STYLE

30 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti

Il fascino del villain di Willem Dafoe ha conquistato la moda

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30 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti
Willem Dafoe Prada FW 1996 villain moda
Photo of Prada

Il fascino del villain di Willem Dafoe ha conquistato la moda

Viso spigoloso, occhi glaciali e performance attoriali degne dei numerosi riconoscimenti che ha vinto in oltre quarant’anni di carriera, tra cui una prestigiosa Coppa Volpi, un Orso d’oro alla carriera e ben quattro nomination agli Oscar. Ricordiamo Willem Dafoe come il tormentato sergente Elias in Platoon, oppure come il genio di Vincent van Gogh, l’eccentrico scienziato Godwin Baxter in Povere Creature!, e poi ancora l’inquietante Green Goblin in Spider-Man. 

Se sul grande schermo ha spesso prestato il volto a figure tormentate, folli o spietate, nella realtà Dafoe si rivela un uomo eclettico, curioso e profondamente innamorato della bellezza. Protegge una vita privata della quale si sa pochissimo, se non che ha scelto il nostro Paese come seconda casa accanto alla moglie Giada Colagrande, e che studia l’italiano traducendo i testi di Franco Battiato. Negli ultimi anni questo legame si è fatto ancora più intimo con il trasferimento nella campagna romana, dove l’attore gestisce personalmente una fattoria, accudendo gli animali giorno dopo giorno. Il contrasto è quasi surreale, provate a immaginarvi la creatura della notte per eccellenza, il suo Nosferatu, intento a distribuire fieno a pecore e alpaca.

Un dualismo che si riflette inevitabilmente anche nel suo stile, guidato da una passione per la moda che lo accompagna da anni. Protagonista proprio di recente di un servizio fotografico per il magazine A Rabbit’s Foot, l’attore dimostra un’attitudine tale che, in un’altra vita, avrebbe potuto fare il modello a tempo pieno o, chissà, lo stilista. Il mondo delle arti, d’altronde, ha sempre fatto parte di lui in ogni sua declinazione: forme a volte belle o brutte, buone o cattive, specchio fedele dei ruoli che ha interpretato. In fondo, potrebbe essere stato proprio lui a sdoganare l’ugly chic sul grande schermo, muovendosi in parallelo con un’amica d’eccezione a lui molto cara, Miuccia Prada, che di quella stessa estetica ha fatto una rivoluzione nella moda. Willem Dafoe si conferma così l’antidivo per eccellenza, capace di conquistare Hollywood tanto quanto le passerelle internazionali.

Avere la stoffa del cattivo: quando il fascino del villain conquista la moda

Se per molti attori di Hollywood la moda rappresenta solo un obbligo da red carpet o un contratto pubblicitario passeggero, per Willem Dafoe è una naturale estensione del suo essere artista. Nel tempo è diventato un’icona di stile trasversale, capace di unire l’eleganza rigorosa delle sfilate d’alta moda alla freschezza contemporanea dello street style.

Il sodalizio con Miuccia Prada iniziò ufficialmente alla fine degli anni ’90, quando divenne uno dei volti prediletti per le campagne pubblicitarie di Prada Uomo. Dafoe incarnò alla perfezione l’ideale del brand, fatto di un’eleganza intellettuale, complessa e deliberatamente lontana dai canoni estetici tradizionali. La stilista lo scelse per la campagna pubblicitaria Autunno/Inverno 1996 scattata da Glen Luchford, inaugurando la fortunata tradizione della maison di utilizzare attori cinematografici al posto dei modelli professionisti. Gli scatti in bianco e nero, forti di un’estetica cinematografica e minimalista, dimostrarono come la sua straordinaria espressività potesse elevare un abito sartoriale a opera concettuale.

Willem Dafoe Prada FW 1996 villain moda

Fu un tempismo perfetto, perché in quegli stessi anni Dafoe portò sul grande schermo personaggi intensi in pellicole come Sotto il segno del pericolo o Il paziente inglese. Prada intuì che proprio quella magnetica complessità avrebbe potuto ridefinire l’estetica maschile. Qualche anno più tardi calcò la passerella dell’Autunno/Inverno 2012 per la celebre “sfilata dei cattivi”. Lo show, dal titolo ufficiale Villains, riunì alcuni celebri antagonisti del grande schermo, tra cui Gary Oldman, Adrien Brody e Tim Roth. L’incedere teatrale di Dafoe, avvolto in un severo cappotto doppiopetto con collo alto, rubò la scena, lasciando un’impronta indelebile nella storia delle sfilate maschili. Si trattò di un legame, quello con la maison milanese, che superò i confini delle sfilate per entrare direttamente nel cinema nel 2014 con il film Grand Budapest Hotel: il regista Wes Anderson affidò proprio a Prada la creazione degli abiti per il personaggio di J. G. Jopling, lo spietato sicario interpretato dall’attore che indossa un trench di pelle nera ispirato alle divise dei motociclisti. 

