La grande bellezza nascosta dentro Palazzo Barberini a Roma
ART & DESIGN
23 Ottobre 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
La grande bellezza nascosta dentro Palazzo Barberini a Roma
A Palazzo Barberini, nel centro di Roma, l’esperienza dell’arte comincia fin dai primi passi, quando la facciata si apre con il suo portico sulla città e, oltre le grandi arcate, lascia intuire la monumentalità degli spazi interni. Sale monumentali e scale che cambiano continuamente prospettiva raccontano infatti una delle stagioni più straordinarie del Barocco romano, mentre i soffitti e decorazioni conservano la memoria della famiglia che volle trasformare questo luogo nella propria grande residenza e le sale accolgono oggi alcuni dei dipinti più importanti della collezione delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.
La storia del palazzo prese forma nel 1625, quando Maffeo Barberini, eletto papa due anni prima con il nome di Urbano VIII, acquistò per i nipoti una villa sul colle del Quirinale appartenuta agli Sforza. Il progetto venne affidato a Carlo Maderno, che scelse di inglobare l’edificio precedente nella nuova costruzione e immaginò una pianta ad H con due ali collegate da un corpo centrale e aperte verso il giardino. Alla morte di Maderno, nel 1629, il cantiere passò a Gian Lorenzo Bernini, mentre alla storia dell’edificio rimase legato anche Francesco Borromini. La presenza di tre protagonisti dell’architettura seicentesca ha lasciato nel palazzo una continua alternanza di soluzioni, proporzioni e prospettive, tanto che percorrerlo significa davvero osservare il Barocco mentre prende forma attraverso modi diversi di concepire lo spazio.
Uno dei passaggi più spettacolari si incontra nelle scale, dove lo scalone a pozzo quadrato di Bernini accompagna verso gli ambienti di rappresentanza con un disegno ampio e solenne, mentre la scala elicoidale attribuita a Borromini, destinata in origine agli appartamenti del cardinale Francesco Barberini, si avvolge intorno al proprio vuoto centrale secondo una pianta ovale. Sui capitelli compaiono anche le api dello stemma Barberini, un piccolo segno che ritorna in diversi punti dell’edificio e lega la decorazione alla storia della famiglia. Il percorso conduce poi verso il grande salone dominato dal Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona, realizzato nel Seicento, dove le figure dipinte sembrano oltrepassare le cornici e aprire il soffitto verso uno spazio più vasto, mentre al centro ricompare lo stemma Barberini e l’intera composizione spinge lo sguardo verso l’alto, trasformando la sala in una delle immagini più potenti della cultura barocca.
Proprio queste sale ospitano la sede principale delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, la cui collezione attraversa secoli di pittura e comprende opere come la Fornarina di Raffaello, Giuditta e Oloferne e Narciso di Caravaggio, oltre a lavori di altri grandi protagonisti dell’arte italiana ed europea.
Il palazzo continua però a vivere anche attraverso mostre temporanee e iniziative culturali, che portano nuovi percorsi all’interno delle sale storiche e permettono di rileggere opere e spazi da prospettive differenti. È proprio questa continuità a rendere Palazzo Barberini uno dei luoghi più affascinanti della Roma artistica, dove il visitatore passa da una tela a una scala, solleva lo sguardo verso un soffitto dipinto e torna poi alle sale della collezione, mentre il confine tra museo e architettura diventa sempre più sottile. Il palazzo finisce così per essere, esso stesso, una delle opere da osservare.