MOTORS

4 Luglio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

La Ferrari che Horacio Pagani ha sognato per tutta la vita

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4 Luglio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

La Ferrari che Horacio Pagani ha sognato per tutta la vita

Ci sono sogni che restano dentro di noi per tutta la vita e, invece di consumarsi con il tempo, finiscono per dare forma alla realtà. Per Horacio Pagani, la Ferrari 275 GTB/4 è stata proprio questo: una vettura scoperta da ragazzo su una rivista argentina, quando Maranello sembrava lontanissima e possedere un’auto del Cavallino apparteneva ancora al territorio dell’immaginazione.

La storia cominciò nella pampa gringa, a sud di Santa Fe, dentro una comunità di emigranti italiani nella quale il mito Ferrari arrivava attraverso immagini, racconti e riviste difficili da dimenticare. Un giorno, il giovane Pagani vide la copertina di Automundo, rivista automobilistica argentina che mostrava una 275 GTB azzurra accanto a Enzo Ferrari. In una pubblicazione quasi tutta in bianco e nero, quella pagina a colori ebbe la forza di una rivelazione; da quell’immagine nacque un desiderio che accompagnò Pagani anche negli anni successivi, quando lasciò l’Argentina, arrivò in Italia e costruì a sua volta automobili destinate a entrare nell’immaginario degli appassionati. La Ferrari vista da ragazzo rimase un punto fermo nella memoria, una presenza legata a un tempo in cui il sogno sembrava irraggiungibile.

La Ferrari 275 GTB/4 debuttò al Salone dell’Automobile di Parigi nel 1966 e rappresentò uno dei momenti più importanti nella storia della famiglia 275. Sotto il cofano aveva il V12 di Gioachino Colombo da 3,3 litri, portato a 300 cavalli grazie alle testate a quattro valvole, una soluzione che rafforzava il legame tra la berlinetta stradale e la cultura tecnica maturata da Ferrari nelle competizioni.

Nel 2022, dopo quasi sessant’anni da quel primo colpo di fulmine, Pagani acquistò finalmente una 275 GTB/4. L’esemplare scelto non era uno qualunque, perché si trattava del telaio 09021, la prima vettura di preserie del modello, la stessa esposta al Salone di Parigi. Dopo la presentazione, l’auto era stata consegnata all’importatore francese Franco-Britannic Autos e utilizzata come vettura dimostrativa per clienti e prove stampa. Tra chi la guidò ci fu anche Jean-Pierre Beltoise, pilota francese che la provò per Auto-Journal e ne sottolineò il carattere da purosangue. La sua storia passò poi attraverso proprietari di rilievo, da Charles Jourdan a Charles Pozzi, fino a Marcel Petitjean, nella cui collezione rimase per decenni;

Quando Pagani riuscì dunque ad acquistarla all’asta da RM Sotheby’s a Rétromobile, la vettura era rimasta ferma a lungo. Per questo decise di avviare un restauro completo, con il supporto di Ferrari Classiche e il lavoro di Kessel a Lugano; il dettaglio più delicato riguardò il colore, perché la prima riverniciatura non lo convinse. La ricerca portò fino a Egidio Bonfatti, artigiano legato alla carrozzeria Sports Cars di Pietro Drogo, che conservava ancora una lattina originale di Rosso Rubino. Da quel campione furono eseguite diverse prove, finché Pagani individuò la tonalità corretta, con quella grana metallica sottile capace di cambiare i riflessi della carrozzeria.

La Ferrari sognata da bambino è ancora oggi nel garage di Horacio Pagani e conserva un valore che supera il collezionismo; uando si siede al volante, ascolta il V12 e inserisce la prima marcia, Pagani ritrova l’emozione del ragazzo argentino che guardava una copertina a colori senza sapere che, un giorno, quel sogno sarebbe diventato suo.

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