Quando il fermasoldi andava di moda
ACCESSORIES
30 Aprile 2026
Articolo di
Beatrice Nicolini
Quando il fermasoldi andava di moda
In un secolo in cui quasi ogni operazione finanziaria e funzionamento fiscale pare ridursi a un dispositivo elettronico, da carte di credito da aggiungere al proprio wallet virtuale a cover in cui inserire sia il proprio lucidalabbra che qualche banconota, è difficile pensare che, non troppo tempo fa, una piccola clip potesse essere considerata come il centro nevralgico del trasporto di denaro.
Eppure, nonostante nell’immaginario comune non sembrano aver mai superato – almeno in popolarità – il valore sociale del portafoglio, sono state proprio delle “simil-graffette” rese accessorio ad aver catturato l’interesse di brand del calibro di Tiffany & Co. e Saint Laurent.
Photo of Sotheby’s
Dalla moda all’alta gioielleria fino all’orologeria di lusso, sono infatti numerosi i marchi che, nel corso del 20esimo secolo, hanno abbracciato la produzione dei fermasoldi, o money clip, che potremmo considerare come oggetti sia altamente funzionali, utili a tenere insieme la cartamoneta e a non disperderla durante gli spostamenti, ma anche come beni preziosi, di spicco, utili a esprimere uno status preciso, abbelliti e adornati non solo per il proprio piacere ma, molto probabilmente, anche quello altrui.
Come ogni accessorio che si rispetti, infatti, la bellezza spesso trascende la funzionalità, partendo proprio dalle forme e dai materiali di produzione. Tipicamente realizzati in metallo, andando dall’acciaio a materiali più pregiati come oro e argento, oppure in pelle, spesso con tanto di catena utile a legare l’oggetto a un altro accessorio o a una tasca, oppure ancora supportati da un magnete utile a tener salde le banconote tra loro, i fermasoldi non peccavano sicuramente d’estetica, e spesso raccontavano le storie d’artigianato dei brand, da Van Cleef & Arpels a Ralph Lauren, narrandone anche la simbologia.
Come nel caso del modello “Royal Oak” di Audemars Piguet in oro giallo che riprende la forma dell’iconica lunetta ottagonale dei segnatempo della maison svizzera o della collezione firmata da Elsa Peretti per Tiffany & Co., già note al pubblico per la fama guadagnata nei rispettivi gioielli e orologi ma declinate anche nei money clip. Oppure nel caso di Bottega Veneta, dove il fermasoldi realizzato dal brand ripropone l’intrecciato e fissa l’immaginario rappresentativo della maison anche negli accessori più inaspettati.
Photo of 1stDibs
E quando si parla di simboli, il fascino del fermasoldi ha attecchito anche nei loghi. Dalla lettera “H” di Hermès che costituisce l’intera forma del money clip, alla corona di Rolex fino a quella di Stüssy, passando per il monogramma ripetuto di Dior fino alle incisioni sui fermasoldi di Saint Laurent, lo storytelling creato da ciascun label lascia immaginare che, come per qualsiasi altro accessorio, fosse importante fissarne l’identità ogni volta che una mazzetta più o meno voluminosa di denaro fosse tirata fuori.
Photo of Hermès
Scegliere un brand che regga e rappresenti, almeno idealmente, le proprie finanze o il proprio portafoglio è infatti una scelta che lascia trapelare un forte senso d’appartenenza. Anche se tanti money clip d’epoca non sempre comunicavano l’identità del proprietario attraverso un brand, ma anche attraverso la personalizzazione dell’oggetto, partendo proprio dalle iniziali del nome dell’interessato.
Dal secolo scorso, e da quel primo modello brevettato nel 1901 a Philadelphia, negli Stati Uniti, da Benso G. Deovich, i fermasoldi sono diventati sempre più un fashion statement, con tanto di orologi annessi in modelli presentati da firme importanti, come Cartier oppure Omega, e variazioni del singolo modello, come nel caso dei money clip wallet, che fissavano il denaro cartaceo dentro al portafoglio con un clip più o meno sottile, e ad oggi si ripresentano nei prodotti di brand come Givenchy, Ferragamo, Versace, Fendi, e tanti altri marchi.
E anche se oggi i fermasoldi sono stati largamente sostituiti dai portafogli o dalla tecnologia stessa, sono ancora in circolazione, forse per una nicchia nostalgica, che cerca questi prodotti ad aste di lusso intepretandoli come oggetti da collezione, o forse per chi, semplicemente, apprezza il lusso in ogni sua forma.
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