STYLE

21 Maggio 2024

Articolo di

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Camilla Bordoni

Unposted: cosa dice di te il tuo camera roll?

STYLE

21 Maggio 2024

Articolo di

Camilla Bordoni
Camera Roll Pierpaolo Piccioli Surf

Unposted: cosa dice di te il tuo camera roll?

Ora sbloccate il telefono e aprite il camera roll: avreste il coraggio di condividere le prime dieci foto che trovate? Alcuni sicuramente saranno titubanti mentre altri non avrebbero problemi, la verità a metà è che tutti preferirebbero, se non editarle, almeno sceglierle prima di postarle su un qualsiasi social. Perché diciamolo, oggi tra la realtà e quello che mostriamo agli altri come tale c’è di mezzo il filtro di una lente e la rigida dieta cui sottoponiamo i nostri feed. Non ci voleva una Chiara Ferragni con il suo Unposted a farcelo capire, basta semplicemente fare un paragone tra la nostra immacolata bacheca Ig con le mille mila foto che custodiamo gelosamente nello smartphone.

@shesagemini22

people who look at my camera roll are probably so confused

♬ Che La Luna – Louis Prima

Sette o otto anni fa (un tempo preistorico in ottica digitale, ndr) girava sull’app store una curiosa icona a forma di pantaloncini. Si chiamava Shorts ed era una piattaforma che permetteva alle persone di sbirciare l’album fotografico del tuo cellulare. Quantomeno questa era l’idea iniziale perché in verità si poteva decidere cosa mostrare e cosa no. In altre parole, era il precursore dello “share intimo” da cerchiolino verde che vi appare su Instagram (vero Zuckerberg?) quando rientrate nella cerchia di amici stretti di qualcuno.

Adesso, nessuno è innocente e tutti siamo colpevoli, ma se tutto viene accuratamente scandagliato, dosato e soppesato, pure il castello dorato del fashion system appare un po’ meno luminoso di quello che vuol far credere. E se dicessimo che anche il camera roll della moda contiene screenshoot, selfie venuti male, scontrini, pezzi di conversazioni, codici di sblocco, annotazioni su post-it e liste della spesa?

Fashion creator, marketing director, stylist & model’s camera roll: sogno o son desto?

Pose in front row, shooting fotografici, outfit studiati al dettaglio, selfie insieme a star e celeb. Questo siamo abituati a vedere sui social dagli addetti ai lavori più o meno noti, eppure come ogni comune mortale dietro a quegli scatti formato 4×4 c’è un mondo. Ci sono per esempio note, immagini di prova a ripetizione all’apparenza tutte uguali, fogli sparsi per terra, bowl davanti al pc, screenshot di mail e zoom calls, tavoli in sconto al mercato vintage per arredare casa, teneri puppy, moodboard, momenti imbarazzanti di una vacanza passata o la propria foto mentre si è addormentati sul divano dopo un pajama party.

@fashionablychae 💡𝐇𝐨𝐰 𝐭𝐨 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐞 𝐲𝐨𝐮𝐫 𝐨𝐮𝐭𝐟𝐢𝐭𝐬 𝐚𝐬 𝐬𝐭𝐢𝐜𝐤𝐞𝐫𝐬 𝐨𝐧 𝐭𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐞𝐬 𝐚𝐩𝐩: 1. Go to your camera roll and select a photo of yourself 2. Hold your finger on the main part of your body for it to scan (a little longer than a tap) 3. When the menu pops up, tap “add sticker“ 4. Go to the notes app 5. Tap the marker icon on the bottom right (it’s a thin marker with a circle around it) 6. Tap the + sign and “add sticker“ 7. Arrange as you wish! 😘 Great for remembering what outfits you’ve put together in the past for when you’re not feeling creative motivated. Also, a great tool for planning outfits for a trip! ✈️ #lifehacks #fashionhack #organizeyourlife #organizeyouroutfits #outfitorganizer #notesapp #organizesuavida #organizedcloset #outfitplanningguide #outfitplanning ♬ Powerslap – Viral Sounds

Di tutto il rullino fotografico solo una piccolissima parte verrà effettivamente condivisa con la community. E, fateci caso, tendenzialmente nella versione carosello, perché pubblicare troppo è controproducente, algoritmo docet. Prendete per esempio lo stylist Law Roach e provate ad andare oltre le copertine e gli strike a pose di Zendaya. Date un’occhiata al profilo di Pierpaolo Piccioli e poi, senza nemmeno troppa difficoltà, scoprirete che fa/ha fatto surf tra Anzio e Nettuno (ma ovviamente non lo pubblica). O andate su quello di Alessandro Michele e vi farete un’idea su quello che il suo telefono potrebbe celare… sicuramente una marea di accessori e citazioni filosofiche.

È chiaro comunque che le differenze su ciò che un camera roll contiene dipendono e variano a seconda della persona, ma ad ogni modo che siate un fashion director, uno stylist o un designer l’album del telefono offrirà una più vera impronta digitale rispetto al feed su Instagram. Sicuramente meno politically correct.

Camera roll: il refugium peccatorum di giornalisti e fotografi

Immaginatevi l’Emily de “Il Diavolo veste Prada” ai giorni nostri, con un profilo Instagram e un telefono di ultima generazione. Ora fate un rewatch della scena del gala dove indossa un lungo abito nero con le spalline sottili e immaginatela un momento prima postare su Instagram un selfie con caption “still working”. Sicuramente avrebbe ricevuto un sacco di like ma nel suo rullino ci sarebbero stati probabilmente anche i “burn out moment” alla Bella Hadid perché, nel suo caso, per rientrare in quel vestito: «stava facendo una nuova dieta e quando sentiva che stava per svenire mandava giù un cubetto di formaggio».

Questo per dire che dietro a post blasonati, fashion show e servizi editoriali che piace tanto mostrare c’è sempre dietro una normale, a tratti sacrificale, routine. Fatta anche di foto dumb, scatti fit check settimanali per non dimenticarsi i look (e sì, ricrearli), promemoria visivi, shopping screen, piani editoriali, pose inspo, libri, meme e normale privata amministrazione (come la pic che immortala la password del wifi o il codice del contatore della luce).

Ed è vero, c’è chi privilegia pubblicare prevalentemente lavoro come Nima Benati e chi, invece, decide di offrire un’immagine di sé più vicina alla sua realtà, o almeno ne da l’impressione, come il giornalista Raven Smith. Invero ci sono pure personalità che condividono di rado a prescindere. Perché, come è che si dice? l’importante è partecipare? Beh a volte il solo esserci è decisamente molto più cool. Ma anche per loro vale il medesimo discorso: se possiamo ammettere che la moda non è sempre democratica, il camera roll lo è. E tendenzialmente è molto molto più spietato di quello che si vuol far credere.

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