ART & DESIGN

8 Giugno 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini

L’architettura delle bolle secondo Antti Lovag

ART & DESIGN

8 Giugno 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini
Palais Bulles architettura Antti Lovag bolle
Photo of Mary Gaudin

L’architettura delle bolle secondo Antti Lovag

Correva la fine degli Anni ‘60, e mentre si discutevano le forme dell’amore, dell’identità o della lunghezza delle gonne, un architetto ungherese ridefiniva le sagome degli edifici, espandendo un movimento che, di lì a poco, sarebbe diventato un inno alla contemporaneità. 

Si chiamava Antti Lovag, e proprio a lui, insieme a tanti altri artisti – dal precursore americano Wallace Neff a Claude Costy negli Anni ‘70 –, si può attribuire il merito e la fama della bubble architecture, che con pareti dal profilo tondeggiante, oculi e oblò ripetuti, porte e finestre dalle geometrie sferiche e circolari, punteggia case e strutture dagli usi più svariati, diventate culto grazie alla moda, oppure musei visitabili, e ancora, centri di studio da cui osservare i fenomeni del mondo.

La sua opera più famosa è indiscutibilmente Palais Bulles, un’abitazione in Costa Azzurra, poco lontana da Cannes, che dà su un mare cristallino, resa nota grazie al suo secondo proprietario, Pierre Cardin, che la acquistò nel 1992. All’esterno, due piscine, un anfiteatro e una serie di terrazze panoramiche circondate dal verde richiamano la forma circolare tanto amata dall’architetto (e dallo stilista), mentre la struttura della casa si dirama tra queste attraverso una serie di oblò che interrompono l’omogeneità del suo colore rosa, regalando uno scorcio del suo interno già da fuori. Se ci si dirige dentro la proprietà, invece, oltre a una serie di tavoli, letti e decorazioni circolari, si ha anche l’opportunità di osservare la luce del sole penetrare attraverso le fessure rotonde, assistendo ai giochi ottici che si riflettono su pareti e pavimenti.

Palais Bulles fu, al tempo, considerata una casa avanguardista, che Cardin (come spesso riportato) non abitò mai davvero; forse perché fu per lui più un monumento, il simbolo di una visione comune a lui e a Lovag, che lega moda e architettura attraverso un filo invisibile, in passato colto anche da Jacquemus (il quale la visitò) e Dior, che ne fece la location della sua sfilata Cruise del 2016.

Palais Bulles fu però solo uno dei tanti esperimenti dell’architetto con questo tipo di estetica. Tra queste spicca, per esempio, anche Maison Bernard, una casa-museo situata a Théoule-sur-Mer, sempre in Costa Azzurra, costruita dall’architetto per l’industriale Pierre Bernard. La struttura ripropone più o meno le stesse sembianze anatomiche di Palais Bulles: oblò che forano la superficie esterna dal colore rossiccio, linee sinuose che, tra piscina e divanetti, accompagnano la coerenza stilistica del luogo. La grande differenza sta al suo interno, dove stanze tematiche e monocolore (come pink room, orange room, red room o green room) donano profondità alle pareti, e creano ciascuna un mondo a sé, visitabile su appuntamento. 

Se ci si sposta più nell’entroterra, tra Cannes e Nizza, nel paese di Tourrettes-sur-Loup, sorge anche un altro dei suoi lavori: Maison Gaudet, con un interior dai colori più sobri, una quantità di piante al suo interno, e le stesse linee morbide, che tra cucina, corridoi e terrazze rendono gran parte dei pavimenti marmorizzati meno freddi e severi. 

Se si continua verso Nord, a Fontaines-sur-Saône (poco lontano da Lione), erge una villa privata e di dimensioni decisamente molto ridotte rispetto alle precedenti. In questa villa in particolare, tra piccole nicchie e piante che abitano gli spazi interni insieme a tavolini mobili o allungabili, il tutto si fa più intimo, mentre le linee rimangono dolci e la struttura conserva gli stessi lineamenti caratteristici dell’architettura a bolle.

Ma non sempre Lovag si è dedicato alle abitazioni: nei pressi di Grasse, progettò per esempio un osservatorio, il Calern Plateau, di certo più sobrio e meno colorato, ma immerso in un paesaggio che ne abbraccia le forme organiche, e che conserva ancora una volta le forme curvilinee e “libere” che hanno reso Lovag un autoproclamato “habitologist”, dove uomo e casa sono entità interconnesse, anche nella costruzione di un luogo.

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)