STYLE

9 Febbraio 2026

Articolo di

string(13) "Silvia Pisanu"
Silvia Pisanu

La rilevanza culturale del vestito Mondrian di Yves Saint Laurent

STYLE

9 Febbraio 2026

Articolo di

Silvia Pisanu
Mondrian Dress Yves Saint Laurent vestito
Guy Marineau/Yves Saint Laurent

La rilevanza culturale del vestito Mondrian di Yves Saint Laurent

Quando Yves Saint Laurent, all’epoca ventinovenne, presentò il celebre vestito Mondrian nel 1965, all’interno della collezione autunno-inverno 1965–1966, omaggiò un artista e, allo stesso tempo, intercettò uno dei momenti più radicali del pensiero visivo del Novecento. Per comprendere davvero la portata di questo abito è stato necessario tornare a Piet Mondrian e alla sua idea di arte come linguaggio universale e come forma di equilibrio assoluto. Yves in persona utilizzò queste parole per descrivere il pittore olandese: “Mondrian è purezza. Non credo esista qualcosa di più puro nel mondo dell’arte”, sottolineando come la sua estetica minimalista e geometrica incarnasse una perfezione ideale che il designer desiderava tradurre in abito.

Mondrian, fondatore del Neoplasticismo olandese e figura chiave del movimento De Stijl, ha concepito la pittura come una riduzione della realtà a struttura, costruendo una tensione tra verticali e orizzontali e colori primari e non-colori. Le sue composizioni hanno perseguito l’ordine del caos del mondo attraverso una grammatica visiva essenziale, quasi spirituale. In questo senso, i suoi quadri si configurano come vere e proprie architetture del pensiero, tentativi di costruire un’armonia universale capace di valere oltre il tempo e oltre la moda stessa.

Proprio questa tensione verso l’assoluto affascinò lo stilista. Nel vestito Mondrian, un tubino corto a trapezio realizzato in lana e jersey, il designer ha trasposto un’estetica pittorica nella costruzione dell’abito e ha portato a compimento un’operazione ancora più sottile e rischiosa, quella di rendere indossabile un’utopia modernista.

Le linee nere si sono trasformate in cuciture invisibili, i blocchi di colore in volumi costruiti e il corpo femminile è diventato il luogo in cui l’astrazione ha incontrato la vita reale. Per enfatizzare i motivi decorativi, è stato progettato per cadere dritto sul corpo, privo di drappeggi o pieghe, in modo che la geometria dei blocchi di colore emergesse in tutta la sua chiarezza e precisione. L’abito ha incorniciato il corpo, come se la donna diventasse parte integrante della composizione. Una figura mobile all’interno di una griglia teoricamente perfetta.

Mondrian Dress Yves Saint Laurent vestito

Yves Saint Laurent/DALMAS/SIPA

La stampa geometrica su abiti senza colletto e senza maniche poteva apparire a prima vista semplice ma racchiudeva una complessità tecnica straordinaria. Il risultato era una silhouette chiaramente definita, con una struttura ingegnosamente nascosta e un’estetica raffinata che combinava rigore geometrico ed eleganza femminile. Il richiamo alle cromie tipiche di Mondrian e al color-blocking non rappresenta una banalizzazione della sua opera, bensì un’eternizzazione di una ricerca condivisa da artista e stilista, basata sull’essenzialità e sulla geometria applicate all’estetica.

In questo passaggio si è prodotto lo scarto decisivo. Se Mondrian aveva mirato a una forma di universalità impersonale, Yves Saint Laurent ha restituito quella struttura astratta alla singolarità del corpo e al suo movimento. Ne è nata una traduzione che ha trasformato il linguaggio originario, permettendo al vestito Mondrian di affermarsi come icona viva invece che come semplice citazione nostalgica e di collocarsi in uno spazio di tensione tra disciplina e desiderio.

