Rolex Oyster, il secolo dell’impermeabilità
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31 Luglio 2026
Articolo di
Chiara Beretta
Rolex Oyster, il secolo dell’impermeabilità
Rolex non è solo sinonimo di lusso, ma da almeno un secolo anche di modernità e innovazione. Risale infatti al 1926 l’invenzione della cassa Oyster, che diventa il primo orologio completamente impermeabile e antipolvere dell’azienda svizzera. L’intuizione ingegneristica fu brevettata da Hans Wilsdorf, che per la prima volta nella storia immaginò un orologio «che può vivere in acqua per un tempo indeterminato senza subire alcun danno interno», come l’ostrica che gli dà il nome.
Rolex nasce ufficialmente nel 1915 a Londra, ma la sua idea inizia a mettere radici già alcuni anni prima. Nel 1905 Hans Wilsdorf, bavarese trasferitosi in Svizzera, fonda con il finanziatore Alfred James Davis la società di distribuzione di orologi Wilsdorf & Davis. Inizialmente i due soci importano in Inghilterra meccanismi svizzeri che vengono poi assemblati dai gioiellieri in lussuose casse d’oro. Il progetto però evolve rapidamente: nel 1908 viene registrato il marchio Rolex e nel 1915 viene adottata la denominazione Rolex Watch Co. Ltd.
Il passaggio da importatori a manifatturieri avviene con un obiettivo chiaro: essere considerati il meglio. Ma, per questo, alla ricerca del lusso deve sommarsi l’innovazione continua. L’azienda svizzera aveva già presentato nel 1922 un primo tentativo di orologio impermeabile, il “Submarine”, che si rivelò però poco pratico. La svolta arriva nel 1926 con la cassa Oyster, che darà il nome al primo vero orologio da polso totalmente impermeabile all’acqua e alla polvere. A rendere possibile questa innovazione è un sistema di lunetta, fondello e corona di carica avvitati sulla carrure, cioè la parte intermedia della cassa.
Con questa novità, la promessa di Hans Wilsdorf è quella di poter tenere al polso l’orologio senza alcun timore quando ci si lava le mani, si fa il bagno o magari si lavora in un ambiente polveroso. Ma nessuna di queste attività quotidiane poteva essere un degno battesimo per il Rolex Oyster, che viene infatti testato nel 1927 durante la traversata della Manica a nuoto da parte di Mercedes Gleitze. La nuotatrice britannica, che è stata anche la prima persona di cui abbiamo notizia ad attraversare a nuoto lo Stretto di Gibilterra, rimase per ore nelle acque fredde e salate della Manica indossando un Oyster in oro che non subì alcun danno.
L’Oyster ha rappresentato un’invenzione importante nella storia dell’orologeria anche perché ha reso i meccanismi molto più precisi e affidabili. Come ha spiegato lo stesso fondatore di Rolex nel 1927, infatti, i perni degli ingranaggi degli orologi dovevano essere costantemente lubrificati. Per quanto la costruzione della cassa potesse essere accurata, l’olio con il tempo attirava granelli di polvere che esercitavano un’azione abrasiva sui componenti. Parliamo di un’azione «infinitesimale, ma sufficiente a compromettere la precisione», spiegava Wilsdorf. «Il nostro Oyster, escludendo ogni infiltrazione di polvere, manterrà sempre la sua precisione».
Rolex ha celebrato i primi cento anni del suo Oyster con un’edizione “anniversario”, l’Oyster Perpetual 41, e con una mostra al West Bund Dome di Shanghai. Tra le iniziative per il centenario c’è anche un cortometraggio che, recuperando rari materiali d’archivio, racconta in che modo questo orologio rivoluzionario ha contribuito a plasmare la storia dell’orologeria moderna. E anche quella umana.
Gli orologi Oyster (negli anni interessati da continui miglioramenti tecnologici, come il rotore Perpetual introdotto nel 1931) sono stati infatti al polso di esploratori, astronauti, pionieri e atleti. Nel 1953 accompagnano la spedizione inglese che raggiunge per prima la vetta dell’Everest. Nel 1960 partecipano alla storica immersione nel batiscafo Trieste, il mezzo subacqueo, progettato dallo scienziato svizzero Auguste Piccard, che discese fino sul fondo della fossa delle Marianne. Nel 1970 un Oyster è al polso dell’astronauta John L. Swigert nella missione lunare Apollo 13.
A cento anni dalla sua invenzione, l’Oyster resta il simbolo di un’intuizione che ha anticipato i tempi. Wilsdorf non si limitò a rendere un orologio impermeabile, ma immaginò uno strumento capace di accompagnare l’essere umano oltre i limiti conosciuti, dalle profondità oceaniche allo spazio. Preciso per costruzione e precursore per vocazione, l’Oyster ha attraversato il Novecento e il secolo che si è aperto senza perdere la sua promessa originaria: misurare il tempo con esattezza in ogni condizione. Un principio che non è invecchiato e che, un secolo dopo, è ancora pronto ad affrontare nuove sfide.