Il palazzo di Elsa Schiaparelli a 21 Place Vendôme
STYLE
14 Ottobre 2026
Articolo di
Anna Paola Parapini
Il palazzo di Elsa Schiaparelli a 21 Place Vendôme
Nel 1935 Elsa Schiaparelli trasferì la propria maison all’Hôtel de Fontpertuis, al 21 Place Vendôme, lasciando gli spazi di Rue de la Paix. La nuova sede comprendeva cinque piani, 98 stanze e una boutique al piano terra con vista sulla colonna di Place Vendôme. Non si trattava semplicemente di un ampliamento degli spazi di lavoro: Schiaparelli aveva scelto un edificio abbastanza grande da riunire boutique e atelier nello stesso luogo, insieme alle altre attività della maison. La stessa casa definisce questa soluzione un concetto innovativo per l’epoca.
La scelta di Place Vendôme arrivava al culmine di una crescita rapidissima. Già nel 1932 la Couture House contava otto atelier e oltre 400 dipendenti; nel 1935, con il trasferimento all’Hôtel de Fontpertuis, il personale aveva superato le 700 persone. La scala del palazzo restituisce quindi anche la dimensione raggiunta dall’impresa di Schiaparelli, che in pochi anni era passata da maison emergente a una delle realtà più importanti della couture parigina.
Jean-Michel Frank e Alberto Giacometti
Per gli interni Schiaparelli chiamò Jean-Michel Frank, importante decoratore francese e suo amico, coinvolgendo anche Alberto Giacometti. Frank intervenne sugli ambienti con un linguaggio estremamente controllato. Il salon venne dipinto di bianco, comprese le delicate modanature, mentre la luce veniva nascosta all’interno di colonne in gesso dalle forme astratte, progettate in collaborazione con Giacometti.
L’architettura diventava così parte dell’identità della maison. Giacometti realizzò per Schiaparelli una serie di elementi decorativi, tra cui colonne-lampada con guscio in gesso, lampade da terra in bronzo, vasi, lampadari e candelabri. Le colonne progettate nel 1935 non appartengono soltanto alla storia dell’edificio: decorano ancora oggi i saloni della maison.
Il rapporto tra Schiaparelli e gli artisti non si limitava inoltre agli interni. Nel 1935, lo stesso anno del trasferimento, iniziò la collaborazione con Salvador Dalí, che realizzò per lei un portacipria a forma di quadrante telefonico, primo di una lunga serie di progetti comuni. Negli anni successivi il dialogo si sarebbe esteso a vestiti, accessori, profumi e oggetti destinati anche agli spazi della maison.
Un atelier nel cuore di Place Vendôme
Il palazzo permetteva a Schiaparelli di far convivere produzione, vendita e rappresentazione all’interno dello stesso indirizzo. Al piano terra, la boutique proponeva accessori, profumi e cosmetici; gli altri ambienti erano dedicati alle attività della couture. Le dimensioni della sede erano tali da ospitare oltre 700 dipendenti, un numero che restituisce la scala industriale raggiunta dalla maison negli anni Trenta.
All’interno della boutique al piano terra trovava spazio anche la profumeria della maison. Nel 1937 Schiaparelli inaugurò al 21 Place Vendôme la sua prima boutique dedicata ai profumi, in occasione del lancio di Shocking. Al suo interno Jean-Michel Frank progettò la celebre “Cage”, una grande voliera in bambù dorato e struttura metallica nera, concepita come espositore per le fragranze. L’installazione, arricchita da fiori multicolori dipinti a mano, trasformava la presentazione dei profumi in un vero elemento scenografico e attirava l’attenzione dei visitatori della boutique. La “Cage” è ancora oggi conservata nei saloni del 21 Place Vendôme.
Anche le vetrine contribuivano alla costruzione dell’immaginario. A Place Vendôme Schiaparelli trasformò il window display in uno strumento di comunicazione, affidandone l’allestimento a Bettina Bergery, che concepiva scenografie capaci di attirare l’attenzione dei passanti. Tra gli elementi più riconoscibili comparivano due figure articolate in legno, Pascal e Pascaline, diventate parte delle vetrine della boutique.
Il palazzo non era quindi soltanto il luogo in cui gli abiti venivano progettati e venduti, ma un ambiente nel quale ogni elemento, dagli interni alle vetrine, dagli oggetti alle presentazioni, partecipava alla costruzione dell’immagine Schiaparelli.
Photo of François Kollar / RMN-Grand Palais / Schiaparelli
Il luogo dove moda e arte si incontravano
È proprio all’interno di questi ambienti che il rapporto tra Schiaparelli e gli artisti trovò una dimensione concreta. Salvador Dalí, Jean Cocteau e Alberto Giacometti furono tra i protagonisti di una rete creativa che avrebbe contribuito a rendere la maison uno dei luoghi in cui, nella Parigi degli anni Trenta, i confini tra moda, arte e design diventavano particolarmente permeabili. La collaborazione con Dalí, iniziata nel 1935, avrebbe prodotto alcune delle immagini più celebri della storia di Schiaparelli.
Anche le presentazioni delle collezioni contribuivano a trasformare il palazzo in un luogo della cultura contemporanea. Nel 1935 Raoul Dufy raffigurò i saloni couture di Schiaparelli, restituendo in un dipinto l’atmosfera delle presentazioni della maison all’interno dell’Hôtel de Fontpertuis. La scena mostra come il salone non fosse percepito soltanto come uno spazio commerciale, ma come un ambiente con una propria identità visiva.
Una casa progettata per l’immaginazione
Il 21 Place Vendôme non fu quindi soltanto la sede nella quale Schiaparelli produsse le sue collezioni più celebri. Fu il luogo in cui la maison assunse una scala internazionale e, soprattutto, definì un modello nel quale boutique, atelier, architettura, arte e comunicazione potevano appartenere allo stesso progetto.
Dopo la chiusura della couture nel 1954, il rapporto con l’indirizzo sarebbe stato interrotto per diversi decenni. Nel 2012 la maison tornò al 21 Place Vendôme, ristabilendo il legame con l’edificio che aveva rappresentato uno dei momenti fondamentali della sua storia.
Il palazzo conserva così una continuità rara nella storia della moda: un luogo nato negli anni Trenta per mettere in relazione moda, arte e design continua a essere utilizzato dalla stessa maison. Più che un semplice indirizzo, il 21 Place Vendôme è rimasto una parte concreta dell’eredità di Elsa Schiaparelli.
Photo of Schiaparelli