Il giardino segreto di Gaudí che (quasi) nessuno conosce
ART & DESIGN
26 Settembre 2026
Articolo di
Chiara Beretta
Il giardino segreto di Gaudí che (quasi) nessuno conosce
Chi ha visitato almeno una volta Barcellona sicuramente conosce il Parc Güell, il parco pubblico disseminato di mosaici colorati, banchi ondulati e la celebre salamandra che accoglie i visitatori all’ingresso. È una delle opere più fotografate al mondo, il luogo per eccellenza dove l’immaginazione di Antoni Gaudí si è tradotta in un intero paesaggio urbano. Pochi sanno però che l’architetto catalano ha firmato un altro giardino, molto più raccolto e meno visitato. Si trova a La Pobla de Lillet, un piccolo comune ai piedi dei Pirenei catalani, e porta il nome di Jardins Artigas.
La storia dei Jardins Artigas comincia nel 1905, quando Gaudí si recò a Lillet per lavorare allo chalet di Catllaràs, un rifugio di montagna destinato agli ingegneri che seguivano l’estrazione del carbone usato per alimentare la cementeria Asland, poco distante. Durante il suo soggiorno, Gaudí trovò ospitalità nella tenuta di Joan Artigas i Alart, un facoltoso imprenditore tessile, proprietario di un terreno chiamato Font de la Magnèsia. Per ringraziarlo dell’accoglienza ricevuta, Gaudí decise di progettare per lui un giardino. Fece arrivare da Barcellona alcuni degli operai che stavano già lavorando al Parc Güell, e questo spiega perché tra i due luoghi si riconoscano delle affinità stilistiche e costruttive.
Come già accaduto a Barcellona, Gaudí concepì i Jardins Artigas come un tutt’uno con la natura circostante, piuttosto che come un intervento sovrapposto al paesaggio. Il fiume, la roccia, la vegetazione diventarono materiale progettuale a tutti gli effetti, al punto che l’architetto fece scavare anche una grotta artificiale che potesse confondersi con le formazioni naturali della valle. Nel giardino, come è comune in tutta la produzione di Gaudí, tornano anche i riferimenti cristiani. Nel progetto originale, alla Cascada compare l’angelo di San Matteo, mentre l’aquila di San Giovanni sorveglia il ponte ad arco di Coix, il passaggio che scavalca il fiume Llobregat. Il leone di San Marco è scolpito alla Pèrgola, il toro di San Luca alla fontana a lui dedicata. Le quattro figure non sono collocate a caso: seguono una disposizione che, letta nell’insieme, disegna una croce.
Già dagli anni Cinquanta, quando la famiglia Artigas si trasferì a Barcellona, i Jardins Artigas cominciarono a cadere in stato di abbandono. Nei decenni la vegetazione crebbe senza controllo, le strutture in pietra si deteriorarono e il giardino perse gradualmente la propria leggibilità. Solo a partire dagli anni Novanta il sito è stato oggetto di un intervento di recupero, che ha permesso di restituire al pubblico gran parte dell’impianto originario. Oggi i giardini sono aperti alle visite e rappresentano una tappa interessante per chi vuole ripercorrere l’opera di Gaudí al di fuori dei circuiti più battuti, in un contesto naturale ben diverso dalla Barcellona urbana a cui il nome dell’artista resta più comunemente associato.
Il Parc Güell resterà probabilmente per sempre l’immagine più immediata del genio di Gaudí, ma la sua eredità si è depositata anche in angoli meno noti, distanti dai grandi flussi turistici e proprio per questo capaci di restituire un lato più intimo del suo lavoro. I Jardins Artigas ne sono un esempio, e 120 anni dopo la loro ideazione, rimangono un luogo che continua ad accogliere chi ha voglia di scoprirlo.