STYLE

24 Giugno 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini

Come il Blu di Genova influenzò il nostro guardaroba

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24 Giugno 2026

Articolo di

Beatrice Nicolini
Blu di Genova jeans cotona storia

Come il Blu di Genova influenzò il nostro guardaroba

A pochi capi spetta la fama e il predominio su un’intera categoria di abbigliamento, e i jeans sono indubbiamente in cima alla classifica: casual ma non troppo, adatti a qualsiasi stagione, dai tagli e i fit sempre diversi, vivono di un successo non affatto casuale, che nel tempo li ha consacrati come evergreen.

Complici le pubblicità di Levi’s e Calvin Klein, le foto di Marilyn Monroe, la cover dell’album Born in the U.S.A. di Bruce Springsteen e, perché no, gli skinny anni Duemila, i jeans sono progressivamente diventati gli staples di ogni armadio. Ma se le reference culturali che li hanno resi grandi si rifanno, per la maggior parte, al Paese a stelle e strisce, non tutti sanno che la storia dei jeans comincia in Europa, e che l’Italia, in particolare, ha giocato un ruolo fondamentale sia nella produzione del loro tessuto originale che nell’assegnazione del nome per cui oggi sono conosciuti e riconosciuti in tutto il mondo.

Dimenticate infatti il boom del Novecento; per parlare di denim, è necessario andare a ritroso nel tempo, fino al Quindicesimo secolo, quando, tra Medioevo e Rinascimento, in Italia si comincia a lavorare ed esportare un tessuto blu dal materiale molto simile al fustagno

Il suo centro di produzione principale era localizzato a Chieri, nel Torinese, ma fu a Genova, al tempo punto portuale strategico e fulcro del traffico commerciale, che il colore del tessuto trovò un nome con cui identificarsi. Lo chiamarono “bleu de Genes”, probabilmente ispirandosi al colore delle acque da cui partiva, appunto, questo materiale, e oggi viene riconosciuta come l’attribuzione antenata dei moderni blu jeans.

Blu di Genova Jeans storia Marinai

L’Italia e il blu di Genova non furono però le uniche a guadagnarsi un posto nella storia dei jeans. Nello stesso periodo storico, anche in Francia veniva infatti prodotto quel tessuto blu. In particolare a Nîmes, a Sud della nazione, che si pensa aver ispirato il nome stesso di “denim”, in quanto il tessuto in questione era comunemente riconosciuto come “serge de Nîmes”.

Si dovrà però attendere qualche secolo prima che questi appellativi assumano una forma precisa. Inizialmente, infatti, il tessuto blu fu usato sia come divisa da lavoro che come telone per merci, oppure ancora per la produzione di vele. Il primo brevetto dei veri e propri blu jeans risale invece solo al 20 maggio 1873, quando, sul suolo statunitense, Levi Strauss e Jacob Davis (fondatori di Levi’s) cominciarono ad applicare dei rivetti ai pantaloni da lavoro da uomo

Levi

Galeotta fu la corsa all’oro californiana, che all’epoca vide impiegati operai e minatori i quali, per lavorare al meglio, avevano bisogno di una divisa iper resistente, che non si scucisse o rompesse in corso d’opera: combinando quindi i rivetti al denim, nacque un pantalone saldo e durevole che nel tempo si è evoluto in altre forme, come la salopette, brevettata e resa popolare sempre dal brand in questione (anche se la sua invenzione pare comunque affondare le radici in Europa), o in jeans che ben presto furono adottati da altri contesti, distanti da quelli operai.

Dal cinema alla musica, da Woodstock alla motocicletta fino ai cowboy e al Far West, il Novecento ha visto i jeans diventare un po’ simbolo di tutto: protesta, stile, rock ’n’ roll, espressione del sé in senso lato, ma anche scandalo (come ci ricorda la campagna Calvin Klein con Brooke Shields protagonista). Indossarli ha significato quindi qualcosa di diverso in tempi e contesti tra i più disparati, dettando una capacità di adattamento che, forse, rappresenta una tra le tante ragioni per cui i jeans non solo sono stati in grado di sopravvivere nel tempo, ma di rimanere rilevanti, portandosi dietro anche un po’ di Italia, e di mare, lungo la strada.

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