ACCESSORIES

31 Marzo 2026

Articolo di

Giorgia Monti

A cosa sono ispirati gli orologi di lusso più famosi e iconici?

ACCESSORIES

31 Marzo 2026

Articolo di

Giorgia Monti
Orologi lusso famosi storia ispirazione Audemars Piguet Royal Oak
Photo of AP Chronicles

A cosa sono ispirati gli orologi di lusso più famosi e iconici?

Complicazioni estremamente precise, cinturini che diventano una seconda pelle e lancette che scoccano raccontando molto di più che il semplice scorrere del tempo. Alcuni orologi incarnano un sogno. Sono il simbolo di un traguardo raggiunto e celebrano un obiettivo di vita. Accessori che accompagnano l’esistenza di milioni di persone da quando, fin dall’Ottocento, vennero creati i primi modelli da polso.

Per molte persone incarnano un desiderio da esaudire o un’eredità da tramandare di generazione in generazione. Spesso indossiamo oggetti che hanno più anni di noi, custodi di storie che forse non conosceremo mai del tutto. Perché oltre al lusso e alla riconoscibilità, i modelli più iconici portano con sé l’importanza di avvenimenti che ne hanno plasmato il successo. Storie che arricchiscono di valore i segnatempo che sfoggiamo al polso.

Dietro ogni grande creazione si nasconde infatti un estro capace di trasformare un’idea in leggenda, racchiudendo in una cassa d’acciaio o d’oro ispirazioni estremamente affascinanti. Come la storia del casco da palombaro che ispirò la nascita dell’iconico Audemars Piguet Royal Oak firmato Gérald Genta, o il carro armato che ispirò Louis Cartier per la creazione dell’intramontabile Tank.

Audemars Piguet – Royal Oak

Fin dal suo debutto avvenuto nel 1972, il Royal Oak si impose come emblema dell’innovazione nel mondo dell’alta orologeria. Attorno alla sua nascita gravitano innumerevoli storie e leggende, ma l’unica certezza resta il genio di Gérald Genta, il progettista e gioielliere svizzero che tracciò le linee di questo orologio rivoluzionario. 

In piena crisi del quarzo, Audemars Piguet scosse il mercato seguendo l’intuizione di Genta che prese ispirazione da un casco da palombaro. Da questa particolare idea nacquero i tratti di design inconfondibili del Royal Oak: il corpo in acciaio rifinito a mano, la lunetta ottagonale con viti esagonali a vista, il quadrante guilloché con motivo “Tapisserie” e il bracciale integrato. Anche il nome evoca il mondo nautico. “Royal Oak”, infatti, rendeva omaggio alle navi della Royal Navy britannica, battezzate in onore della quercia nella quale si nascose il re Carlo II d’Inghilterra. 

Presentato per la prima volta come l’orologio sportivo in acciaio più costoso al mondo, la svolta arrivò solo nel 1974 quando Gianni Agnelli venne immortalato con il Royal Oak allacciato sopra il polsino della camicia, trasformandolo in un accessorio simbolo dell’eleganza sportiva. 

Patek Philippe – Nautilus

Sono passati esattamente cinquant’anni da quando il Nautilus di Patek Philippe ha rivoluzionato l’orologeria con il suo design audace, ma in pochi ne conoscono la storia. Nel 1976, a Ginevra, la maison scelse l’acciaio per realizzare uno dei suoi modelli più iconici, affidandosi alla visione di Gérald Genta che trovò nuovamente ispirazione nel mare. 

Patek Philippe Nautilus orologi storia icona

Questa volta l’intuizione nacque osservando l’oblò di un sottomarino: il nome stesso è un omaggio al sottomarino del Capitano Nemo in “Ventimila leghe sotto i mari”. All’epoca, il mondo dell’orologeria accolse la novità con scetticismo: l’estetica del Nautilus venne considerata da molti eccessiva, mentre i primi appassionati entusiasti lo ribattezzarono affettuosamente “Jumbo” per le sue dimensioni importanti. Eppure, nonostante la robustezza esterna, il cuore del Nautilus rappresentava un simbolo di ingegneria ultra-piatta. 

Le famose “ali” ai lati della cassa rimangono il suo segno distintivo, poiché richiamano le cerniere degli oblò a tenuta stagna, una struttura che oltre ad avere una funzione estetica ne ha una profondamente tecnica. Infatti, la cassa monoblocco permette al Nautilus di raggiungere un’impermeabilità di ben 120 metri, un primato assoluto per l’epoca.

