STYLE

1 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti

Audrey Hepburn e Givenchy: l’amicizia che ha cambiato il mondo della moda

STYLE

1 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti
Hubert de Givenchy Audrey Hepburn amicizia storia moda
Photo of Pictorial Press

Audrey Hepburn e Givenchy: l’amicizia che ha cambiato il mondo della moda

«I suoi sono gli unici vestiti in cui sono me stessa. È molto più di un couturier, è un creatore di personalità» disse Audrey Hepburn, sigillando uno dei legami più famosi tra il mondo della moda e del cinema, quello con Hubert de Givenchy

È risaputo che ogni grande artista abbia le sue muse a cui affidarsi e prendere ispirazione, ma questo caso fu diverso. Questa storia fu diversa e speciale proprio come Hepburn, perché l’attrice era molto più di una musa passiva. Era co-creatrice del proprio mito e un’icona di autenticità che ha rivoluzionato per sempre i canoni della bellezza hollywoodiana. Parte di questo predominio sulla scena mondiale lo si deve indubbiamente proprio a Givenchy, i due insieme cambiarono le regole dello stile globale. Ma all’inizio, per un errore o forse solo uno strano scherzo del destino, fu grazie al famoso cognome dell’attrice che nacque un sodalizio durato quasi 40 anni, destinato a rimanere impresso per sempre nell’immaginario collettivo.

La storia di Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy

Audrey Hepburn nacque il 4 maggio 1929 a Ixelles, in Belgio, da una baronessa olandese e un banchiere britannico. La sua giovinezza fu segnata dai traumi della guerra che stroncarono il suo sogno di diventare ballerina classica, ma forgiarono in lei una resilienza e una disciplina ferree, fondamentali per il suo futuro. Trasferitasi a Londra, mosse i primi passi nel mondo dello spettacolo come ballerina nei teatri del West End, ottenendo poi piccoli ruoli in produzioni cinematografiche britanniche. La svolta decisiva arrivò nel 1951, quando la celebre scrittrice francese Colette la notò sul set di un film e la scelse come protagonista della commedia teatrale Gigi a Broadway. Il successo fu travolgente e aprì a Audrey le porte di Hollywood, culminando nel 1953 con il ruolo della principessa Anna in “Vacanze Romane”, un’interpretazione che le valse l’Oscar come migliore attrice protagonista.

Il suo impatto sul cinema degli anni ‘50 segnò una profonda rottura culturale con i canoni estetici del tempo, inserendosi in un panorama in cui la moda viveva la sontuosa rinascita della Haute Couture parigina. Era un’epoca dominata dal New Look di Christian Dior e dalle linee geometriche di Cristóbal Balenciaga, mentre l’immaginario cinematografico celebrava invece le curve esplosive e la sensualità prorompente di dive come Marilyn Monroe o della nostra Sophia Loren. In questo scenario, Audrey Hepburn impose un’eleganza d’avanguardia radicalmente opposta. La sua forza risiedeva in una grazia filiforme e in una semplicità disarmante che ridefinirono lo stile globale: le donne dell’epoca, che non sempre si identificavano con le giunoniche pin-up, trovarono in lei un modello inedito di freschezza e modernità. Fu proprio questa nuova idea di femminilità, basata sulla fluidità e sulla sottrazione, a trovare la sua perfetta consacrazione nell’arrivo di Hubert de Givenchy, capace di liberare il corpo femminile per tradurre la rivoluzionaria freschezza di Audrey in una modernità sartoriale senza tempo.

Nato a Beauvais nel 1927 da una famiglia aristocratica, Hubert James Taffin de Givenchy manifestò fin da giovanissimo una passione viscerale per il disegno e i tessuti. Contro il volere dei familiari, che lo avrebbero voluto avvocato, si trasferì a Parigi per studiare Belle Arti, formandosi come apprendista presso grandi couturier come Lucien Lelong ed Elsa Schiaparelli. Nel 1952 a soli 25 anni fondò la sua omonima Maison, consacrandosi come lo stilista più giovane del panorama parigino dell’epoca. Profondamente influenzato dal legame con il suo mentore Cristóbal Balenciaga, Givenchy fece propria la celebre massima secondo cui l’eleganza risiede nell’eliminazione, spogliando gli abiti da ogni fronzolo superfluo per concentrarsi su linee dritte, scolpite e geometriche. Fu proprio questa visione radicale e purista ad attirare la giovane Audrey Hepburn nell’estate del 1953, quando varcò la soglia del suo atelier inaugurando inconsapevolmente uno dei sodalizi creativi più leggendari nella storia del costume.

L’incontro nell’atelier e la nascita fortuita di un mito

L’attrice si trovava a Parigi per scegliere i costumi per il film “Sabrina”, su consiglio del regista Billy Wilder, intenzionato ad affidare a un vero couturier francese la metamorfosi del personaggio da timida ragazza di campagna a sofisticata donna di mondo. Hubert de Givenchy accettò l’appuntamento sull’onda di un colossale malinteso: l’annuncio dell’imminente arrivo di “Miss Hepburn” gli aveva fatto credere che si trattasse di Katharine Hepburn, la celebre diva di Hollywood. Quando la porta dell’atelier si aprì, lo stilista si trovò invece davanti una ragazza minuta e quasi sconosciuta in Europa, dato che “Vacanze Romane” non era ancora uscito nelle sale del continente. 

