STYLE

30 Giugno 2026

Articolo di

Michela Frau

Dimore come autoritratti: la storia delle ville di Gianni Versace

STYLE

30 Giugno 2026

Articolo di

Michela Frau
Gianni Versace ville dimore storia history
Photo of Fantini Mosaici

Dimore come autoritratti: la storia delle ville di Gianni Versace

Flamboyant è un termine d’origine francese che, preso in prestito dalla storia dell’arte, viene utilizzato per descrivere qualcosa di estremamente appariscente. Vistoso. Esuberante e, senza alcuna accezione negativa, eccentrico. Caratteristiche che lo rendono squisitamente adatto a descrivere quello che fu l’immaginario creato da Gianni Versace, frutto dell’incontro tra decorazioni, passioni, colori e culture diverse, che, come un moderno Marco Polo, seppe scoprire prima e mettere insieme poi, non solo nelle sue creazioni, ma in tutto ciò che maneggiava e rendeva manifesto della sua visione. Le sue case, così diverse eppure in un certo senso complementari, lo testimoniano. «Ogni casa rappresenta una parte diversa della mia vita e uno stato d’animo diverso», raccontò intervistato dal New York Times.

Quattro dimore come quattro differenti autoritratti architettonici, ciascuna capace di rappresentare una diversa sfaccettatura della sua personalità, devota alla bellezza estetica come solo un figlio della Magna Grecia avrebbe potuto essere. Se il palazzo milanese di via Gesù rappresenta la mente, il luogo in cui le suggestioni si concretizzano in uno spazio concepito al tempo stesso come casa privata e atelier, l’ottocentesca Villa Fontanelle, sul lago di Como, è il simbolo del suo amore per il collezionismo e per l’arte classica: il rifugio dell’esteta per eccellenza. Passando oltreoceano, Casa Casuarina, su Ocean Drive a Miami, può essere considerata il manifesto assoluto della sua estetica esuberante, teatro di serate leggendarie in cui, in tempi non sospetti, si compì l’incontro tra moda, celebrities e nightlife: oggi una costante, ma allora un binomio (quasi) inedito di cui Versace fu precursore. Infine, la townhouse di Manhattan, ultimo grande investimento immobiliare, nonché emblema dell’uomo che aveva conquistato il mondo: la consacrazione internazionale del suo successo.

Tutte custodi di preziose opere d’arte, collezionate o commissionate per l’occasione: mobili d’antiquariato, pezzi contemporanei, suppellettili ed elementi decorativi, antichi o più o meno recenti, mescolati in un ensemble che univa classicismo e cultura pop. Tutte flamboyant. E tutte raccontate in Do Not Disturb, celebre volume pubblicato nel 1996 attraverso il quale le quattro case protagoniste del racconto diventano l’espediente per svelare la personalità di Gianni Versace. Le fotografie – che ritraggono volti celebri come Claudia Schiffer o Sylvester Stallone mentre abitano gli spazi delle diverse dimore – sono firmate da nomi del calibro di Richard Avedon, Helmut Newton, Irving Penn e Steven Meisel. I testi che le accompagnano sono invece dello storico dell’arte Roy Strong, scrittore e direttore del Victoria and Albert Museum fino alla fine degli anni Ottanta.

Oltre 295 pagine che hanno il sapore di un invito: quello di entrare nelle case di Gianni Versace e sentirsi accolti dal loro padrone di casa con un semplice: «Benvenuto a casa».

Villa Le Fontanelle, Moltrasio sul Lago di Como

«M’ero innamorato di Como andandoci a comprare le sete per le collezioni. A un certo punto ho deciso: mi compro una casa mia. Ho trovato una bella casa, molto grande, ottocentesca. Dell’Ottocento non sapevo niente. E mi ci sono buttato». Era il 1977 quando Versace acquistò quella scenografica dimora la cui denominazione deriva dalla particolare conformazione del territorio di Moltrasio, la località che la ospita sulla sponda occidentale del lago di Como, costellata di sorgenti e piccoli corsi d’acqua che sgorgano naturalmente dal terreno roccioso.

Villa Fontanelle Lago di Como Gianni Versace

Photo of Slim Aarons

A battezzarla così fu l’inglese Lord Charles Currie che, innamoratosi della zona e non trovando una dimora che rispecchiasse appieno i propri desideri, decise di costruirne una secondo la propria visione: un edificio neoclassico di quattro piani, direttamente affacciato sulle rive del lago e circondato da uno spettacolare giardino. Dopo diversi passaggi di proprietà, quando Versace la acquistò, Villa Fontanelle versava in un profondo stato di abbandono. Un dettaglio che, tuttavia, non ne offuscò l’originaria bellezza. Tre anni di restauro dopo, con tre cottage, un campo da tennis, una passeggiata che conduceva al lago, un ormeggio privato e una collezione di statue greche e romane – tra cui una copia in gesso dei pugilatori di Canova, posizionati ad adornare la camera da letto – e la villa assunse l’aspetto di un delizioso buen retiro, a pochi passi da Milano, nel quale lo stilista era solito rifugiarsi ogni venerdì, circondato, come suo solito dai più cari affetti tra amici, star (ospiti fissi erano Madonna, Elton John e Lady D) e famiglia.

La dimora nel 2008 fu venduta al milionario russo Arkady Novikov per 35 milioni di euro, mentre gli arredi battuti all’asta da Sotheby’s l’anno successivo, con risultati ben al di sopra della stima iniziale (la vendita totalizzò circa 7,5 milioni di euro di vendite).

