ART & DESIGN

29 Giugno 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

Il giardino roccioso costruito dal “Gaudí di Grosio” in Valtellina

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29 Giugno 2026

Articolo di

Valentina Alfarano
Giardino Roccioso castello Gaudí di Grosio Valtellina Nicola Di Cesare
Photo of Elisabetta Stolli (IG @bettystoll)

Il giardino roccioso costruito dal “Gaudí di Grosio” in Valtellina

In Valtellina esiste un luogo difficile da racchiudere in una definizione, perché sembra un castello nato dalla roccia e insieme un giardino fantastico costruito nel tempo con pazienza e immaginazione. Si trova a Grosio, in provincia di Sondrio, ed è conosciuto come il “Castello del Gaudí di Grosio”, un soprannome nato dal richiamo alle architetture visionarie di Antoni Gaudí e a quelle superfici colorate che fanno pensare ad alcuni scorci di Barcellona.

L’autore di questo spazio è Nicola Di Cesare, originario dell’Abruzzo e trasferito da molti anni in Valtellina. Ex ferroviere e costruttore, Di Cesare ha iniziato negli anni Ottanta a modellare il versante di roccia accanto alla propria casa, fino a trasformarlo in un percorso fatto di passaggi, scale, mosaici e piccoli ambienti; l’opera è cresciuta lentamente, come una costruzione domestica diventata paesaggio, attraverso un lavoro che ha attraversato più di quarant’anni.

Il paragone con Gaudí va inteso come suggestione popolare, perché Nicola Di Cesare non appartiene alla storia ufficiale dell’architettura e la sua creazione nasce lontano da scuole, correnti e programmi artistici. Proprio questa libertà rende il castello di Grosio così particolare; Di Cesare ha costruito seguendo un impulso personale, con il desiderio di dare forma allo spazio che aveva intorno e di trasformarlo in qualcosa di sorprendente, completamente in dialogo con il paesaggio perché interviene sulla roccia e la rende parte della costruzione, pur conservando il carattere di un’opera nata fuori dai linguaggi consueti. La pietra diventa base e materia viva del progetto, e l’impressione finale è quella di un luogo estraneo alle forme più riconoscibili della Valtellina, ma radicato nel pendio su cui si arrampica.

Il Castello del Gaudí di Grosio si sviluppa lungo una salita composta da 207 scalini, tra archi, parapetti, grotte artificiali e piccole terrazze. Le superfici sono rivestite con frammenti raccolti, donati o salvati dallo scarto, che Di Cesare ha inserito poco alla volta nella struttura. Vetro colorato, ceramica, conchiglie e tappi compongono mosaici vivaci, mentre vecchi oggetti entrano nella decorazione come segni di una memoria quotidiana; tra le pareti e i gradini compaiono anche scritte, detti popolari, frasi di augurio e date che permettono di leggere l’opera come un cantiere cresciuto nel tempo. Ogni tratto conserva l’impronta di un periodo diverso e mostra come il giardino sia avanzato per aggiunte successive, senza un disegno chiuso fin dall’inizio. Alcuni dettagli colpiscono per la loro stranezza, dai telefoni inseriti nelle pareti alle immagini religiose, fino agli oggetti comuni che diventano parte della composizione.

A un un primo sguardo, certi elementi potrebbero far pensare a un percorso simbolico, quasi a una salita verso un punto di ascolto o di raccoglimento. Le testimonianze sull’autore raccontano però una genesi più concreta, legata al riuso dei materiali e alla libertà dell’invenzione; la forza del luogo sta proprio in questa assenza di spiegazioni rigide, perché il castello roccioso resta un’opera mobile nello sguardo, capace di cambiare a ogni passo.

Il castello si trova a Grosio in via Rovaschiera, al centro del paese, e la sua visita va concordata direttamente con Nicola Di Cesare, perché l’opera sorge all’interno di una proprietà privata e conserva ancora il carattere intimo di un luogo nato accanto a casa, più vicino a un racconto personale che a un museo tradizionale. Il “Castello del Gaudí di Grosio” rimane una delle curiosità più sorprendenti della Valtellina, perché nasce dall’incontro tra una parete di roccia e una fantasia coltivata per decenni; più che un’eco di Barcellona, è una geografia privata della meraviglia, dove frammenti dimenticati e pietre raccolte lungo il cammino sono diventate architettura.

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