Ca’ Dario, il palazzo che alimenta le leggende della Venezia più segreta
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21 Febbraio 2026
Articolo di
Valentina AlfaranoCa’ Dario, il palazzo che alimenta le leggende della Venezia più segreta
Nel sestiere di Dorsoduro, lungo uno dei tratti più noti del Canal Grande, Palazzo Ca’ Dario è oggi oggetto di una proposta di vendita curata da Christie’s International Real Estate. L’edificio si affaccia tra il Ponte dell’Accademia e la Basilica di Santa Maria della Salute, in un’area a vocazione residenziale e culturale, a pochi passi dalla Peggy Guggenheim Collection e da Punta della Dogana.
Il palazzo fu commissionato nel 1479 da Giovanni Dario, segretario del Senato veneziano e diplomatico, all’architetto Pietro Lombardo. L’intervento si innestò su una preesistente struttura gotica e venne concepito anche come parte della dote per il matrimonio della figlia Marietta con Vincenzo Barbaro. La facciata principale in pietra d’Istria, scandita da intarsi marmorei policromi circolari, riflette suggestioni orientali maturate da Dario nei suoi viaggi in Egitto e nel Medio Oriente, tradotte in un linguaggio pienamente veneziano; sul retro, verso Campiello Barbaro, restano archi trilobati, camini e una loggia, tracce evidenti dell’impianto gotico originario.
L’edificio si sviluppa su quattro livelli: piano terra, due piani nobili e un terzo destinato alla zona notte. Il piano terra, accessibile dall’acqua e dalla viabilità interna, si apre su un giardino raccolto e custodisce un’ampia sala colonnata con pozzo in marmo rosso e camino monumentale; da qui parte una scala in marmo che conduce al primo piano nobile, dove si trova una fontana moresca voluta da Giovanni Dario. Il secondo piano nobile accoglie ambienti impreziositi da tessuti Bevilacqua e lampadari antichi in vetro di Murano, mentre il terzo piano ospita camere con boiserie e una loggia-terrazza affacciata sul verde.
Alla morte di Dario, il palazzo passò alla figlia Marietta. Da quel momento prese forma una sequenza di vicende familiari che, nel tempo, alimentarono una credenza popolare legata a una presuntamaledizione. Il tracollo finanziario di Vincenzo Barbaro, la morte violenta del figlio, le difficoltà incontrate da proprietari successivi come il commerciante armeno Arbit Abdoll contribuirono a sedimentare un racconto che ancora oggi accompagna l’edificio. Nel 1896 l’immobile venne acquistato dalla contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvine, che promosse un ampio intervento di ristrutturazione.
Alla fine del XIX secolo un vasto restauro rinnovò gli interni in stile rinascimentale senza alterare la facciata, includendo la scala monumentale, i camini esterni, le stufe in maiolica e le decorazioni lignee della sala da pranzo del secondo piano nobile, oltre a interventi di consolidamento strutturale. In quegli anni Ca’ Dario divenne un salotto frequentato da scrittori come Henri de Régnier. La fama inquieta del palazzo si intensificò nel Novecento, con episodi che coinvolsero il conte Filippo Giordano delle Lanze e, più tardi, Christopher Kit Lambert, manager dei The Who. Anche il finanziere Raul Gardini fu tra i proprietari legati a vicende tragiche.
Parallelamente, l’edificio continuò ad attrarre sguardi artistici. John Ruskin ne lodò gli oculi marmorei, mentre Claude Monet, durante il soggiorno veneziano del 1908, dedicò al palazzo una veduta in cui le superfici marmoree sembrano dissolversi nella foschia e nei riflessi dell’acqua. Nel 2025 l’edificio è stato sottoposto a una perizia completa e viene oggi proposto sul mercato con certificato di conformità. Con la nuova proposta di vendita, Ca’ Dario si conferma uno dei palazzi più emblematici del Canal Grande.
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