A ridefinire il suo impatto visivo fu anche la nascita della celebre Willem Dafoe Pose, nata nel 2012 durante un servizio per Interview Russia; l’attore si piegò in avanti in uno scatto geometrico e drammatico derivato dal teatro d’avanguardia, trasformando la sessione fotografica in una performance artistica poi diventata virale in tutto il mondo. 

Successivamente, divenne invece il volto d’eccezione del celebre brand di luxury denim FRAME per la campagna Primavera/Estate 2016. Negli scatti di Maciek Kobielski, l’attore unì il suo carisma naturale a uno stile decisamente più rilassato e californiano, posando in modo spontaneo all’interno di un appartamento mentre indossava i capi chiave della collezione. Quando apparve sulla copertina di Essential Homme nel 2018, invece, l’attitudine diventò più concettuale e complessa, esaltata da capi firmati Balenciaga e Alexander McQueen. A dimostrazione di come la sua figura venga considerata un’icona di stile universale per tutte le generazioni, nel 2024 il colosso dell’e-commerce Zalando lo scelse come testimonial per il lancio del rebranding nella campagna What Do I Wear?. L’attore recitò al fianco di altre icone generazionali come Brigitte Nielsen, Luka Sabbat e Sabrina Bahsoon, mostrando in uno spot come la moda debba essere espressione della propria personalità.

Ma il legame con l’universo Prada era destinato a rinnovarsi, fino a culminare in una mossa a sorpresa che ha infiammato i social: la sua apparizione a Parigi per chiudere lo show Primavera/Estate 2025 di Miu Miu. In passerella con un perfetto look preppy composto da cappotto blu navy, maglione coordinato, camicia bianca dal colletto arricciato e pantaloni grigi, l’attore ha dimostrato di saper catturare l’attenzione anche davanti a una platea dominata dalla Gen Z. Dopo pochi mesi ha consolidato questa intesa con la maison facendo un’apparizione speciale in Grande Envie, un corto diretto dalla regista e costumista 4 volte premio Oscar Catherine Martin per la campagna Miu Miu Upcycled.

Willem Dafoe Miu Miu SS 2025 villain moda

L’ultimo tassello di questo viaggio nella moda ha preso forma sulle pagine del magazine d’arte e cinema A Rabbit’s Foot, all’interno di un editoriale fotografico scattato da Daniel Sannwald. Davanti all’obiettivo, Dafoe ha posato interpretando con ironia ed espressività i volumi geometrici e i capi classici di Jacquemus e Bottega Veneta, valorizzati al polso da un raffinato orologio Cartier Tank Cintrée. Si è confermato così, ancora una volta, come l’antidivo per eccellenza, un uomo capace di conquistare Hollywood tanto quanto la prima linea della moda internazionale. Questo suo approccio è emerso chiaramente in un’intervista del gennaio 2022 rilasciata a GQ Hype, dove l’attore ha spiegato come per lui posare o sfilare non sia un esercizio di vanità, bensì un’estensione diretta del suo lavoro sul set. Secondo Dafoe la moda contribuisce attivamente alla narrazione, poiché i vestiti cambiano il modo in cui ci si muove, in cui si respira e, di conseguenza, il modo in cui si pensa. Sul set fotografico l’abito diventa quindi la chiave d’accesso per dare vita a una nuova identità, un momento in cui, di fatto, si sta già recitando. 

A confermare questa sua totale dedizione al gioco interpretativo c’è anche un aneddoto risalente al 2003 – raccontato solo poco tempo fa – avvenuto in occasione di un servizio fotografico per la rivista AnOther Magazine. Arrivato sul set, Dafoe trovò i look selezionati dallo stylist Eric Daman talmente rigidi e distanti dal suo modo di essere da rifiutarsi di indossarli, ma invece di annullare lo shooting ebbe un’illuminazione: indossare i vestiti delle persone della troupe. Dal fotografo Marcelo Krasilcic fino ai truccatori e agli assistenti, tutti i collaboratori si spogliarono e Dafoe realizzò l’intero servizio fotografico vestendo i loro panni, divertendosi a improvvisare pose e movenze diverse per ricalcare la personalità di ciascun membro dello staff.

La consacrazione digitale di un’icona 

Questa sua straordinaria flessibilità lo ha trasformato in una vera e propria divinità della cultura digitale. Su TikTok e Instagram, dove Dafoe è diventato il protagonista di video e meme virali legati ai suoi street style, viene definito Drip King. L’episodio più emblematico è stato un video di The People Gallery girato a New York, dove l’attore è stato fermato per un fit check mentre sfoggiava un mix perfetto tra capi Prada e un maglione verde Woolrich; di fronte alla richiesta dell’intervistatore di dispensare consigli di stile al pubblico, ha risposto sorridendo: «Non lo farei mai. Non darei mai a nessuno un consiglio di stile». È proprio questa assenza di pretenziosità a conquistare soprattutto il pubblico più giovane. Senza cercare l’approvazione dell’algoritmo, Willem Dafoe dimostra che la vera coolness non si programma: è solo una questione di attitudine, ironia e di una innata libertà.

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