Una Fiat d’epoca a New York serve caffè dal bagagliaio
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13 Agosto 2026
Articolo di
Camilla De Meis
Una Fiat d’epoca a New York serve caffè dal bagagliaio
La si trova a servire caffè fumante davanti al Fort Greene Market, il sabato mattina, dove le persone si spostano tra banchi di frutta, verdura, macelleria e pescheria, oppure la s’incontra, la Panda, nel pieno del quartiere polacco, Greenpoint, sempre a Brooklyn. «Sono le due zone che preferisco perché i bar che ci sono lì intorno non riescono a soddisfare ladomanda d’espresso che si crea durante il fine settimana, e perché mi piace vedere persone provenienti da mondi diversi entrare in relazione», spiega Asher von Stein, 35 anni, fondatore di “Vagante”, l’idea che porta per le strade di New York due simboli, per noi, familiari. Una Fiat Panda e il caffè.
«Sono sempre stato interessato alle automobili e, più in generale, al rapporto tra gli oggetti e il contesto storico, culturale ed economico in cui vengono progettati e utilizzati», dice Asher. L’utilitaria è stata dal momento del lancio sul mercato, nel 1980, tra le più vendute in assoluto, e ha saputo resistere al tempo meglio di altri modelli, complici la praticità, il risparmio e, si può dire, la riconoscibilità. Disegnata da Giorgetto Giugiaro con l’obiettivo di concentrare molto spazio in dimensioni ridotte e rendere ogni elemento funzionale all’uso quotidiano, la Panda continua a essere un’auto adatta a esigenze molto diverse. È anche questo, forse, ad averla resa così familiare in Italia. Non appartiene a un solo ambiente e non comunica uno status preciso. «È un’auto che ho visto ovunque. Arrivava davanti agli hotel più belli di Milano, ma allo stesso tempo era nelle campagne, nei campi in Sicilia», continua Asher. Ed è questa la dimensione che, dall’Italia, ha portato con sé quando nel 2022 per la prima volta ha pensato di comprarne una. Non avrebbe immaginato che da lì a due anni, nel 2024, non solo l’avrebbe guidata per le strade di New York, ma si sarebbe licenziato e avrebbe impiegato l’auto per un nuovo business.
Dall’Italia Asher s’è portato indietro pure il caffè, il cui consumo, a New York, dice essere molto diverso da quello sperimentato nello Stivale. «Bere un espresso è un’attività da compiere nell’arco di una giornata, al di là della relazione che comporta. Non si crea quel senso di comunità che da voi si avverte in casa, al bar, dopo un pasto, seduti al ristorante», sottolinea. A creare quello spazio, da un anno, ci pensa la Panda di “Vagante” da cui le persone sono irrimediabilmente attratte. «Sembrerà strano, ma ogni volta che un americano rientra da un viaggio in Italia ha in mente quella macchina, tanto che – se non mi conoscono – la prima domanda che mi fanno è ‘Come faccio ad averne una?’», sorride Asher. Ciò che però non si aspettava dall’intero progetto è il piacere nel vedere le persone incontrarsi e ritornare, ogni fine settimana, a bere il caffè servito direttamente dal bagagliaio.
«Normalmente il barista lavora dietro al bancone, dove si trova la macchinetta del caffè, desideravo rendere visibile il rapporto con il cliente, e che entrambi fossero, prima di tutto, legati da una relazione», dice ancora. La disintermediazione è un elemento molto apprezzato dalle nuove generazioni che lavorano nell’ambito del food and beverage ed è declinabile sotto varie forme come temporary bar, pop-up o supper club. «Anche quiesiste questa tendenza, ma non credo che “Vagante” intercetti una clientela specifica. Penso che rifletta molto New York e le persone che vivono nei quartieri in cui porto il caffè. Ci sono giovani, anziani, famiglie, stranieri. È questo l’aspetto che preferisco», continua. Ognuno, secondo lui, raggiunge la sua Panda per motivi diversi, c’è chi ne apprezza il design, chi il caffè, chi vuole conoscere il vicinato. New York, dice Asher, è quel genere di città dove le persone non s’incontrano casualmente, c’è bisogno che vengano creati spazi appositi, di qualsiasi genere. Vaganti, su quattro ruote, e con una macchinetta del caffè professionale nel bagagliaio.
Per questo torna spesso negli stessi luoghi, per farsi conoscere e, allo stesso tempo, per permettere alle persone di rivedersi, giusto il tempo di un espresso che è di una torrefazione specialty che si chiama Parlor Coffee, molto nota a Brooklyn. Ne prepara, di espressi (tre dollari), e cappuccini (6 dollari), circaduecento al giorno, lavorando dalle 10,00 alle 16,00, quando non si lascia coinvolgere in collaborazioni ed eventi durante il fine settimana. Per quanto riguarda gli altri giorni, la Panda rimane posteggiata a qualche isolato da casa sua perché impegnato in un altro lavoro, ma ancora per poco, borbotta divertito. Il suo obiettivo è quello di licenziarsi, di nuovo, tornare in Italia, di nuovo, e prendere un’altra macchina, per portarla in giro, magari non solo tra i quartieri di New York, magari, chissà.