendo all’esterno la stessa logica di rappresentazione. Il disegno segue i principi del giardino barocco all’italiana, sviluppato in Europa nel XVII secolo. È uno spazio concepito come sistema unitario, dove architettura e natura costruiscono un percorso articolato fatto di simmetrie e assi prospettici. I viali guidano lo sguardo e accompagnano il movimento, mentre le terrazze introducono variazioni di quota che amplificano la percezione dello spazio; il giardino assume così il ruolo di macchina scenica, legata alla vita sociale e alla dimensione rappresentativa della corte.

Il Giardino Barocco di Isola Bella si sviluppa attorno al Teatro Massimo, che organizza lo spazio in dieci terrazze sovrapposte disposte a formare una piramide tronca; l’impianto, collegato da scalinate e circondato da parterre su livelli differenti, costruisce il fulcro visivo dell’isola, dove fontane e obelischi insieme alle statue e alle torri contribuiscono a definire una struttura pensata per stupire e per essere riconoscibile; sulla sommità, l’unicorno dei Borromeo segna il punto più alto e simbolico. Il Teatro Massimo si configura come una vera scenografia all’aperto, concepita per fondere architettura e vegetazione in un’unica visione teatrale, dove ogni elemento contribuisce a costruire un effetto di meraviglia e armonia.

Molte delle sculture che animano questo sistema furono realizzate da Carlo Simonetta alla fine del Seicento, contribuendo a definire l’identità figurativa del complesso; le statue distribuite lungo le terrazze introducono un sistema simbolico articolato: ai livelli inferiori compaiono riferimenti ai grandi fiumi come il Ticino e il Po e al Verbano, mentre più in alto si sviluppa un racconto allegorico che richiama il rapporto tra natura e arte. Dalla terrazza più alta, a circa 37 metri sopra il livello del lago, lo sguardo si apre sull’intero golfo Borromeo e sul paesaggio circostante. L’intervento richiese all’epoca lavori imponenti di consolidamento e di riporto di terra e il risultato è un’isola che ha assunto la forma ideale di un galeone, una presenza costruita che sembra navigare sul lago, un’immagine che restituisce con chiarezza l’unità tra paesaggio e progetto.

Accanto alla dimensione scenografica si sviluppano aree più raccolte. L’accesso al giardino avviene attraverso l’Atrio di Diana, un cortile di passaggio che introduce dalla dimensione del palazzo allo spazio aperto. Il Giardino d’Amore organizza le siepi in un disegno geometrico preciso, articolato in quattro aiuole che circondano una vasca di ninfee, mentre intorno si dispongono spalliere di agrumi e alberature potate secondo un ordine rigoroso, dove le piante di agrumi popolano da secoli il giardino. Percorrendo il rettilineo del Belvedere si riconosce il Viale degli Aranci che conduce verso la Torre dei Venti e, in posizione opposta, verso la Torre della Noria.

Da questo punto si apre il Viale di Ponente, dove tra le spalliere si intravede la Serra Elisa, una struttura in ferro e vetro progettata come giardino d’inverno e oggi destinata a ospitare collezioni botaniche. Nell’Ottocento il giardino si arricchì di nuove specie, ad esempio, nel Piano della Canfora, dominato da un albero monumentale piantato oltre due secoli fa, trovano spazio collezioni esotiche che testimoniano l’evoluzione del gusto botanico dell’isola. Tra queste aree si muovono liberamente i pavoni bianchi. La presenza di specie vegetali selezionate e modellate nel tempo contribuisce a rafforzare il legame tra natura e costruzione scenografica, di cui il Teatro Massimo rappresenta il culmine visivo e simbolico. Le fioriture stagionali attraversano il Parterre delle Azalee e la Terrazza delle Rose, dove le varietà rampicanti disegnano le superfici con colori che cambiano nel corso dei mesi.

Una continuità che è legata anche al lavoro di Gianfranco Giustina, curatore dell’isola per decenni. Il suo intervento ha riguardato la conservazione degli esemplari storici e l’introduzione di nuove varietà in equilibrio con il contesto. Nel 2013 ha ricevuto a Londra dalla Royal Horticultural Society la Veitch Memorial Medal, riconoscimento assegnato a chi contribuisce alla diffusione della cultura botanica e del giardino.

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