Cartier – Tank

Oltre a essere un pilastro di Cartier da più di un secolo, il Tank ha adornato alcuni dei polsi più famosi della storia. Nel corso dei decenni è diventato un’icona tale che il suo nome è oggi sinonimo di orologeria rettangolare, ma in pochi sanno che la sua estetica ha preso ispirazione dai campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale.

Si dice che Louis Cartier, segnato dall’esperienza al fronte, rimase colpito dalla potenza dei nuovi carri armati corazzati, come i Mark britannici e i Renault FT francesi. Tornato a Parigi, tradusse le linee di quei mezzi in alta orologeria: nacquero così i “brancards”, le barre verticali che proteggono i fianchi della cassa richiamando i cingoli dei carri, mentre la parte centrale ne evoca la torretta.

Nonostante l’origine bellica, venne realizzata un’estetica raffinata con i classici numeri romani e la corona ornata da uno zaffiro cabochon. Infine, il legame con la storia militare venne sancito ufficialmente nel 1917, anno del debutto commerciale, quando Louis Cartier scelse di donare un modello al Generale John Pershing, comandante del Corpo di Spedizione Americano in Europa.

Omega – Speedmaster

Questo modello verrà ricordato per sempre come il primo orologio a essere stato indossato sulla Luna, ma la sua storia inizia diversi anni prima dell’impresa spaziale. Nel 1957, Omega presentò una trilogia di segnatempo destinati a diventare icone assolute, tra cui spiccava proprio lo Speedmaster.

Inizialmente venne concepito come cronografo sportivo e il suo design si ispirò agli orologi integrati nei cruscotti delle supercar italiane degli anni ’50. Caratterizzato da anse ricurve, quadrante nero e larghe lancette a punta, lo Speedmaster introdusse un’innovazione tecnica fondamentale: fu il primo cronografo da polso a spostare la scala tachimetrica dal quadrante alla lunetta esterna, per favorire la leggibilità dei piloti. 

Omega non aveva progettato lo Speedmaster per lo spazio, ma il destino decise diversamente. La collaborazione con la NASA iniziò con la seconda serie del modello, che nel 1962 affrontò la sua prima missione orbitale. Il sodalizio raggiunse l’apice nel 1969 con l’Apollo 11, quando lo Speedmaster, da strumento nato per l’asfalto, divenne una leggenda del suolo lunare.

Hublot – Classic Fusion 

Un quadrante in oro accostato a un cinturino in gomma: nel 1980 l’idea di Carlo Crocco sembrò un’eresia, ma segnò la nascita di Hublot. Fin dall’inizio, l’obiettivo del fondatore fu quello di creare qualcosa di unico, che rompesse gli schemi tradizionali. L’ispirazione originaria di questo segnatempo è racchiusa nel nome stesso del marchio. Inizialmente MDM e poi diventato Hublot, che in francese significa “oblò”, un chiaro omaggio alla passione di Crocco per la nautica e gli yacht.

Hublot Classic Fusion orologi storia icona

Nel 1980, in piena crisi del quarzo, la maison presentò al Salone di Basilea suo primo modello, poi ribattezzato Classic Fusion. Un progetto decisamente sovversivo. In un mercato dominato dall’elettronica giapponese, che si contrapponeva al rigore svizzero, venne proposto per la prima volta un orologio di lusso con quadrante d’oro abbinato a un cinturino in caucciù.

Anche il design si ispirò dichiaratamente all’oblò di una nave, caratterizzato dalla lunetta rotonda con le viti a vista. Ma l’anima dell’Hublot Classic Fusion risiede anche nell’idea definita “Art of Fusion” (l’Arte della Fusione), un concetto rivoluzionario messo a punto dal brand, capace di mescolare materiali nobili con elementi industriali, trasformando la gomma in un nuovo ed elegante standard dell’alta orologeria.

Rolex – King Midas 

Introdotto dalla maison svizzera nel 1964, con una tiratura iniziale limitata a sole 1.000 unità, nel corso dei decenni il King Midas è diventato l’emblema di uno stile audace, scelto da leggende come Elvis Presley. 

Anche in questo caso tutto nasce dalla matita rivoluzionaria di Gérald Genta che, questa volta, realizza un modello prezioso che non cerca la sportività, ma l’opulenza assoluta. Ricavato da un blocco solido di oro 18 carati, all’epoca divenne il modello più costoso e pesante al mondo, capace di sfiorare i 200 grammi sulla bilancia.

Ovviamente l’ispirazione affonda le radici nel mito greco di Re Mida, capace di trasformare in oro tutto ciò che toccava, ma il richiamo alla classicità è evidente soprattutto nelle linee. Il design asimmetrico della cassa omaggia il Partenone di Atene: osservandolo di profilo, la punta triangolare che ospita la corona di carica richiama il frontone del tempio, mentre le scanalature del bracciale integrato ne evocano le colonne.