Palazzo di Via Gesù 12, Milano

Un indirizzo divenuto simbolo. Il palazzo di via Gesù 12, nel cuore del Quadrilatero milanese, è il luogo che Gianni Versace scelse per dare forma a uno spazio che non fosse né una semplice casa privata né il solo quartier generale del brand. Ispirandosi al modello francese delle maison, immaginò un ambiente in cui spazio privato e spazio di lavoro convivessero, eliminando il confine tra doveri e affetti come accadde lungo tutta la sua vita e carriera. Con questa idea, nel 1982 la famiglia Versace acquisì una prima porzione del palazzo settecentesco sorto sulle ceneri di un antico monastero, per poi completarne l’acquisto nel 1986.

L’abitazione di Gianni occupava l’ala sinistra del primo piano ed era un trionfo di stucchi, soffitti decorati, ornamenti in marmo e una ricca collezione di arte e antiquariato accostata a pezzi contemporanei, il che la rese anche la location perfetta per sfilate e party. A traslare quella teatralità tipica delle sue creazioni negli interni del suo appartamento fu chiamato Renzo Mongiardino, il celebre architetto e scenografo genovese noto per la sua capacità di creare spazi intrisi di decorativismo misurato e classicismo, in un’epoca in cui l’avanguardia parlava il linguaggio del minimalismo. Semplice capire, quindi, perché Gianni Versace (oltre a Valentino Garavani) gli affidò tale compito.

Ancora oggi lo storico palazzo di via Gesù 12 è la sede milanese della maison Versace e ospita l’atelier, gli showroom e parte degli uffici.

Villa Casa Casuarina, Miami

Villa Casa Casuarina è il mito. E non per le tristi vicende a cui è legata nella memoria collettiva, ma soprattutto perché rappresenta il compimento assoluto dell’estetica e della visione di Gianni Versace. Per lui fu un colpo di fulmine: si dice l’abbia acquistata d’istinto nel 1992, durante la prima visita organizzata dopo essere rimasto folgorato da quella grande – e all’epoca decadente – struttura neomediterranea nel cuore di Ocean Drive. Si trovava lì quasi per caso, durante una sosta di un viaggio verso Cuba per raggiungere la sorella Donatella, quando fu incuriosito da una statua di Afrodite inginocchiata in bronzo che dominava l’ingresso. Un «piccolo» dettaglio che trasformò quell’incontro casuale nell’inizio di una (s)fortunata storia d’amore.

Acquistata per 2,95 milioni di dollari e, successivamente, ampliata con l’acquisizione anche dell’hotel adiacente, la villa – il cui nome deriva dal grande albero che un tempo troneggiava di fronte alla proprietà – fu costruita nel 1930 da Alden Freeman, desideroso di replicare su Ocean Drive la casa vista a Santo Domingo, un tempo appartenuta al figlio di Cristoforo Colombo.

Molti anni dopo, e dopo diverse trasformazioni, Casa Casuarina rappresenta l’espressione più compiuta del nuovo barocco di Versace. Affreschi sui soffitti, opere d’arte (alcune firmate da Andy Warhol) e meduse ovunque. Ogni stanza era un mondo a sé: si racconta che quella di Donatella fosse in pieno stile animalier, mentre quella della figlia Allegra – nipote prediletta di Gianni – un tripudio di pappagalli, fiori e fantasie tropicali. Ma il simbolo di quella dimora, teatro di leggendari party con il jet set internazionale degli anni Novanta – invitato non con finalità promozionali ma come parte della cerchia più intima dello stilista – è senza dubbio la piscina, intarsiata con migliaia di tessere d’oro a 24 carati, tutte importate dall’Italia.

La dimora, oggi trasformata in un hotel, fu venduta nel 2000.

La townhouse a Manhattan, New York

Manhattan fu l’ultimo grande investimento immobiliare di Gianni Versace. All’apice del suo successo internazionale, lo stilista volse lo sguardo verso l’Upper East Side, dove, a pochi passi da Central Park, acquistò nel 1995 una townhouse neoclassica dalla sobria facciata in pietra calcarea, situata al 5 East 64th Street, nella celebre Millionaires’ Row. Un soprannome di cui è facile intuire il perché. «Le mie radici sono neoclassiche», raccontò al New York Times a proposito dello stile che desiderava imprimere alla sua nuova townhouse. «E cerco di assorbire la cultura americana». Nacque così una dimora in cui classicismo e arte a stelle e strisce dialogavano in perfetto equilibrio. Per realizzarla, Versace lavorò fianco a fianco con il suo interior designer di fiducia, Massimo Camoli, affidando allo studio milanese Laboratorio Associati l’ampliamento di due piani, a Fantini Mosaici la realizzazione delle opere musive e in marmo e ai maggiori protagonisti dell’arte contemporanea il compito di impreziosire gli ambienti.

Distribuite sui sei livelli della residenza, trovavano spazio oltre diciotto opere di Pablo Picasso, tra cui un ritratto nei toni del rosa di Paloma Picasso bambina, collocato nella camera di Donatella. A queste si affiancavano lavori di Roy Lichtenstein, Julian Schnabel, Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. Proprio Warhol e Basquiat firmarono un’opera collocata al quinto piano, dove un ambiente dall’estetica quasi futuristica, illuminato da un grande lucernario, evocava l’atmosfera di una galleria d’arte.Marmi pregiati, pannelli ottocenteschi provenienti da un palazzo fiorentino, mosaici con la Medusa, pergolati e fontane impreziosivano anche il giardino, un lusso raro nell’Upper East Side.

La residenza rimase nelle mani della famiglia Versace fino al 2005. Negli anni successivi passò al manager svedese Thomas Sandell e, nel tempo, fu rimessa sul mercato a 70 milioni di dollari.

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)