È grazie a Luisa Spagnoli se oggi troviamo la sorpresa nelle uova di Pasqua
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5 Aprile 2026
Articolo di
Michela Frau
È grazie a Luisa Spagnoli se oggi troviamo la sorpresa nelle uova di Pasqua
Tutti conosciamo le caramelle Rossana, nell’immaginario comune indissolubilmente legate a dolci ricordi d’infanzia. E tutti conosciamo i Baci Perugina, cioccolatini scrigno di messaggi d’amore, creati nel 1922 da Luisa Spagnoli, che li volle chiamare «cazzotti» vista la loro forma simile alle nocche di una mano. Un nome forse poco adatto a dei cioccolati divenuti simbolo di un romanticismo senza tempo, ma che molto racconta della verve di una donna dell’Ottocento imprenditrice visionaria e pioniera dell’emancipazione femminile, protagonista di una miniserie andata in onda su Rai Uno nel 2016, che ha raccontato la sua storia al grande pubblico.
Mente e braccia non solo dell’azienda che tuttora porta il suo nome – le cui redini sono oggi in mano alla quarta generazione della famiglia – ma anche di tante altre idee innovative. Una di queste, ogni anno, rende la Pasqua più piacevole per tutti.
Era il 1901 quando Luisa, all’epoca giovane ventiquattrenne, convinse il marito Annibale Spagnoli a investire i risparmi in una piccola drogheria nel cuore di Perugia – la sua città natale – specializzata nella produzione di confetti. Un piccolo laboratorio in cui poté, da non esperta del settore, sperimentare ricette e lavorazioni artigianali e da cui, pochi anni più tardi, con l’ingresso di tre soci – tra i quali un tal Francesco Buitoni, il cui cognome non necessita di spiegazioni – nacque la Perugina che noi tutti conosciamo. A lei il compito, anche in virtù dell’innata inventiva, di sviluppare nuovi prodotti capaci di battere la concorrenza delle inarrestabili aziende del Nord.
Incarico che portò a termine nonostante numerose peripezie e difficoltà, che seppe sempre sfruttare come occasioni di crescita. Se durante la Grande Guerra tutti i dolciumi vennero considerati beni voluttuari e la loro vendita vietata, Luisa decise di utilizzare il cacao e di convertire gli impianti di lavorazione. Il risultato? La Perugina divenne leader nel cioccolato.
La chiamata al fronte degli uomini, un tempo suoi dipendenti, divenne invece l’occasione per assumere lavoratrici e istituire un asilo nido aziendale, sopperendo così a un compito fino ad allora esclusivamente riservato alle madri e rendendo l’azienda leader nel welfare, parola di cui all’epoca nessuno conosceva il significato. L’azienda cresceva e parallelamente Luisa investiva in un progetto altrettanto innovativo: l’allevamento di conigli d’angora, all’epoca quasi sconosciuti in Italia. Era il 1928 e veniva alla luce l’azienda Angora Spagnoli.
Importando i migliori esemplari da Inghilterra, Francia e Germania, creò un incrocio allevato nella tenuta agricola di Santa Lucia – sede storica del marchio di moda – capace di produrre una lana soffice e pregiata, raccolta esclusivamente tramite una delicata pettinatura che preservava il benessere dell’animale. Nascono così i primi capi in maglia Luisa Spagnoli.
Da qui l’idea: perché non inserire piccoli cadeau in maglia d’angora all’interno delle uova di cioccolato? L’intuizione è geniale e la sua funzione è duplice. La sorpresa diventa così un efficace strumento di marketing capace di promuovere la nascente attività che di lì a poco avrebbe portato alla fondazione ufficiale dell’azienda di moda (il cui successo Luisa non poté vedere, essendo scomparsa nel 1935, mentre l’azienda fu ufficialmente fondata dal figlio Mario nel 1937), ma la sorpresa, al contempo, lega per sempre i due brand, Perugina da un lato e Luisa Spagnoli dall’altro, a un’emozione piacevole.
E quasi cento anni dopo, l’idea non ha perso un briciolo della sua forza innovativa.
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