La storia del Cala di Volpe in Sardegna, icona della Costa Smeralda
TRAVEL
6 Giugno 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
La storia del Cala di Volpe in Sardegna, icona della Costa Smeralda
Prima ancora di diventare uno degli hotel più riconoscibili del Mediterraneo, Cala di Volpe accompagnò la nascita della Costa Smeralda e ne fissò subito l’immagine più iconica. Nel 1963, mentre quel tratto della Sardegna nord-orientale cominciava a trasformarsi in una destinazione internazionale, l’albergo progettato da Jacques Couëlle diede forma a un’idea di vacanza fondata sulla bellezza del paesaggio e su una misura architettonica destinata a diventare leggendaria. Oggi lo stesso hotel fa parte dell’universo Marriott con il nome ufficiale di Hotel Cala di Volpe, a Luxury Collection Hotel, Costa Smeralda, e conserva il legame con la stagione in cui nacque il mito della Costa Smeralda.
Alla fine degli anni Cinquanta, la zona era ancora lontana dalle rotte mondane perché non disponeva delle strutture necessarie ad accogliere il turismo internazionale, mentre il paesaggio conservava una forza quasi primitiva, fatta di rocce granitiche, insenature riparate, macchia mediterranea e acqua trasparente. Nel racconto delle origini della Costa Smeralda, un ruolo decisivo viene attribuito all’uomo d’affari inglese John Duncan Miller, che descrisse agli amici londinesi quel lembo di Sardegna come un paradiso in terra, dove il mare aveva colori inattesi e la distanza dalle capitali europee sembrava molto più breve di quanto suggerisse la sua atmosfera remota. Quel racconto arrivò a Karim Aga Khan, allora giovanissimo, che riconobbe in quella costa la possibilità di creare una meta d’eccellenza costruita intorno alla tutela del paesaggio più che alla sua semplice trasformazione turistica. Nel 1962 nacque il Consorzio Costa Smeralda, pensato per dare un ordine comune allo sviluppo dell’area e per evitare che quel tratto di Sardegna fosse assorbito da una crescita edilizia casuale. Da quel momento la Costa Smeralda non fu più soltanto una porzione di costa, ma un progetto riconoscibile, regolato da un’idea di ospitalità mediterranea che chiedeva all’architettura di dialogare con il territorio.
L’Hotel Cala di Volpe, inaugurato nel 1963 nella baia omonima, fu il primo grande albergo di questa visione e ne divenne subito il simbolo più rappresentativo, perché traduceva in architettura tutto ciò che il nuovo territorio voleva rappresentare. Il progetto venne affidato a Jacques Couëlle, architetto francese noto per un modo di progettare lontano dalle geometrie rigide dell’albergo moderno e vicino a un’idea organica dello spazio. Per lui l’edificio doveva accompagnare forme, pendenze e visuali senza imporsi sulla baia, così da sembrare parte di un piccolo insediamento mediterraneo affacciato sull’acqua. Per questo Cala di Volpe venne concepito più come un borgo marittimo che come un hotel tradizionale, con un ingresso che attraverso il pontile ligneo introduceva l’ospite in un mondo costruito per apparire spontaneo, anche se ogni passaggio rispondeva a una precisa regia architettonica. I volumi irregolari, muri spessi, colori chiari, basamenti in pietra, tetti spioventi e materiali legati alla tradizione locale; l’ispirazione agli stazzi sardi e alle architetture vernacolari dell’isola produsse un linguaggio nuovo, riconoscibile e profondamente legato al luogo. Anche gli interni partecipavano a questa idea di continuità con il luogo, perché la hall, il ristorante, il camino, le capriate in ginepro e le ceramiche decorative riprendevano motivi della tradizione sarda dentro spazi pensati per seguire il movimento del corpo e dello sguardo.
Il pontile, i porticati, le terrazze affacciate sulla baia e gli interni con richiami alla tradizione sarda costruirono una scenografia naturale, dove l’eleganza nasceva dal modo in cui gli spazi interni continuavano all’esterno, tra passaggi ombreggiati, aperture sul golfo e materiali che richiamavano la terra circostante; ogni spazio sembrava pensato per guidare lo sguardo verso il golfo e per trasformare l’albergo in un’esperienza visiva prima ancora che mondana. In questa relazione costante con l’acqua rientra anche la grande piscina d’acqua salata affacciata verso la baia, uno degli elementi più riconoscibili dell’hotel e parte di quella teatralità discreta che ha contribuito a fissarne l’immagine nel tempo. Questa identità rese il Cala di Volpe un luogo mitico già nei primi anni, quando cominciò ad attirare attori, famiglie reali, musicisti e protagonisti del jet set internazionale. A costruire la sua leggenda contribuirono anche le immagini d’archivio che lo fissarono come teatro di un’epoca: Marisa Berenson tra i muri bianchi dell’hotel, Ringo Starr appena arrivato in Sardegna, Grace Kelly con la famiglia Grimaldi e Roger Moore legato alla memoria cinematografica di James Bond. Non erano semplici presenze mondane, ma frammenti di un racconto visivo che rese il Cala di Volpe il simbolo di un’eleganza nuova, meno urbana e più mediterranea.
Il Cala di Volpe resta leggendario perché coincide con l’atto di nascita della Costa Smeralda e custodisce l’idea originaria di un lusso costruito in dialogo con il paesaggio, nel punto esatto in cui la Sardegna entrò nel grande racconto internazionale dell’ospitalità senza rinunciare alla forza appartata che aveva reso quel tratto di costa così desiderabile.
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