STYLE

14 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti

I flaconi che hanno trasformato la profumeria in arte visiva

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14 Settembre 2026

Articolo di

Giorgia Monti
Flaconi profumi Shocking Schiaparelli Leonor Fini
Photo of Schiaparelli House Archives

I flaconi che hanno trasformato la profumeria in arte visiva

La storia del profumo affonda le sue radici nella notte dei tempi. Il termine stesso deriva dal latino per fumum, ovvero “attraverso il fumo”, un’espressione che rimanda all’antico rituale di bruciare incensi e legni resinosi sugli altari sacri. Dai rituali dei Romani fino alle cerimonie ancora più antiche degli Egizi, queste formule mistiche erano custodite gelosamente dalle caste sacerdotali. 

Con il passare dei secoli, la dimensione spirituale ha ceduto il passo al prestigio sociale, trasformando le fragranze nel vezzo supremo delle corti europee e in un simbolo di potere per pochissimi. Si attesta che la profumeria moderna sia nata nel 1370 con la leggendaria Acqua della Regina d’Ungheria, la prima fragranza liquida a base alcolica. Ma solo tra il XIX e il XX secolo, grazie alla chimica moderna e alla democratizzazione dei consumi, il profumo si è trasformato in un accessorio quotidiano.

Oggi sappiamo che dietro ogni fragranza si cela il genio invisibile dei maestri profumieri, veri e propri “nasi” capaci di orchestrare sinfonie olfattive. Eppure, l’esperienza di un profumo non inizia mai con l’olfatto, ma con la vista. Prima ancora di vaporizzare un’essenza, è il suo contenitore a parlarci: dietro il design delle boccette più famose si nascondono storie straordinarie e grandi firme della cultura visiva globale, con pittori, designer e architetti che hanno realizzato vere e proprie sculture tascabili.

Shocking di Elsa Schiaparelli (1937) – Leonor Fini

La pittrice surrealista argentina stravolse per sempre le convenzioni del packaging cosmetico con un’intuizione scandalosa per l’epoca. Leonor Fini modellò il flacone sulle curve anatomiche dell’attrice Mae West, icona hollywoodiana di sensualità e cliente abituale della maison. Decorata con delicati fiori di porcellana colorata e completata da un metro da sarta incrociato sul collo, la boccetta anticipò di decenni l’uso del corpo umano nel design industriale, trasformando l’erotismo in un oggetto d’arte quotidiano. Inoltre, il flacone non era racchiuso in una comune scatola di cartone, ma veniva custodito sotto una cupola di vetro trasparente.

Le Roy Soleil di Elsa Schiaparelli (1946) – Salvador Dalí 

Per celebrare la fine della guerra, la stilista affidò il design di questa fragranza all’amico Salvador Dalí. Il pittore concepì un’opera surrealista in cristallo Baccarat, prodotta in soli duemila esemplari. Il profumo nacque come tributo al Re Sole per omaggiare Place Vendôme, la piazza parigina dove sorgeva la boutique di Schiaparelli e che un tempo ospitava la statua del monarca. Questo capolavoro di simbolismo presenta una base in rilievo che raffigura uno scoglio battuto dalle onde, sormontata da un sontuoso tappo a forma di sole al cui interno sono dipinti degli uccelli in volo che, attraverso un trompe-l’œil, tratteggiano per illusione ottica i lineamenti di un volto umano. L’intero flacone era custodito in una conchiglia in metallo dorato che fungeva da prezioso scrigno.

L’Air du temps di Nina Ricci (1951) – Marc Lalique

Nato originariamente nel 1948 dal disegno dello scultore catalano Joan Rebull — che lo concepì inizialmente come un sole radioso sormontato da una colomba singola — questo profumo ha incontrato il suo destino immortale tre anni più tardi. Nel 1951, infatti, il designer e maestro vetraio Marc Lalique ha firmato il leggendario restyling che ha trasformato il flacone in una delle più grandi icone della profumeria mondiale. Fu lui a realizzare il celebre tappo con le due colombe intrecciate in cristallo satinato, diventate il simbolo universale di amore e pace post-bellica.

Opium di YSL (1977) – Pierre Dinand

Il visionario designer Pierre Dinand firmò uno dei flaconi più scandalosi e rivoluzionari della storia. Ruppe il dogma del vetro trasparente coprendo la boccetta con una scocca di plastica opaca color lacca rossa per simulare gli inrō, piccoli contenitori di medicinali (spesso oppio) che i samurai giapponesi appendevano alla cintura. Al centro, una finestrella circolare in vetro permette di intravedere il liquido, mentre un cordoncino di seta nera con una nappa annodata a mano ricollega l’oggetto alla tradizione orientale.

J’Adore di Dior (1999) – Hervé Van der Straeten

Il celebre art designer francese concepì una delle silhouette più imitate e riconoscibili della profumeria moderna. La forma del flacone richiama l’essenzialità di un’anfora classica, andando a omaggiare le silhouette a clessidra della linea En 8 disegnata da Christian Dior nel 1947. L’elemento distintivo concepito da Van der Straeten è il collo allungato della boccetta, cinto da un sontuoso torchon di anelli dorati che richiamano i celebri gioielli di ispirazione Masai portati in passerella in quegli anni da John Galliano per la maison.

