ll Lago di Como e i suoi cancelli
LIFESTYLE
22 Giugno 2026
Articolo di
Beatrice Nicolini
ll Lago di Como e i suoi cancelli
Per ogni villa che si rispetti esiste una linea divisoria tra il suo interno e il mondo fuori: un muretto, una siepe, una ringhiera; elementi di confine più o meno lineari, più o meno decorati, capaci di offrire la giusta riservatezza a chi vi sta dentro e, al tempo stesso, di alimentare un’aura di mistero in chi tenta di osservarne i dettagli da fuori.
In questo scenario, i cancelli affacciati sul Lago di Como non lasciano nulla al caso. Imponenti e ricchi di dettagli – spesso attraversati da fitte trame che filtrano lo sguardo –, custodiscono le ville senza mai nasconderle davvero. Dall’esterno, infatti, rivelano una grande varietà di scorci, mentre dall’interno, il cancello non interrompe mai la bellezza del paesaggio fuori, ma la accompagna.
Tra tutti, spicca forse il cancello di Villa Cipressi, che ormai da tempo attrae un’ondata di turisti desiderosi di posarvi di fronte, immortalando in foto o in video la vista a cui si apre la struttura, la quale dà direttamente sul Lago e guida lo sguardo all’orizzonte infinito attraverso una scalinata.
Uno scenario che si ripete anche a Villa Monastero, dove le scalinate esterne danno sull’acqua in punti distinti: in uno, la mancanza di un cancello di confine dà quasi l’impressione allo spettatore di poter cadere nel vuoto del Lago (se lo si osserva dal suo interno), mentre nell’altro, un cancello discreto con qualche ghirigoro ornamentale taglia orizzontalmente la prospettiva, mentre una ringhiera postavi sul retro (se la si osserva dal suo interno) garantisce un senso di chiusura.
Anche ai Giardini di Villa Melzi si ripete un po’ lo stessa logica: mentre una balaustra circonda il perimetro del luogo, all’improvviso due colonne si innalzano sulla scena, e insieme a un semplice cancelletto spezzano il pattern stabilito dal muretto. Se chiuso, questo stabilisce comunque un senso di continuità. Ma se aperto, si percepisce la sensazione e possibilità di cadere nel Lago.
A volte basta infatti un cancello a stabilire un gioco ottico: a Villa Cagni Troubetzkoy, che visivamente richiama sia le sembianze di uno chalet che il profilo incantato del Bran Castle, il cancello della piscina esterna lascia, una volta aperto, intravedere la punta della torretta più alta della casa, senza però mostrarla nella sua interezza. Un gioco di prospettiva noto anche a Villa Carlia, dove il cancello che dà sulla strada è situato ai piedi del rilievo su cui erge la magione, un posizionamento che favorisce la visibilità della villa, anche grazie alla curvatura della parte alta del cancello (molto simile a quella presente nell’imponente cancello di Villa Mondolfo, o Villa Volontè, attaccata a un’altra magione importante, Villa Olmo).
Poco lontano, anzi, quasi di fianco a Villa Carlia, un’altra struttura, Villa Sola Cabiati (nota anche come “La Quiete”), presenta invece un cancello più ampio (non tanto quanto quello di Villa Saporiti, che sempre a Como ricopre l’intero perimetro della proprietà), strutturato a semicerchio, arricchito da dettagli dorati e dall’iniziale della Famiglia Serbelloni, cui si devono importanti interventi di rinnovamento della proprietà.
Se non ci si sposta da Tremezzina, si potrà notare che anche sul cancello di Villa Carlotta appare l’iniziale “C”, probabilmente in riferimento alla principessa Carlotta di Prussia, a cui fu ceduta la proprietà dalla madre. Lettera che, inoltre, pare ripetersi anche nel corpo del cancello, sui due lati opposti.
E se non è un’iniziale a sormontare il cancello, sul Lago di Como si possono trovare anche degli stemmi. Come nel caso della Villa del Balbianello, dove questo pare ripetersi anche in altri punti della proprietà, ad esempio ne La Loggia.
Forme, colori e simboli si intrecciano così in composizioni uniche, accomunate dalla storia, ma pur sempre ricche di personalità distinte, trasformando l’architettura del cancello nell’inaspettata protagonista della scena.