Hubert de Givenchy viveva in un castello da sogno
HOUSE
13 Maggio 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
Hubert de Givenchy viveva in un castello da sogno
Custodito nei fiabeschi paesaggi della Loira, tra giardini scolpiti e stanze illuminate da tessuti e opere d’arte, Hubert de Givenchy viveva in un castello che sembrava uscito da un romanzo francese del Settecento. Lo Château du Jonchet, residenza dello stilista per quasi cinquant’anni, racconta molto del suo modo di guardare l’eleganza e costruire gli spazi attorno a un’idea precisa di armonia.
Situato nella regione della Centre-Val de Loire lungo il fiume Aigre, lo Château du Jonchet nacque nel XVI secolo come residenza rinascimentale francese e venne profondamente trasformato nel Settecento dall’architetto reale Gabriel de Lestrade, collaboratore di Ange-Jacques Gabriel, figura centrale dell’architettura francese legata alla corte del re. Nei decenni successivi il castello passò attraverso diverse proprietà aristocratiche, subì gravi danni dopo la Seconda guerra mondiale e rischiò il declino, fino al grande restauro promosso negli anni Cinquanta dall’architetto Fernand Pouillon, che riportò in vita la dimora rispettandone la struttura storica e l’equilibrio originario.
Quando Givenchy acquistò la proprietà all’inizio degli anni Settanta insieme al compagno Philippe Venet, il castello si trasformò in un rifugio lontano dalla mondanità di Parigi e in una sintesi perfetta del suo gusto estetico. Lo stilista, che aveva vestito Audrey Hepburn e costruito una delle maison più riconoscibili della moda francese, trasferì nelle stanze del Jonchet la stessa idea di equilibrio che caratterizzava le sue collezioni.
La proprietà, circondata da una grande douve attraversata da un ponte e organizzata attorno a una corte d’onore, racchiudeva anche un preciso immaginario simbolico legato ai giardini, dove comparivano siepi scolpite, percorsi geometrici e topiari ispirati al monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia. C’erano una serra, una cappella privata, un lago artificiale e persino un piccolo cimitero per cani, mentre il roseto portava la firma di Bunny Mellon, celebre paesaggista americana legata a figure come Jackie Kennedy.
All’interno, il castello era custode di una collezione in grado di riflettere la passione di Givenchy per il grande artigianato francese e per il dialogo tra epoche diverse, dove ferri battuti, bronzi cesellati, tappezzerie floreali e arredi del XVIII secolo convivevano con opere di Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Joan Miró, in un ambiente lontano dall’osetntazione e pensato con misura e gusto.
Nel 2022 gran parte degli arredi e delle opere provenienti dal castello vennero battuti all’asta da Christie’s in una vendita che attirò collezionisti da tutto il mondo e superò i 118 milioni di euro. Tra i pezzi più celebri, La Femme qui marche di Giacometti, venduta per oltre 27 milioni di euro e diventata una delle opere più costose battute in Francia in quell’anno. Per molti, però, il fascino del Jonchet non è mai stato racchiuso negli oggetti, pur di indubbio e pregevole valore.
James de Givenchy, nipote dello stilista, ricordava le estati trascorse accanto alla piscina e i Natali celebrati nelle sale del castello, dove ogni dettaglio sembrava seguire un rituale preciso e silenzioso. In quelle stanze, con cachemire rosso appeso alle sedie e cani distesi vicino ai camini, prendeva forma una versione molto francese dell’eleganza, fatta di discrezione e attenzione assoluta per il contesto e la tradizione.
Il magnifico Château du Jonchet resta ancora oggi legato all’immagine di Hubert de Givenchy quasi quanto i suoi abiti, un luogo appartato che custodiva la sua visione del bello lontano dalle passerelle, immerso nella Loira e costruito attorno a un’idea di armonia che attraversa il tempo.
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