Nonostante l’immediata folgorazione per la sua grazia naturale, Givenchy fu costretto a frenare l’entusiasmo, poiché assorbito dai preparativi per la nuova collezione e con pochissime sarte a disposizione, le disse di non poter disegnare nuovi abiti per la pellicola. Audrey tuttavia non si arrese, scelse di provare i modelli già pronti sui manichini e lo stilista rimase senza fiato. Ogni linea, taglio e proporzione sembrava modellata sul suo corpo, infondendo nei tessuti una vitalità e un movimento mai visti prima. Colpito da una tale combinazione di stile ed educazione, Givenchy la invitò a cena quella sera stessa in un ristorante parigino. Fu durante quel primo incontro che nacque un’intesa intellettuale e umana totale, culminata nella celebre dichiarazione dello stilista: «Ti darò tutto quello che desideri per il film». Parole che sancirono la decisione di Audrey di legarsi a Givenchy sia sul set che nella vita privata, inaugurando un’amicizia fraterna che si sarebbe interrotta solo con la scomparsa dell’attrice nel 1993.

Gli abiti che hanno fatto la storia del cinema

Hubert de Givenchy non si limitava a vestire l’attrice, ma utilizzava l’abito come un potente strumento narrativo capace di tracciare l’evoluzione interiore dei personaggi. Questa straordinaria sinergia debuttò sul grande schermo nel 1954 con il film “Sabrina”, pellicola in cui lo stilista curò la metamorfosi della protagonista attraverso capi leggendari come il rigoroso tailleur grigio da viaggio, il sontuoso abito da ballo in organza bianca con ricami floreali neri e, soprattutto, l’abito da cocktail nero dotato un’elegante scollatura a barca. Il successo di questa formula si rinnovò pochi anni dopo con “Cenerentola a Parigi”, un’opera interamente incentrata sull’universo della moda parigina in cui Givenchy espresse al massimo il suo genio sartoriale attraverso l’uso audace del colore e dei volumi, come dimostrano il celebre abito a colonna rosso che fluttua nella scena sulla scalinata del Louvre e l’innovativo vestito da sposa corto con gonna a palloncino in tulle, una scelta d’avanguardia che scardinò totalmente la tradizione matrimoniale dell’epoca.

Audrey Hepburn film Sabrina 1954

Sabrina, 1954

Il culmine assoluto di questa collaborazione si raggiunse nel 1961 con “Colazione da Tiffany”, un film che consegnò all’immaginario collettivo l’immagine più celebre ed emblematica della moda del XX secolo. Per il personaggio di Holly Golightly, Givenchy ideò il leggendario tubino in raso nero, caratterizzato da un taglio dritto e da un profondo scollo sulla schiena. Questo capo si trasformò istantaneamente nel simbolo universale dello chic urbano e dell’eleganza senza tempo, affiancato nella stessa pellicola da creazioni più eccentriche e spensierate come l’abito da cocktail in seta fucsia ricamata. Con l’avvento degli anni ‘60, lo stile concepito per l’attrice si evolse ulteriormente verso il minimalismo sofisticato e le linee geometriche tipiche dell’epoca, come testimoniano i cappotti strutturati dai colori accesi e i colbacchi sfoggiati in Sciarada, o le sperimentazioni con il pizzo nero e i completi futuristici visibili in Come rubare un milione di dollari e vivere felici

Il vero filo conduttore di questa straordinaria produzione cinematografica risiedeva nella filosofia condivisa dai due artisti, secondo cui l’abito doveva sempre valorizzare l’identità di chi lo indossava senza mai sovrastarla, sfruttando il portamento innato e la grazia dell’attrice attraverso tagli puliti, tinte unite e accessori che hanno reso questo guardaroba un punto di riferimento eterno. 

Un’amicizia speciale fuori dal set

Dietro lo sfarzo dei set cinematografici e le luci dei riflettori, il legame tra Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy si trasformò rapidamente in un’amicizia privata straordinariamente profonda, che i due descrissero spesso come una forma di amore platonico e simbiotico. Questa devozione assoluta si rifletteva anche nella vita di tutti i giorni, dove Givenchy continuò a disegnare per lei abiti esclusivi per ogni occasione privata, come il celebre abito corto in maglia rosa sfoggiato per le sue seconde nozze con Andrea Dotti nel 1969. Audrey, dal canto suo, considerava lo stilista molto più di un sarto o di un amico, definendolo un vero e proprio fratello e un porto sicuro in cui rifugiarsi per ritrovare se stessa, tanto da dichiarare che le creazioni di Givenchy le donavano la sicurezza necessaria per affrontare il mondo e vincere la sua innata timidezza.

La testimonianza più commovente della natura di questo rapporto si manifestò negli ultimi mesi di vita dell’attrice, quando la malattia era ormai in stato avanzato. Per permetterle di tornare nella sua amata casa in Svizzera da Los Angeles senza subire i disagi di un volo commerciale, Givenchy organizzò un viaggio su un jet privato colmo dei suoi fiori preferiti. Poco prima di morire l’attrice lasciò all’amico un cappotto di velluto trapuntato blu, chiedendogli di indossarlo ogni volta che si fosse sentito triste per trovare conforto. Hubert de Givenchy mantenne vivo il ricordo e il mito della sua musa per tutto il resto della sua vita, continuando a celebrarne la grazia e l’anima straordinaria fino alla propria scomparsa, a dimostrazione di come la loro unione avesse superato i confini della moda. 

Lo stilista, d’altronde, non smise mai di ricordare la profondità di quell’unione. «Audrey è entrata nella mia vita in un modo assolutamente adorabile. Tra noi è nata una grandissima amicizia, ma è stato persino qualcosa di più. Eravamo così vicini. Era una persona eccezionale» pronunciò queste parole nel 2015, in occasione della presentazione del suo libro To Audrey with Love, sigillando per sempre la memoria di un legame unico.

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)