Proprio la corona di carica, posizionata sul lato sinistro per rappresentare il Sole che sorge sopra il tempio, è incastonata tra le incisioni delle parole “King” e “Midas”. Un dettaglio che evoca la leggenda, poiché si diceva che il sovrano della Frigia usasse proprio la mano sinistra per compiere il suo prodigio, rendendo questo capolavoro di Genta una vera scultura da polso ricca di ispirazioni affascinanti. 

TAG Heuer – Monaco

Il legame tra alta orologeria e corse automobilistiche non smette di affascinare. Nel 1969, in un’epoca in cui i cronografi erano rigorosamente rotondi, l’Heuer Monaco propose un modello che ruppe gli schemi tradizionali. Nato dalla visione di Jack Heuer, non fu solo il primo cronografo automatico quadrato al mondo, ma anche il primo a garantire una totale impermeabilità nonostante la complessità della sua forma. 

Il nome fu scelto come tributo al famoso Gran Premio di Formula 1 del Principato, sigillando un legame indissolubile con l’asfalto. Anche la scelta cromatica fu sovversiva, ma decisamente mirata. Mentre gli orologi del tempo si limitavano al bianco o al nero, il Monaco osò con un blu notte; i due cronografi bianchi quadrati richiamavano i cruscotti delle auto da corsa degli anni ’60, mentre i tocchi di rosso acceso sulle lancette evocavano il mondo del racing.

Sebbene inizialmente non rappresentasse un successo commerciale, l’orologio divenne leggenda grazie a Steve McQueen. Nel 1971, durante le riprese del film “Le Mans”, l’attore scelse personalmente di indossare questo modello, trasformandolo nell’icona definitiva dello stile da pilota.

Richard Mille – RM 001

Passano gli anni, ma le ispirazioni non cambiano. Il Richard Mille RM 001, presentato nel 2001, oltre a rappresentare un tributo al mondo delle corse, è una perfetto tentativo di trasposizione dell’ingegneria della Formula 1 al polso. L’idea alla base di questo orologio fu davvero rivoluzionaria: non limitarsi a richiamare l’estetica delle auto, provando a costruire un orologio che funzionasse esattamente come una di esse.

Per questo motivo fu il primo modello a utilizzare una piastra in titanio, scelta per garantire la stessa leggerezza e rigidità del telaio di una monoposto da corsa. Ogni vite e componente venne progettata per resistere a shock estremi; sicuramente una novità se consideriamo la presenza del tourbillon, una delle complicazioni più delicate e complesse dell’alta orologeria. Inoltre, il fatto che l’orologio non abbia un vero quadrante lascia il movimento a vista, permettendo di osservare la meccanica come se si stesse guardando sotto il cofano di una supercar.

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L’ispirazione tecnica fu talmente innovativa che, al suo debutto al Salone di Basilea, Richard Mille stupì il pubblico lanciando l’orologio a terra, un gesto provocatorio per dimostrare che la sua creazione poteva sopravvivere a impatti violenti. Era la prova definitiva che l’RM 001 non era una creazione come le altre, ma uno strumento nato per sfidare la pista. Dalla nascita di questo segnatempo, la Maison di alta orologeria divenne il riferimento assoluto per i piloti moderni, consolidando il suo legame con l’asfalto come partner ufficiale di McLaren dal 2016 e della Scuderia Ferrari dal 2021.

Jaeger LeCoultre – Reverso

Una delle ispirazioni più famose nel campo dell’orologeria riguarda proprio questo modello. Tutto iniziò nel 1930 in India, all’epoca colonia britannica, dove gli ufficiali dell’esercito inglese erano soliti giocare a polo. Purtroppo, i loro orologi da polso spesso si rompevano a causa di urti e scontri di gioco; fu così che durante una partita, César de Trey, un commerciante svizzero, venne sfidato da un ufficiale a trovare un modo per proteggere il quadrante senza dover togliere l’orologio

De Trey portò l’idea a Jacques-David LeCoultre. La soluzione? Creare una cassa reversibile. Grazie a un sofisticato meccanismo a scorrimento, la cassa poteva ruotare di 180 gradi, nascondendo il delicato vetro e mostrando verso l’esterno il robusto fondello in acciaio. 

Dal lancio nel 1931, il Reverso è diventato il manifesto dell’Art Déco. Le sue linee seguono la sezione aurea e le sue iconiche tre scanalature, dette “godron”, lo rendono un oggetto di un’eleganza quasi aristocratica. Paradossalmente, un orologio nato per resistere agli urti di uno sport, finì per conquistare i salotti dell’alta società europea. 

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