STYLE

3 Giugno 2026

Articolo di

Michela Frau

Chi sono gli eredi che guideranno il futuro del lusso?

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3 Giugno 2026

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Michela Frau
eredi futuro lusso brand Lorenzo Bertelli Prada Group
Photo of Prada Group

Chi sono gli eredi che guideranno il futuro del lusso?

Benedizione o spada di Damocle? Nascere con il peso di un cognome importante sulle spalle può significare entrambe le cose. Se da un lato è innegabile che far parte di una dinastia conosciuta apra le porte a innumerevoli possibilità, dall’altro è altrettanto vero che a queste si accompagnano spesso considerevoli responsabilità. Ancora di più quando la famiglia di cui fai parte è una di quelle che hanno scritto la storia del lusso e tu sei chiamato a scegliere se raccogliere l’eredità dell’azienda che tuo padre, o magari tuo nonno, hanno fondato con visione, passione e tenacia, oppure imboccare una strada diversa. Una dinamica tipicamente italiana – seppur diffusa anche in realtà francesi con casi emblematici come dimostrano gli Arnault – che intreccia cuore e affari, carriere e sentimenti.

La pressione costante, il successo percepito come un risultato dovuto, la sindrome dell’impostore. Ma anche la possibilità, per chi decide di proseguire sulla strada tracciata dalla famiglia, di dimostrare che per riuscire nell’impresa non basta un cognome importante: servono coraggio, preparazione e dedizione. D’altronde, come ha più volte sottolineato Brunello Cucinelli, «si eredita la proprietà, non la capacità di fare impresa». Quella va dimostrata. Proprio come ha fatto François-Henri Pinault che, entrato nel 2005 in PPR – il gruppo fondato dal padre François Pinault, visionario imprenditore capace di costruire un impero partendo da una società che commerciava legname da costruzione – ha saputo trasformarlo, assumendo progressivamente incarichi sempre più importanti, nel colosso oggi conosciuto come Kering. Il padre ne ha costruito le fondamenta, lui gli ha dato l’anima che oggi lo contraddistingue. Il passaggio generazionale è una fase delicata per un’azienda ma, se strutturato, studiato e gestito con il giusto tempismo, può trasformarsi da rischio a vera opportunità strategica. Le grandi aziende lo sanno bene.

Benché Bernard Arnault non sembri avere intenzione di lasciare presto le redini di LVMH – tanto da aver modificato lo scorso anno lo statuto, rinnovando il proprio mandato per altri dieci anni – da tempo ha coinvolto i suoi cinque figli nella gestione dei brand del gruppo, affidando loro ruoli apicali, inserendoli nel consiglio di amministrazione (a eccezione del più giovane, Jean) e blindandone le quote azionarie almeno fino al 2052. Formazione rigorosa, studi nelle migliori scuole e gavetta. E poi tanto lavoro.

Alla primogenita, nonché unica figlia femmina, il patron francese ha affidato il gioiello del gruppo, Dior. Dopo aver frequentato la EDHEC Business School di Lille e la London School of Economics, Delphine Arnault, classe 1975, ha mosso i primi passi nel mondo della consulenza, per poi approdare nel colosso di famiglia e assumere via via ruoli sempre più centrali: prima accanto a John Galliano, poi in Louis Vuitton e infine in Dior, dove nel 2023 è stata nominata presidente e CEO di Christian Dior Couture, entrando anche a far parte, insieme al fratello Antoine Arnault, del comitato esecutivo del gruppo. Al secondogenito, manager classe 1977 con alle spalle una formazione alla HEC Paris — una delle scuole di business più prestigiose di Francia — e un master in amministrazione aziendale all’INSEAD, ha invece affidato il ruolo di direttore del reparto Immagine e Ambiente, la presidenza del consiglio di sorveglianza di Berluti e la guida della holding Christian Dior SE, che controlla una parte significativa del gruppo.

Accanto a loro ci sono poi i tre figli più giovani, nati dal secondo matrimonio del numero uno del lusso francese. Nato nel 1992, Alexandre Arnault è oggi un manager fortemente orientato alla tecnologia, attitudine sviluppata durante gli studi in ingegneria informatica alla Télécom Paris e il master in ricerca e innovazione all’École Polytechnique. Membro del consiglio di amministrazione di Moncler e di quello di LVMH — insieme a tutti i fratelli, fatta eccezione per Jean, ancora troppo giovane – Alexandre è anche vicepresidente e amministratore delegato di Moët Hennessy, la divisione del gruppo dedicata a vini e liquori. Infine ci sono Frédéric Arnault e Jean Arnault. Il primo, dopo aver conseguito una laurea in matematica computazionale e applicata presso l’École Polytechnique — frequentata anche dal padre – ha mosso i primi passi nel mondo del lavoro prima in McKinsey & Company e poi in Meta, nel dipartimento di intelligenza artificiale, per approdare successivamente prima nel mondo dell’orologeria e poi in quello del cashmere. Oggi è CEO di Loro Piana. Il secondo, il più giovane della famiglia, è invece direttore del dipartimento orologi di Louis Vuitton.

