Campari racconta Milano oltre la superficie
FOOD & BEVERAGE
18 Maggio 2026
Articolo di
Michela Frau
Campari racconta Milano oltre la superficie
Non fermarsi alla prima impressione, andare oltre la superficie è un’attitudine che accomuna Milano e Campari. Un’inclinazione naturale che non solo definisce la natura del loro rapporto, ma lo proietta nel futuro, svincolandolo di fatto dal puro legame storico e arricchendolo di nuovi significati e possibilità. È una tensione condivisa verso ciò che resta nascosto, che porta, di continuo, a scoprire prospettive inedite. Campari ci conduce così all’essenza più autentica di Milano (e di noi), invitandoci a scoprirla con occhi nuovi, al di la degli stereotipi.
Oltre la Galleria Vittorio Emanuele II, casa prima del Caffe Campari e poi del Camparino, tutt’ora spot imprescindibile in città. E oltre la Galleria Campari di Sesto San Giovanni, un tempo sede dello stabilimento produttivo del marchio e oggi spazio che ne racconta l’evoluzione. Oltre tutti quei luoghi che dal 1860 sono la testimonianza, più nota, dell’intreccio dei loro destini. Ci sono infatti spazi che, seppur meno immediati, questa simbiosi la raccontano da prospettive inedite. E la Cittadella degli archivi del Comune di Milano ne è l’esempio più concreto.
Il polo archivistico – custode di oltre 190 Km lineari di documenti che attraversano la storia di Milano dal regno napoleonico fino ai giorni nostri – è stato infatti scelto da Campari come sede della seconda edizione dell’iniziativa The Red View – Beyond the Surface, dopo il primo capitolo che, lo scorso anno, ha aggiunto la suggestiva Torre Velasca alla mappa che testimonia questo legame profondo e viscerale. Una questione d’anima, insomma.
Un concetto, quello di andare oltre la superficie, che attraverso l’evento conclusosi ieri, si fa concreto. Ciò che per natura resto costudito, spesso inaccessibile, viene così reso visibile grazie alla Red Passion, quella forza motrice intrigante e travolgente che ci porta a superare i nostri confini.
Diverse le iniziative proposte dal marchio per l’occasione. Dai podcast live, andati in scena dal 14 al 16 maggio negli spazi della Cittadella, fino alla mostra curata da Galleria Campari, pensata per tracciare una mappa della presenza di Campari in città attraverso oggetti, segni e simboli che ne hanno attraversato la storia: dai tavolini del Camparino alle insegne al neon che un tempo punteggiavano le strade milanesi, fino agli iconici manifesti pubblicitari firmati da grandi nomi dell’illustrazione e del design.
Campari ha inoltre offerto agli ospiti la possibilità di archiviare una propria lettera, custode di ricordi personali legati alla città e ai luoghi di Milano che ciascuno associa alla storia del brand. Un’esperienza che, di fatto, li ha resi parte attiva della Cittadella e, simbolicamente, della memoria stessa della città.
Infine, il momento dedicato ai signature cocktail. Se Campari ha storicamente trasformato l’aperitivo in una liturgia, nel tempo ne ha anche saputo rinnovare il rito, restando fedele alla propria tradizione e alla sua anima innovatrice. Lo stesso spirito ha guidato i celebri bar italiani coinvolti nell’iniziativa, che hanno trasformato The Red View in un party nel luogo che custodisce la storia di Milano.
Ma la Cittadella non è soltanto il cuore della memoria collettiva della città, è anche uno tra i piu grandi poli archivistici meccanizzati d’Europa. Qui, un avanzato sistema automatizzato affida l’archiviazione e l’estrazione dei documenti a un robot, chiamato Eustorgio, unico a conoscerne l’esatta collocazione. Memoria e tecnologia convivono così nello stesso spazio, dimostrando come il passato possa trasformarsi in esperienza contemporanea quando incontra l’innovazione. Un incontro tra storia e avanguardia che genera nuove prospettive: non è forse questa l’essenza di Campari?
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