La leggenda dell’Hermitage e la cappella che domina le colline del Rodano
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19 Ottobre 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
La leggenda dell’Hermitage e la cappella che domina le colline del Rodano
Una piccola cappella domina il Rodano dall’alto di una collina coperta di vigneti, mentre ai suoi piedi il fiume disegna una curva accanto alla cittadina di Tain-l’Hermitage. È questo il cuore dell’Hermitage, una delle denominazioni storiche del Rodano settentrionale, concentrata su una collina vitata che si innalza sopra il fiume e che deve la propria fama tanto alla storia dei suoi vigneti quanto alla singolarità del paesaggio.
Per capire perché questo luogo sia diventato uno dei simboli della viticoltura francese bisogna partire da una storia che risale al Medioevo e da un cavaliere che, secondo la leggenda, decise di lasciare le armi per ritirarsi su queste alture. Il cavaliere si chiamava Henri-Gaspard de Stérimberg e, secondo la tradizione, nel XIII secolo tornò ferito dalla crociata contro gli Albigesi, tanto da chiedere alla regina Bianca di Castiglia il permesso di abbandonare la vita militare e ritirarsi su uno sperone roccioso affacciato sul Rodano, dove avrebbe trascorso il resto dei propri giorni tra preghiera e lavoro della terra. La memoria di quel ritiro sarebbe rimasta legata alla collina anche nel nome, poiché proprio dalla figura dell’eremita deriverebbe Ermitage, poi diventato Hermitage, termine con il quale il luogo era già conosciuto nel tardo Medioevo.
Sulla sommità sorge ancora la Chapelle Saint-Christophe, che osserva Tain-l’Hermitage e continua a essere il riferimento visivo del vigneto. Intorno, la vite occupa gran parte di una collina di circa 137 ettari, il cui profilo cambia seguendo le pendenze e le esposizioni, insieme alla diversa natura dei suoli che si susseguono lungo il versante; a ovest emergono le zone più alte e ripide, fra le quali Les Bessards e l’Hermite, dove domina il granito e la cappella sembra quasi sospesa sopra i filari. Da queste quote il vigneto continua a scendere e a cambiare fisionomia, così che verso il centro della collina compaiono Le Méal e Chante Alouette, mentre più in basso si estende Les Greffieux, dove nei secoli il Rodano ha lasciato materiali di origine alluvionale. Verso est aumentano invece i terreni argillosi, presenti in settori come des Murets e des Dionniers, tradizionalmente legati anche alla coltivazione delle uve bianche. Dal fondovalle l’Hermitage può sembrare una distesa compatta di vigneti, però poi basta seguire la linea dei terrazzamenti per accorgersi di quanto la collina sia articolata, modellata nel tempo dal fiume e dalla roccia, dal vento e dal lavoro dell’uomo.
I terrazzamenti salgono da circa 130 metri fino a quota 260 e seguono una collina sulla quale la meccanizzazione incontra limiti evidenti, poiché le forti pendenze e i suoli granitici richiedono ancora interventi lenti, spesso manuali, mentre in alcuni vigneti il cavallo è tornato a essere utilizzato perché riesce a muoversi dove i mezzi agricoli avrebbero maggiori difficoltà. Proprio le condizioni imposte dal versante rendono evidente il carattere eroico di questa viticoltura, nella quale ogni filare dipende dalla capacità di adattarsi alla pendenza e di preservare i terrazzamenti, lavorando una terra che lascia poco spazio alle scorciatoie. Durante l’estate il Mistral, che arriva da nord, attraversa le vigne e contribuisce ad asciugare l’umidità, mentre da sud possono risalire masse d’aria più calde accompagnate da temporali.
Alla geografia della collina si sovrappone una storia viticola custodita anche dalle famiglie che hanno continuato a lavorare queste pendici attraverso le generazioni, fra le quali occupa un posto particolarmente significativo il Domaine Jean-Louis Chave, il cui legame con la viticoltura viene fatto risalire al 1481. Jean-Louis Chave rappresenta oggi la sedicesima generazione di una dinastia che ha costruito parte della propria storia lungo il Rodano e che lavora diverse parcelle sulla collina dell’Hermitage.
Il rapporto dei Chave con questo vigneto aiuta a comprendere anche quanto sia complesso parlare dell’Hermitage come di una superficie uniforme. Le vigne del domaine si trovano infatti in differenti lieux-dits, fra i quali Les Bessards, l’Hermite, Le Méal e Péléat, ai quali si aggiungono altre parcelle della collina; ognuna porta con sé caratteristiche geologiche ed esposizioni differenti e viene lavorata separatamente prima che le diverse componenti confluiscano nell’interpretazione complessiva dell’Hermitage della famiglia.
In questa scelta sopravvive una visione del territorio che precede le mode contemporanee e considera la collina come un insieme di parti complementari. Il granito delle zone più alte e i depositi che occupano i terrazzamenti inferiori raccontano fasi diverse della formazione del paesaggio, mentre i terreni più ricchi di argilla e la trama dei filari mostrano quanto la natura del luogo e l’intervento umano abbiano contribuito insieme a definirne l’aspetto attuale.
Accanto alla storia dei Chave, un altro nome è diventato inseparabile da quella dell’Hermitage: Domaine de La Chapelle, la cui identità richiama proprio la cappella che domina i vigneti. Nel 1919 fu la famiglia Jaboulet a legare il proprio nome a questa collina e al vino destinato a diventare uno dei simboli della denominazione. Da allora, La Chapelle ha contribuito a costruire la reputazione dell’Hermitage ben oltre i confini del Rodano, trasformando il nome della cappella in un riferimento riconoscibile nel panorama enologico internazionale.
Nel 2006 la tenuta è passata alla famiglia Frey, che ha avviato un nuovo percorso, prima biologico e poi biodinamico, con l’obiettivo di restituire centralità al terroir e alle caratteristiche delle singole parcelle. Una nuova fase che non interrompe il legame con il passato, ma lo interpreta attraverso una diversa sensibilità verso il vigneto e il suo equilibrio. Dal 2026, la guida della viticoltura e della vinificazione è affidata a Chiara De Iulis Pepe, nipote del leggendario produttore abruzzese Emidio Pepe. Il suo arrivo aggiunge un nuovo capitolo alla storia di La Chapelle, intrecciando generazioni, territori e visioni differenti in un luogo nel quale il rapporto fra la terra e chi la coltiva continua a essere centrale.
Dalla cappella il Rodano continua a scorrere ai piedi della collina come faceva nei secoli in cui cominciò a diffondersi la leggenda di Stérimberg. È difficile stabilire dove finisca la storia documentata e dove inizi il racconto tramandato, ma proprio la sovrapposizione fra le due dimensioni ha contribuito a costruire l’identità dell’Hermitage. Il cavaliere che avrebbe abbandonato la spada per coltivare la terra appartiene alla leggenda, mentre i vigneti terrazzati e i muri che li sostengono, insieme alle famiglie che lavorano queste pendici da generazioni, appartengono a un paesaggio che continua a raccontare la propria storia.
Osservando i filari che salgono verso la Chapelle Saint-Christophe, il nome Hermitage sembra così conservare ancora oggi il ricordo della sua origine, legato a una collina appartata sopra il Rodano che il lavoro dell’uomo ha trasformato nei secoli in uno dei luoghi più riconoscibili della storia vitivinicola francese.