FOOD & BEVERAGE

5 Maggio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano

La storia d’amore infinita tra James Bond e lo Champagne

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5 Maggio 2026

Articolo di

Valentina Alfarano
James Bond Champagne Goldfinger film 1964
Goldfinger (1964)

La storia d’amore infinita tra James Bond e lo Champagne

Ci sono molti modi per descrivere James Bond. L’agente segreto creato da Ian Fleming nel 1953 e protagonista di una delle saghe più celebri della cultura popolare guida auto leggendarie e indossa abiti su misura. Il suo stile iconico ha consolidato nel tempo l’immagine di un personaggio diventato una vera icona di eleganza dell’immaginario collettivo, ammirato da uomini e donne. Uno stile che passa anche attraverso ciò che beve.

Nel mondo di 007 lo Champagne occupa un posto speciale e accompagna alcune delle scene più eleganti della saga. La cosa più affascinante è che non si tratta di un semplice dettaglio di scena, ma di un elemento che contribuisce a definire il personaggio e il suo modo di attraversare il lusso con naturalezza.

Nei romanzi di Fleming lo Champagne diventa una presenza ricorrente e contribuisce a delineare la personalità di Bond; l’autore lo utilizza per suggerire il gusto raffinato del protagonista e per evocare un ambiente internazionale fatto di tavoli da gioco e ristoranti eleganti. Il primo incontro tra Bond e lo Champagne avviene già nel romanzo Casino Royale, pubblicato nel 1953. Durante una cena con Vesper Lynd al tavolo del casinò, Bond ordina una bottiglia di Taittinger Blanc de Blancs Brut 1943. Nel dialogo con il cameriere pronuncia una frase rimasta celebre: «Mi dia Taittinger Blanc de Blancs… non è molto conosciuto, ma è il miglior champagne del mondo.» — James Bond, Casino Royale, Ian Fleming.

In poche parole Fleming costruisce un tratto decisivo del personaggio, Bond sceglie con attenzione e dimostra di conoscere il valore delle annate. Il gusto per lo Champagne diventa così un segno di precisione e di competenza, qualità che definiscono il protagonista ben oltre il tavolo del casinò. Nello stesso romanzo compare anche Veuve Clicquot, che accompagna una delle partite di baccarat contro Le Chiffre. La maison fondata a Reims è oggi una delle etichette più riconoscibili della Champagne e possiede vigneti di altissima classificazione; le sue cantine storiche, scavate nella craie sotto le colline di Saint-Nicaise, formano una rete di tunnel lunga circa ventiquattro chilometri, oggi parte del patrimonio UNESCO.

Fleming utilizza lo Champagne per creare atmosfera. Le luci del casinò, il suono delle fiches sul tavolo e il bicchiere che si riempie lentamente diventano parte della tensione narrativa. Le bollicine accompagnano il rischio e il fascino del gioco, rafforzando l’immagine di un mondo elegante e pericoloso allo stesso tempo. Lo Champagne ritorna più volte nei libri successivi. In Moonraker Bond beve Dom Pérignon 1946 durante una cena con M nel club Blades di Londra. In Diamonds Are Forever compaiono Bollinger e Veuve Clicquot Rosé, mentre nel romanzo Goldfinger Fleming introduce Pommery Rosé 1950, servito durante un pranzo in Florida. Ogni etichetta contribuisce ad arricchire l’universo di Bond e a definire il suo rapporto con il lusso.

Anche la maison Krug appare nella saga letteraria con l’annata 1963, in On Her Majesty’s Secret Service, mentre nel racconto breve 007 in New York Fleming cita Taittinger Rosé. Attraverso queste scelte l’autore costruisce il profilo di un uomo attento ai dettagli e capace di riconoscere l’eccellenza. Un agente segreto che può essere spietato durante una missione e impeccabile quando si trova a tavola. Quando James Bond arriva al cinema negli anni Sessanta questo gusto per lo Champagne rimane intatto. Nei primi film con Sean Connery compare spesso Dom Pérignon.

In Dr. No del 1962 appare una bottiglia di millesimo 1955, mentre in Goldfinger del 1964 Bond commenta il Dom Pérignon 1953, ricordando che non dovrebbe mai essere servito troppo caldo. Nel film successivo, From Russia with Love, compare invece una bottiglia di Comtes de Champagne Taittinger, degustata durante una scena in compagnia. Sono apparizioni brevi ma significative, che contribuiscono a definire l’eleganza del personaggio anche sul grande schermo.

Lo Champagne continua ad accompagnare Bond anche nei film successivi. In Thunderball viene servito Dom Pérignon 1955, mentre in You Only Live Twice appare il millesimo 1959. Le bollicine diventano così una presenza costante nell’universo visivo della saga, accanto allo smoking nero e alle sale da gioco. La svolta arriva alla fine degli anni Settanta.

Con Moonraker del 1979 prosegue il lungo rapporto tra James Bond e la maison Bollinger. Nel film compare una bottiglia di Bollinger R.D. 1969, scoperta da Bond nella stanza della dottoressa Holly Goodhead. La scena è accompagnata da una battuta diventata celebre: «Bollinger… se è il ’69 significa che mi stavate aspettando.» Da quel momento Bollinger diventa la maison più associata all’agente segreto britannico. Le bottiglie compaiono in numerosi film della saga e accompagnano molte scene di seduzione. La relazione tra Bond e Bollinger è una delle più durature nella storia del cinema.

Nel corso degli anni lo Champagne della maison francese continua ad apparire sullo schermo. In GoldenEye del 1995 Pierce Brosnan brinda con Bollinger La Grande Année 1988, mentre nei film più recenti con Daniel Craig le bottiglie Bollinger accompagnano diverse scene ambientate tra hotel e casinò.

Il legame tra 007 e lo Champagne va oltre il semplice product placement. Le bollicine rappresentano una parte dell’estetica di Bond e contribuiscono a costruire il suo mondo fatto di eleganza, seduzione e controllo. Nel corso dei decenni il personaggio è cambiato, così come il volto degli attori che lo hanno interpretato. Rimane però immutata l’immagine di Bond con un calice di Champagne tra le mani, simbolo di uno stile che continua a attraversare generazioni di lettori e spettatori.

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