Storia della Baby Bugatti guidata da Gianni Agnelli
MOTORS
9 Luglio 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
Storia della Baby Bugatti guidata da Gianni Agnelli
Prima delle grandi automobili entrate nella leggenda personale di Gianni Agnelli, ci fu una piccola Bugatti elettrica, costruita come un giocattolo d’élite e destinata ai figli delle famiglie più facoltose d’Europa. Era la Baby Bugatti, conosciuta anche come Bugatti Type 52, una vettura in miniatura che riprendeva le forme della celebre Type 35 da corsa, protagonista dei Gran Premi dell’epoca.
Per il futuro Avvocato, che allora aveva appena sei anni, quella piccola auto rappresentò il primo incontro con la guida, e oggi quella stessa vettura è conservata al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, al quale fu donata nel 1960. La Baby Bugatti racconta così un capitolo curioso della sua infanzia, prima ancora che il suo nome diventasse inseparabile dalla storia della Fiat.
Per risalire alla nascita di quella piccola automobile bisogna tornare agli anni Venti, quando Ettore Bugatti decise di realizzare un giocattolo speciale per il figlio Roland, costruito però con la stessa cura riservata alle vetture vere. La Baby Bugatti riproduceva in scala ridotta la Type 35, una delle auto da competizione più riconoscibili del marchio, con il profilo basso e l’impostazione di una vera monoposto. La qualità del progetto fece uscire presto la Baby Bugatti dalla dimensione privata della famiglia Bugatti, tanto che da giocattolo pensato per Roland, il modello diventò un oggetto desiderato dai figli dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, perché portava nel mondo dell’infanzia il fascino delle corse e la raffinatezza tecnica del marchio francese. A Molsheim ne furono assemblati più di novanta esemplari, accanto alle vetture maggiori che correvano sui circuiti internazionali.
Photo of Bugatti
La Baby Bugatti aveva un motore elettrico e freni a tamburo, con prestazioni vivaci per le dimensioni ridotte; raggiungeva circa 15-20 km/h e pesava 68 kg, numeri che confermano quanto fosse lontana da una semplice macchinina giocattolo. La Tipo 52 disponeva anche di marcia avanti e retromarcia, attraverso un impianto pensato per offrire ai piccoli proprietari un’esperienza di guida sorprendentemente realistica. La parentela con la Bugatti 35 passava anche dai dettagli, dal radiatore a ferro di cavallo alla cinghia sul cofano, fino al posto di guida che riprendeva quello delle vetture da corsa. Qui si inserisce l’aneddoto legato a Gianni Agnelli, che da bambino si lasciò conquistare proprio da quella piccola auto francese; anche se le fonti non precisano l’occasione esatta in cui la Baby Bugatti arrivò nelle sue mani, ma la scheda museale indica l’esemplare come dono della Famiglia Agnelli e ricorda con ironia che il futuro simbolo della Fiat, allora ancora piccolissimo, non sembrava preoccuparsi dell’eventuale accusa di favorire la concorrenza.
Photo via Motor1
Gianni Agnelli guidò la sua Baby Bugatti quando trascorreva parte del tempo nelle tenute di famiglia; secondo gli aneddoti legati alla sua infanzia, la piccola vettura gli permetteva di muoversi e divertirsi come se avesse tra le mani una vera automobile da corsa, in un gioco che per i bambini più fortunati dell’epoca aveva il sapore di una precoce educazione alla velocità, perché negli anni intorno al 1930 in Francia furono organizzate anche gare di velocità e concorsi di eleganza riservati alle Type 52, con prove che imitavano il mondo delle competizioni vere pur restando entro il limite di meno di venti chilometri orari. L’aspetto più curioso è proprio questo: la prima auto associata al futuro simbolo della Fiat fu una Bugatti, una miniatura che precedette di molto le vetture guidate da Agnelli da adulto e che appartiene a una fase privata della sua vita, lontana dall’immagine pubblica dell’imprenditore. Proprio per questo, la Baby Bugatti conservata a Torino permette di guardare alla figura di Gianni Agnelli da una prospettiva insolita il cui prego è quello di ricordare che prima dell’Avvocato e del suo legame con l’industria automobilistica italiana, c’era un bambino che guidava una monoposto in miniatura ispirata a una delle Bugatti più celebri.
Nel tempo, la Baby Bugatti è diventata un’icona per collezionisti e appassionati, tanto che il modello ha ispirato anche nuove riproduzioni elettriche in serie limitata. La piccola vettura di Agnelli, però, resta speciale perché custodisce l’origine di una passione personale e familiare, molto prima che il futuro Avvocato entrasse nella storia dell’industria italiana.