ART & DESIGN

2 Febbraio 2026

Articolo di

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Valentina Alfarano

Accademia delle Scienze, il tesoro di Torino diventa spazio cinematografico

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2 Febbraio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano
Accademia delle Scienze Torino film La Grazia Paolo Sorrentino
Andrea Pirrello

Accademia delle Scienze, il tesoro di Torino diventa spazio cinematografico

L’Accademia delle Scienze di Torino è un edificio magnetico, che si impone allo sguardo. La sua architettura e la stratificazione della sua storia costruiscono uno spazio autorevole, saldo, riconoscibile. È anche per questo che Paolo Sorrentino l’ha scelta come set per “La Grazia”, utilizzandola per dare forma ad alcuni degli interni più significativi del film, ambientato a Roma ma girato in larga parte altrove.

Nel nuovo film del regista partenopeo, il potere istituzionale è collocato simbolicamente nella capitale, ma viene mostrato attraverso luoghi diversi, selezionati per la loro forza visiva e il loro peso storico. Il Quirinale resta quasi sempre suggerito, ricostruito per frammenti, mentre i suoi ambienti prendono forma attraverso palazzi reali, riconoscibili per rigore e misura. Torino diventa così uno dei teatri più rilevanti del racconto e l’Accademia delle Scienze uno dei suoi spazi più convincenti.

Accademia delle Scienze Sala dei Mappamondi Torino

Marco Saroldi/Accademia delle Scienze

Fondata nella seconda metà del Settecento come società scientifica privata e riconosciuta ufficialmente pochi decenni dopo, l’Accademia nasce in una stagione in cui il sapere cerca sedi stabili e legittimate, capaci di dare continuità alla ricerca. Torino, allora capitale del Regno di Sardegna, si afferma come centro di elaborazione intellettuale attento alle correnti europee e alla diffusione delle idee. La presenza di figure come Joseph-Louis Lagrange e Giovanni Francesco Cigna imprime fin dall’inizio un’impronta rigorosa, mentre le prime pubblicazioni fissano su carta un pensiero destinato a circolare oltre i confini locali.

Il palazzo che oggi ospita l’Accademia nasce nel Seicento come collegio gesuitico, pensato per la formazione dei giovani delle famiglie aristocratiche. L’impianto architettonico conserva questa origine disciplinata, con una scansione degli spazi che accompagna il visitatore lungo un percorso pensato per guidare lo sguardo e il movimento. Dopo la soppressione dell’ordine dei Gesuiti e il passaggio allo Stato sabaudo, l’edificio cambia funzione e si trasforma, accogliendo l’Accademia e diventando una casa stabile per il sapere scientifico.

Accademia delle Scienze Torino

Marco Saroldi/Accademia delle Scienze

Salendo lo scalone monumentale, si raggiunge il piano nobile e la Sala dei Mappamondi, uno degli ambienti più riconoscibili del palazzo. In origine spazio teatrale del collegio, la sala viene ridefinita alla fine del Settecento come luogo di rappresentazione della conoscenza. La decorazione della volta, realizzata da Giovannino Galliari, traduce la scienza in immagini, distribuendo sugli angoli strumenti legati alla matematica, alla meccanica, all’astronomia, alla fisica e alle scienze naturali. L’insieme costruisce una narrazione visiva ordinata, mai illustrativa. Bussole, compassi, figure geometriche e simboli del mondo naturale convivono in un equilibrio visivo.

Al centro dello spazio si impongono i due mappamondi di Vincenzo Maria Coronelli, uno terrestre e uno celeste, realizzati con una tecnica che combina legno, cartapesta e gesso. La loro presenza struttura l’ambiente e guida lo sguardo, suggerendo un’idea di mondo misurabile e conoscibile. Sul fondo, i busti marmorei dei fondatori accompagnano la scena, mentre sopra l’ingresso le allegorie della Verità e dell’Utilità richiamano esplicitamente il motto dell’Accademia, Veritas et Utilitas.

Accademia delle Scienze Sala dei Mappamondi Torino

Marco Saroldi/Accademia delle Scienze

Dalla Sala dei Mappamondi si accede alla Sala di Lettura, riconoscibile per le pareti interamente rivestite da librerie lignee che custodiscono le collezioni più antiche; qui il sapere assume una forma più silenziosa e concentrata, proseguendo nella Sala Lunga, dove schedari storici, periodici e repertori bibliografici restituiscono l’immagine di una conoscenza ordinata e stratificata.

È proprio questa qualità a rendere l’Accademia credibile agli occhi del cinema di Sorrentino. Le inquadrature centrali e la ricerca di un equilibrio formale trovano nella Sala dei Mappamondi una risonanza naturale. Lo spazio assume una funzione narrativa, diventa Quirinale senza imitarlo, perché condivide la stessa grammatica del potere: misura e continuità.

Nel dialogo costruito tra cinema e architettura, l’Accademia delle Scienze di Torino si rivela come una forma simbolica del sapere, capace di rappresentarne l’autorità e la durata, ieri come oggi.

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