FOOD & BEVERAGE

5 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti

Come lo champagne è diventato il simbolo della Formula 1

FOOD & BEVERAGE

5 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti
Moet & Chandon Champagne Formula 1 simbolo podio Michael Schumacher
Courtesy of Moët Hennessy/Moët & Chandon. Thierry Bovy/DPPI

Come lo champagne è diventato il simbolo della Formula 1

Lewis Hamilton è salito sul podio della Formula 1 più di 200 volte, Michael Schumacher oltre 150 e Ayrton Senna 80. Dai numeri dei veterani a quelli dei giovanissimi, come Kimi Antonelli già a quota 13 piazzamenti nei primi tre, cosa accomuna le vittorie di tutti questi atleti? La famosa Champagne Shower

Il rito delle bollicine è diventato un’autentica coreografia televisiva, un momento atteso da milioni di spettatori in tutto il mondo. Nel corso dei decenni sono cambiati i circuiti, le monoposto e anche i marchi storici si sono evoluti, eppure, l’essenza di quel gesto è rimasta identica. Una tradizione indissolubile che ha reso questo brindisi il marchio di fabbrica della vittoria in pista.

Kimi Antonelli Lewis Hamilton Champagne Formula 1 Moet & Chandon

Le origini storiche a Reims nel 1950

Per risalire alle origini di questo legame dobbiamo viaggiare indietro nel tempo fino al 1950, anno di nascita della Formula 1. Il palcoscenico è il Gran Premio di Francia, sesta prova della stagione inaugurale, disputato sul circuito di Reims-Gueux, una pista che sorgeva proprio nel cuore della regione della Champagne, terra dominata da vigneti rinomati e cantine secolari.

Due produttori locali, i cugini Paul Chandon Moët e Frédéric Chandon de Brailles, appassionati di motori, ebbero un’intuizione di marketing illuminante per l’epoca: regalare al vincitore della corsa una bottiglia del loro prezioso Moët & Chandon in formato Jéroboam, ovvero da tre litri. Quel giorno a trionfare fu il pilota argentino Juan Manuel Fangio, che ricevette il premio sul podio, lo strinse al petto come un trofeo e lo portò a casa per stapparlo privatamente. La bottiglia era un omaggio prestigioso da conservare e consumare lontano dalle piste, e la tradizione rimase così per oltre 15 anni.

Ayrton Senna Champagne Moet & Chandon Formula 1

L’errore che ha trasformato le celebrazioni del motorsport

La svolta che trasformò una premiazione formale in uno spettacolo globale avvenne in realtà fuori dalla Formula 1, ma cambiò il motorsport per sempre. Nel 1966, alla leggendaria 24 Ore di Le Mans, Jo Siffert e Colin Davis si aggiudicarono il premio Index of Performance e salirono sul palco per ritirare la consueta bottiglia di champagne. Il vino, però, era rimasto per ore sotto il sole scaldandosi, accumulando una forte pressione interna che fece saltare via il tappo di sughero all’improvviso, liberando una pioggia di spuma che bagnò la folla sottostante. Fu un incidente tecnico, ma il pubblico ne rimase entusiasta

L’anno successivo, nel 1967, sullo stesso podio di Le Mans salì l’americano Dan Gurney, che avendo assistito alla scena dell’anno prima, decise che quell’incidente meritava di diventare un gesto intenzionale. Appena ricevuta la bottiglia, la agitò con forza e fece saltare il tappo, spruzzando tutti i presenti, dai fotografi ai dirigenti della Ford. Il gesto della Champagne Shower era ufficialmente nato. A importarlo definitivamente nel Circus della Formula 1 fu lo scozzese Jackie Stewart nel 1969: dopo aver trionfato al Gran Premio di Francia replicò il rituale soprannominato Champagne Spray, trasformando quel gesto goliardico nel marchio di fabbrica di ogni fine gara.

Formula 1 Moet & Chandon champagne storia Jackie Stewart

L’evoluzione dei brand: dalle storiche Maison francesi all’era italiana

Nel corso dei decenni, il podio della Formula 1 è diventato una delle vetrine commerciali più ambite e costose del pianeta. Per lunghi anni, il monopolio delle bollicine è rimasto saldamente in mano alle grandi Maison francesi. Dopo l’esordio con Moët & Chandon, l’era moderna del Circus ha legato le sue immagini più iconiche – come i trionfi di Michael Schumacher e i primi titoli di Lewis Hamilton – all’etichetta con il nastro rosso di G.H. Mumm, fornitore ufficiale dal 2000 al 2015. Successivamente, si sono alternate brevi parentesi firmate da Chandon e dallo champagne Carbon, famoso per le sue bottiglie interamente rivestite in fibra di carbonio, lo stesso materiale delle monoposto.

Il vero scossone storico è arrivato però nel 2021, anno in cui la Formula 1 ha abbracciato l’eccellenza del Made in Italy siglando una storica partnership con Ferrari Trento. Un accordo che si è rivelato un successo planetario e ha visto i piloti stappare le iconiche bottiglie formato Jéroboam del prestigioso Spumante italiano Metodo Classico (Trento DOC).

Nonostante lo scetticismo iniziale dei puristi legati allo champagne d’Oltralpe, le bollicine italiane hanno conquistato il Circus. In quegli anni sono state introdotte innovazioni spettacolari, come le grafiche personalizzate per ogni singolo Gran Premio e, soprattutto, la famosa bottle cam: una minuscola telecamera montata sul fondo della bottiglia per mostrare in mondovisione, in soggettiva, i piloti intenti a darsi battaglia a colpi di spruzzi.

Tuttavia, il business della Formula 1 ha vissuto una clamorosa rivoluzione a partire dalla stagione 2025, con il colosso del lusso LVMH che ha siglato un accordo di sponsorizzazione decennale e multimiliardario con il Circus. Questa intesa ha sancito l’addio a Ferrari Trento e il grande ritorno sul podio dello champagne francese più iconico del gruppo, Moët & Chandon.

Le eccezioni sul podio e gli altri sport

Il successo di questa coreografia ha varcato rapidamente i confini della Formula 1, contagiando l’intero mondo delle competizioni motoristiche e non solo. L’esempio più evidente è la MotoGP, anche se le due ruote hanno preferito legare il rito della doccia di bollicine all’identità italiana del Prosecco DOC. Dalle gare americane come la 500 Miglia di Indianapolis fino al ciclismo e alle grandi competizioni a squadre, lo spruzzo celebrativo è diventato il codice universale per descrivere visivamente il trionfo sportivo. 

Ma all’interno della Formula 1, che oggi tocca ben 24 circuiti in tutto il mondo, la globalizzazione ha imposto di adattare questo storico rituale alle diverse sensibilità culturali e religiose. Il protocollo della “doccia” subisce infatti una variazione quando il campionato fa tappa nei Paesi del Medio Oriente. Nel rispetto delle leggi locali e della cultura islamica, che vieta il consumo di alcol, lo champagne alcolico viene rimpiazzato con analcolici come il Waard o l’Alwad, bevande frizzanti a base di acqua di rose e melograno, oppure speciali essenze fruttate gasate. Per un rito nato in Europa 60 anni fa, questa capacità di adattamento rappresenta la forza di una tradizione che non si spezza.

Oggi, mentre la nuova generazione di talenti sfida i campioni più affermati per contendersi il podio, la Formula 1 ha chiuso un cerchio, riportando nelle celebrazioni la prestigiosa etichetta francese che Juan Manuel Fangio strinse tra le mani nel lontano 1950.

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)