Il fascino dimenticato degli orologi dal quadrante triangolare
ACCESSORIES
22 Maggio 2026
Articolo di
Beatrice Nicolini
Il fascino dimenticato degli orologi dal quadrante triangolare
Se si provasse a immaginare un orologio a occhi chiusi il disegno che prenderebbe forma nella mente, molto probabilmente, avrebbe un aspetto ben preciso: un cinturino solido e bucherellato, due lancette rigide (una più lunga e l’altra più corta) custodite in un quadrante tondeggiante, ma non per questo meno serioso o imponente rispetto al resto degli elementi. Eppure, ancor prima dell’avvento del digitale, degli occhiali a cui chiedere l’ora o degli schermi ultrapiatti degli smartwatch, l’orologio non ha sempre conservato la stessa forma.
Asimmetrie e sproporzioni non sono infatti straniere all’orologeria, e hanno influenzato ampiamente il settore, soprattutto nel secolo scorso.
Dopo le avanguardie artistiche del primo Novecento, che sfidavano le convenzioni con movimento e colore, anche gli orologi hanno infatti cominciato a cambiare i connotati, spostando il proprio baricentro verso la sperimentazione estetica, piuttosto che sulla praticità, a partire proprio dal quadrante.
Leggere l’ora sarebbe infatti più semplice su un dial rotondo. Invece, l’arrivo dei quadranti triangolari ha dimostrato, più di tutti gli altri modelli, un cambio di paradigma indelebile e dal fascino intramontabile, di cui avrebbe beneficiato l’industria intera e settori collaterali.
Ad accendere la miccia della rivoluzione fu Hamilton nel 1957, con il modello Ventura, pensato dall’industrial designer Richard Arbib, che viene spesso ricordato per i suoi successi di design automobilistico, come l’Astra-Gnome, dall’aspetto altamente futurista. Si dice che anche per il Ventura lo stesso Arbib prese spunto dalle auto, in questo caso specifico, dalle code presenti sulle Chevrolet d’epoca.
Photo of Hamilton
Da lì nasce un quadrante triangolare, la cui base viene posizionata lateralmente, mentre i due lati obliqui appaiono leggermente panciuti: ma fu solo l’inizio del viaggio di un prodotto ormai senza tempo, che oggi viene oltretutto riconosciuto come il primo orologio elettrico al mondo.
Il suo successo arrivò infatti negli anni ‘60, quando il re del rock, Elvis Presley, lo indossò sul set del film Blue Hawaii (1961). Il riconoscimento e la bramosia del prodotto fu di scala talmente ampia che, in occasione dell’anniversario degli 80 anni del cantante, Hamilton decise di presentare la collezione Ventura Elvis 80.
Photo of Hamilton
L’orologio in questione comparve poi in molte altre produzioni cinematografiche. Ma oltre allo schermo, la forma a triangolo guadagnò altrettanta popolarità in altri marchi di orologi, sancendone il fascino.
Recentemente, in occasione della Geneva Watch Auction: XXIII è stato infatti messo all’asta un Patek Philippe del 1975 con un quadrante in lapislazzuli, una cassa triangolare e gli indici raggruppati a tre per lato (e un indice singolo posizionato in ogni angolo della forma geometrica).
Da Cartier, invece, un orologio Libre Froissée (circa 2008) presenta una cassa asimmetrica tempestata di diamanti, con linee intersecate tra loro che lasciano spazio a un quadrante triangolare.
Photo of Sotheby’s
I diamanti e il colore dei lapislazzuli si ripete anche in uno Chopard vintage, dove un triangolo perfetto, privo di indici all’interno, ospita un simbolo particolare (tempestato a sua volta di diamanti).
Una pioggia di gemme scintillanti cade anche sul dial triangolare di un Piaget vintage da diciotto carati, ricoprendolo totalmente di diamanti, regalandogli una lucentezza attenuata dal cinturino in pelle.
Non tutte le forme di questi quadranti sono, però, totalmente centrate, come nel caso del precedente orologio Cartier. Forse lo zampino del marchio si riflette anche in un Breitling vintage degli anni ‘70, definito come The Asymétrique, che pare essere stato prodotto proprio da Cartier. La cassa è infatti decentrata, e sborda dal cinturino, mantenendo però un certo rigore nelle linee che irradiano precise dall’epicentro delle lancette.
Photo of Phillips
Anche Rolex pare aver sfidato le simmetrie con un orologio degli anni ‘60, dove i lati obliqui si prolungano rispetto alla base, unendosi al cinturino. Scelta forse condivisa anche da un Jaeger-LeCoultre degli anni ‘70, dove dai lati della cassa nascono altre due forme asimmetriche, legate poi al cinturino, mentre l’orologio in sé prende forma solo verso la base del triangolo, e non su tutta la figura, dimostrando che forse un grande orologio non si qualifica solo dalla sua precisione, ma dall’abilità di sapersi distinguere.
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