Nameless di Kenzo (2009) – Ron Arad

Conosciuta anche con l’evocativo acronimo di UFO (Unidentified Fragrance Object), questa boccetta futuristica a forma di “infinito” è totalmente priva di spigoli vivi o linee rette. Il celebre designer israeliano ha concepito una vera e propria scultura tascabile in metallo lucidata a specchio, priva di un tappo visibile poiché l’erogatore è integrato direttamente nella scocca. Il risultato è un oggetto alieno e sensoriale che gioca con i riflessi dello spazio circostante, rompendo lo schema classico del vetro trasparente per trasformare il profumo in un elemento di puro design d’avanguardia.

Woman di Donna Karan (2012) – Zaha Hadid

Progettato dalla leggendaria “Regina delle curve”, il flacone abbandona ogni spigolo tradizionale per farsi scultura traslucida in plastica scura e vetro. La silhouette fluida e misteriosa evoca le imponenti strutture architettoniche di Hadid ma, al contempo, rivela un design profondamente intimo. La boccetta è stata infatti sagomata per adattarsi perfettamente all’incavo della mano e per richiamare, attraverso le sue celebri torsioni dinamiche, la fluidità del movimento e la sensualità del corpo femminile.

Idôle di Lancôme (2019) – Chafik Gasmi

L’architetto e designer industriale ha firmato una vera prodezza ingegneristica realizzando uno dei flaconi più sottili al mondo, con uno spessore record di appena 15 millimetri. Caratterizzato da un design geometrico e piatto incorniciato da una sottile struttura metallica, il flacone era privo di una vera base d’appoggio nelle sue prime edizioni. La boccetta, infatti, non andava esposta in verticale sulla mensola, ma era pensata per essere appoggiata in orizzontale sul mobile da toeletta o per essere infilata comodamente in borsa, proprio come si farebbe con uno smartphone. Ispirandosi all’ergonomia palmare dei dispositivi tecnologici, Gasmi ha tradotto i codici dell’architettura minimalista in un oggetto futuristico sintonizzato sulle abitudini delle nuove generazioni.

Mirror di Comme des Garçons (2021) – Kaws

Questo progetto nasce utilizzando il classico flacone piatto e asimmetrico tipico della Maison d’avanguardia come se fosse una vera e propria tela d’artista, senza modificarne la forma originale. Sulla superficie del vetro è stampata la serigrafia con le iconiche mani di COMPANION, il celebre personaggio creato dal re della pop e street art globale Brian Donnelly, in arte Kaws. L’opera d’arte visiva si fonde così con la fragranza, creando un connubio perfetto tra il mondo della profumeria artistica e la cultura contemporanea dei toys da collezione.

Les Extraits di Louis Vuitton (2021) – Frank Gehry

Una collezione che rappresenta lo storico debutto nel mondo della profumeria di Frank Gehry, uno dei più grandi architetti al mondo. Ispirandosi alla bottiglia originale concepita dal designer industriale Marc Newson, il celebre progettista del Guggenheim di Bilbao ha applicato il suo approccio scultoreo rendendone le linee più sinuos. Tutta la forza espressiva si concentra sul lussuoso cappuccio in metallo modellato e lucidato a mano: prendendo la forma di un fiore immaginario e metallico, il tappo rievoca gli spruzzi del mare e gioca con forme contorte e dinamiche che richiamano la passione dell’architetto per la navigazione.

Holiday Collection di Acqua di Parma (2024) – India Mahdavi

Il flacone in stile Art Déco della celebre colonia italiana è stato completamente reinterpretato per dare vita a una collezione natalizia d’autore. Il progetto è stato affidato all’architetta e designer d’interni di fama mondiale India Mahdavi, celebre per il suo uso audace del colore. Attraverso una prestigiosa collaborazione con la vetreria Salviati, l’artista ha unito la sua visione pop alla sapienza artigianale italiana, dando vita a dodici pezzi in edizione limitata, soffiati a mano dai maestri vetrai di Murano. La collezione trasforma la superficie della boccetta in una scultura cromatica ricca di righe, spirali e toni vibranti.

Pêche Mirage di Guerlain (2025) – Charles Pétillon

L’iconica Bee Bottle — la bottiglia con le api imperiali nata nel 1853 — è stata reinterpretata in un’edizione speciale limitata a soli venti esemplari nel mondo. Lavorando sul formato monumentale da un litro della fragranza, il visual artist francese Charles Pétillon ha adagiato il flacone all’interno di una scultura in porcellana di Limoges realizzata dagli Ateliers Arquié, formata da un turbine di palloncini bianchi. Il creativo non si è limitato a creare la struttura esterna, ma ha modificato i dettagli della boccetta stessa, facendone dipingere a mano le api in oro bianco e impreziosendo il tappo con un inserto in ceramica. Questa sinergia fonde magistralmente l’eredità storica del marchio con l’arte contemporanea più concettuale.

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