Il gioiello come archivio emotivo
ACCESSORIES
24 Febbraio 2026
Articolo di
Anna Paola Parapini
Il gioiello come archivio emotivo
Un gioiello nasce spesso per un gesto intimo. Un regalo, una promessa o un passaggio di vita fissato in una forma materiale. Solo in un secondo momento può diventare oggetto museale o lotto d’asta. Prima di essere patrimonio culturale, è traccia biografica. È legato a una relazione, a un contesto preciso e a una data riconoscibile. In alcuni casi, questa dimensione privata resta visibile anche quando il gioiello entra nella sfera pubblica. L’ornamento smette di essere solo segno di lusso e diventa documento. È in questo momento che il gioiello si trasforma in archivio emotivo.
Elizabeth Taylor – Set di rubini Cartier
Nel 1957, nella villa La Fiorentina vicino a Saint-Jean-Cap-Ferrat, Mike Todd sorprende Elizabeth Taylor con un set Cartier di rubini birmani e diamanti. Lei ha 25 anni, è appena sposata ed è incinta. Il momento viene filmato da un amico: Taylor esce dalla piscina e riceve la collana in una scatola rossa. Nel memoir My Love Affair With Jewellery ricorda i rubini come “red fire” che brillavano sull’acqua. Pochi mesi dopo Todd muore in un incidente aereo. Il gioiello diventa memoria tangibile di un amore interrotto. Nel 2011 Christie’s lo vende per quasi 4 milioni di dollari.
Elizabeth Taylor – La Perla Peregrina
La Peregrina viene scoperta nel Golfo di Panama nel XVI secolo e donata a Filippo II di Spagna. Attraversa corti, esili e dinastie europee, da Maria Tudor a Napoleone III, guadagnando il nome di “Peregrina”, la vagabonda. Nel 1969 Richard Burton la acquista da Sotheby’s per 37.000 dollari, superando l’offerta di Alfonso di Borbone, e la regala a Elizabeth Taylor. L’attrice la fa rimontare da Cartier in una collana ispirata ai ritratti di Maria Tudor. Dopo episodi leggendari, dal cane che quasi la morde al ricevimento a Buckingham Palace, la perla viene venduta nel 2011 per oltre 11 milioni di dollari, a sostegno della sua fondazione contro l’AIDS.
Lady Diana – Anello zaffiro
Nel febbraio 1981 Diana Spencer sceglie il suo anello di fidanzamento tra una selezione proposta da Garrard, allora gioielliere ufficiale della Corona britannica. Opta per uno zaffiro ovale di Ceylon da 12 carati circondato da 14 diamanti, montato in oro bianco. Il modello, proveniente dal catalogo della maison e non realizzato su misura, costa circa 28.500 sterline. La scelta sorprende e viene subito imitata in tutto il mondo. Dopo la morte di Diana, il principe William lo dona a Kate Middleton nel 2010. L’anello resta identico, ma il passaggio generazionale ne rinnova il significato pubblico e familiare.
Mirrorpix/Alamy
Regina Vittoria – Anello serpente
Nel 1839 il principe Alberto dona alla giovane regina Vittoria un anello a forma di serpente con smeraldo centrale, sua pietra portafortuna, e dettagli in diamanti e rubini. Il serpente, che si chiude in cerchio mordendosi la coda, richiama l’idea di eternità e fedeltà, simboli diffusi già nel mondo antico. Indossato pubblicamente dalla sovrana, l’anello contribuì a diffondere il motivo serpentino nella gioielleria vittoriana, trasformando un gesto intimo in riferimento stilistico per un’intera epoca.
Frida Kahlo – Gioielli precolombiani
Frida Kahlo costruisce la propria immagine anche attraverso gioielli precolombiani in giada, ossidiana, conchiglie e ossa, provenienti in gran parte dal Messico. Nell’Autoritratto con collana del 1933 indossa perle intagliate e pietre verdi che diventano dichiarazione visiva di appartenenza culturale. Elementi che dialogano con gli abiti tehuana e con una precisa presa di posizione politica senza rappresentare semplicemente degli ornamenti. Alcuni pezzi, oggi conservati alla Casa Azul, raccontano un’identità radicata nella storia indigena e trasformano il corpo in spazio simbolico.
Jacqueline Kennedy – Il triplo filo di perle
Il triplo filo di perle di Jacqueline Kennedy accompagna alcuni dei momenti più osservati del Novecento, dall’insediamento del 1961 ai viaggi ufficiali in Francia e in India. Disegnato da Kenneth Jay Lane e acquistato per circa 35 dollari, era composto da perle finte di alta qualità. Dopo l’assassinio di JFK, Jackie continuò a indossarlo come segno di continuità. Nel 1996 Sotheby’s lo batté all’asta per 211.500 dollari, trasformando un accessorio accessibile in reliquia storica.
Maria Antonietta – Braccialetti di diamanti
Nel 1791, durante la prigionia alle Tuileries, Marie Antoinette nascose i suoi gioielli più preziosi in una cassa inviata a Bruxelles. Tra questi, una coppia di bracciali a tre file di diamanti, probabilmente realizzati dal gioielliere Charles Auguste Boehmer e pagati 250.000 livres. Rimasti intatti per oltre due secoli nella stessa discendenza reale, i bracciali sono riapparsi sul mercato nel 2021, venduti da Christie’s a Ginevra per 7,46 milioni di franchi svizzeri, come testimonianze materiali della biografia della regina.
Christie’s
Quando il gioiello diventa archivio
In tutti questi casi il gioiello conserva una data e un legame, ma anche una decisione. Il valore materiale resta significativo, e la forza narrativa nasce dalla storia che l’oggetto trattiene. In questo passaggio si definisce la sua dimensione più duratura: quella di archivio emotivo.
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