Alla sua presentazione a Parigi, l’abito generò da subito un’eco mediatica enorme. La stampa dell’epoca parlò di una rivoluzione, elogiando la capacità di Saint Laurent di sintetizzare arte e moda in un linguaggio visivo chiaro e moderno, adatto alle donne del suo tempo. L’abito era in vendita all’epoca a 130 mila lire, cifra che ne sottolineava il prestigio e la portata innovativa. Alcuni articoli di giornale sostenevano che quella moda “sarebbe stata indossata per le strade il giorno dopo”, a testimonianza dell’impatto culturale istantaneo di quell’estetica.

La collezione, che includeva anche abiti ispirati ad altri artisti, come Serge Poliakoff e Kazimir Malevich, comprendeva solamente sei abiti, degli ottanta totali, ispirati a Mondrian eppure la forza visiva di quei pezzi ha portato la stampa a identificarla come “Collezione Mondrian”, diventando rapidamente icone del design dei Sixties.

Nel contesto contemporaneo, questo dialogo tra arte e moda è stato spesso riletto come una delle prime operazioni di contaminazione consapevole tra due sistemi culturali destinati a intrecciarsi sempre più nel tempo. Ciò che ha distinto il progetto di Saint Laurent rispetto alle collaborazioni moda-arte successive è stata la centralità dell’idea rispetto a qualsiasi elemento di branding o strategia commerciale esplicita. L’assenza di loghi e di storytelling didascalico ha lasciato spazio a una visione forte, capace di esprimersi attraverso la forma. In un’epoca come la nostra, segnata da una citazione visiva continua e spesso superficiale, il vestito Mondrian viene evocato come esempio di appropriazione colta e strutturale.

Mondrian Dress Yves Saint Laurent vestito

Droits réservés/Musée Yves Saint Laurent Paris

L’abito ha seguito un destino che ha superato la dimensione effimera della moda, entrando nelle collezioni dei principali musei del mondo, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York e il Rijksmuseum di Amsterdam. La sua presenza in questi contesti conferma un valore che è insieme estetico e culturale.

Anche Mondrian ha attraversato una nuova stagione di rilettura. Le sue griglie sono diventate pattern globali, riprodotti all’infinito, spesso privati della loro carica teorica originaria. Proprio questa diffusione estrema rende ancora più significativo il gesto di Saint Laurent, che ha anticipato la fase della banalizzazione, intervenendo in un momento in cui Mondrian rappresentava ancora una posizione filosofica rigorosa e intransigente.

YSL è stato un genio influenzato dalle sue ispirazioni, capace di aprire la strada a un nuovo concetto di incontro tra arte e moda, iniziato con la collezione Mondrian e poi sviluppato attraverso numerosi altri progetti. Tra questi, la sfilata autunno-inverno 1966 Pop Art, tributo ad Andy Warhol; la collezione primavera-estate 1967 Bambarache, ispirata all’arte africana; l’autunno-inverno 1981, che richiamava i modelli di Henri Matisse, le giacche ricamate primavera-estate 1988, raffiguranti l’iris e i girasoli di Vincent Van Gogh. Questi esempi testimoniano la sua capacità di trasporre linguaggi artistici complessi in abiti raffinati, creando una moda sempre innovativa e concettualmente ricca.

Riletto oggi, il vestito Mondrian emerge come un capolavoro di moda e come un documento culturale capace di raccontare ancora il momento in cui l’arte moderna è entrata nella vita quotidiana senza perdere complessità. È il punto in cui l’astrazione è scesa dal museo per incontrare la strada e la donna contemporanea ed è forse per questo che, a sessant’anni di distanza, continua a essere discusso come una forma ancora attiva di pensiero visivo.

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

@soldoutservice • latest fashion news on tik tok

advertising

most read

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

soldoutservice

related

most read

condividi su

Link copiato
negli appunti!

Iscriviti alla newsletter

Privacy(Obbligatorio)