Dalla Francia ci spostiamo a Solomeo, dove le figlie di Brunello Cucinelli hanno già assunto ruoli di primo piano nell’azienda fondata dal padre nel 1978, ricoprendo entrambe la carica di vicepresidente della società. Camilla Cucinelli, classe 1982, è entrata in azienda dopo una formazione linguistica e le prime esperienze professionali tra Italia e Stati Uniti, mentre Carolina Cucinelli, di nove anni più giovane, ha conseguito la maturità artistica con indirizzo moda e costume. Oggi Camilla ricopre il ruolo di co-head women’s creative director, guidando le collezioni donna, mentre Carolina è co-creative director. Un passaggio non solo di esperienze, competenze ma anche di valori, che rendono l’imprenditore umanista, come più volte da lui stesso dichiarato, orgoglioso del lavoro svolto dalle sue due figlie.

Carolina Camilla Brunello Cucinelli eredi

Photo of Cucinelli

«Lorenzo ha l’atteggiamento giusto», disse nel 2021 Patrizio Bertelli quando annunciò ufficialmente, per la prima volta, che il primogenito Lorenzo Bertelli avrebbe un giorno preso le redini dell’azienda di famiglia, diventando di fatto il futuro numero uno di Prada. Classe 1988, l’erede di casa Prada ha un background insolito per un manager: prima gli studi in filosofia, poi la carriera da pilota professionista di rally. D’altronde, spirito critico e velocità decisionale sono qualità fondamentali per chi avrebbe poi assunto il ruolo di Head of Corporate Social Responsibility e Marketing Director di Prada, a cui si è recentemente aggiunto quello di presidente esecutivo di Versace.

«Non ho mai regalato loro niente sul lavoro. E intendo continuare così». Poche e semplici parole che restituiscono bene l’approccio adottato da Remo Ruffini con i suoi due figli, i quali hanno già iniziato a muovere i primi passi nel business di famiglia, ricoprendo ruoli differenti ma complementari. Il maggiore, Pietro Ruffini, guida la holding di famiglia Ou(r) Group, nata con l’obiettivo di costruire un ecosistema di investimenti tra lusso, hospitality e lifestyle. Il fratello Romeo Ruffini è invece chief business officer di Stone Island.

Sono in due, ricoprono anch’essi ruoli differenti e complementari ma, a differenza degli eredi di Moncler, rappresentano la quarta generazione della famiglia Zegna. Edoardo Zegna e Angelo Zegna, prima di entrare in azienda, hanno dovuto dimostrare di avere tutte le carte in regola: una laurea — conseguita da entrambi negli Stati Uniti — un’esperienza pluriennale all’estero e il passaggio davanti a un consiglio indipendente. Oggi i due ricoprono il ruolo di co-CEO del brand Zegna, con competenze specifiche e complementari.

Lavinia Biagiotti Cigna ha imparato il proprio ruolo sul campo, scrivendo un nuovo capitolo di tenacia e visione femminile per il brand fondato dalla nonna Delia Biagiotti e reso celebre nel mondo dalla madre Laura Biagiotti. Dopo la scomparsa di quest’ultima, ha assunto le redini sia della parte manageriale sia di quella creativa dell’azienda. Oggi è direttrice creativa, presidente e CEO del Biagiotti Group.

Leonardo Maria Del Vecchio è il quarto dei sei figli del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio. Pur giovanissimo, a soli 31 anni è già protagonista di importanti operazioni finanziarie. Dopo gli studi alla Università Bocconi e le esperienze professionali tra Stati Uniti e Regno Unito, è entrato in azienda nel 2017. Oggi ricopre il ruolo di chief strategy officer di EssilorLuxottica ed è presidente di Ray-Ban.

Nel 2017 gli eredi Ferragamo hanno firmato un nuovo accordo di famiglia: un sistema di regole pensato per garantire la prosperità dell’azienda nel rispetto dei principi che furono di Salvatore Ferragamo e Wanda Ferragamo. Sebbene il patto preveda che il CEO debba essere esterno alla famiglia, possono essere al massimo tre i familiari impiegati nella sede principale dell’azienda. Dopo la presentazione della candidatura, si passa prima al vaglio del consiglio di famiglia e successivamente a quello dell’amministratore delegato. Oggi sono tre i nipoti del “calzolaio delle star” a ricoprire ruoli di rilievo: Angelica Visconti, vicepresidente dell’azienda; James Ferragamo, direttore esecutivo e chief product officer, alla guida della divisione che si occupa di sviluppo prodotto, trasformazione aziendale e sostenibilità; e infine Niccolò Ferragamo, membro del consiglio di amministrazione.

Giorgio Armani non ha avuto figli, ma accanto a lui ci sono da sempre i suoi amati nipoti: Silvana Armani e Roberta Armani, figlie del fratello Sergio Armani, e Andrea Camerana, figlio della sorella Rosanna Armani. Silvana Armani, dopo una parentesi da modella, ha iniziato a lavorare per lo zio partendo dall’ufficio, per poi assumere ruoli sempre più centrali nell’area creativa, fino a occuparsi del womenswear che oggi dirige. Roberta Armani, invece, gestisce i rapporti della maison con i VIP e con il mondo dello spettacolo. Il cugino Andrea Camerana ha lavorato soprattutto nell’area corporate e licensing, in ruoli operativi che ha successivamente lasciato, pur restando nel consiglio di amministrazione del gruppo.

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