C’erano una volta le piastrelle firmate dagli stilisti
STYLE
9 Giugno 2026
Articolo di
Michela Frau
C’erano una volta le piastrelle firmate dagli stilisti
Dimenticate asettici, e fin troppo neutri, spazi funzionali. C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui i bagni erano un trionfo di colore e decorativismo. Sanitari in toni pastello, dal rosa alla carta da zucchero – come quelli iconici della Serie Ponti Z che Giò Ponti firmò a partire dagli anni Cinquanta per l’azienda del settore Ideal Standard – e piastrelle concepite come tele da dipingere. O, forse meglio dire, come preziosi tessuti pensati per vestire una parte della casa che, a partire dal secondo dopoguerra, guadagna di diritto un ruolo fondamentale all’interno di un progetto estetico unitario: quello di una casa non solo da abitare, ma anche da vivere e costruire secondo il proprio gusto estetico. Le piastrelle sono protagoniste di questo processo.
Così come fu all’inizio della loro storia, quando le tavolette di terracotta venivano utilizzate come supporto sul quale scrivere e trasmettere ai posteri miti, storie e conoscenze, le piastrelle vintage di molti bagni dei nonni – riscoperte oggi da giovani nipoti che le immortalano fieramente in video sempre più numerosi su TikTok – raccontano una storia che ci riporta indietro di qualche decennio.
Erano gli anni Settanta e il settore delle piastrelle in Italia viveva la sua golden age. Nel corso del decennio la produzione cresce vertiginosamente fino a raggiungere il suo apice nel 1974, con circa 230 milioni di metri quadrati prodotti, di cui un terzo destinato all’esportazione. Numeri che consacrano il Paese come leader del settore grazie soprattutto al distretto di Sassuolo, che ospita la stragrande maggioranza delle aziende specializzate. Intercettando il desiderio diffuso di avere bagni sempre più eccentrici, anticonvenzionali e massimalisti, capaci di rispecchiare il gusto e la personalità dei proprietari di casa, i produttori decidono che è arrivato il momento di fare il passo successivo e trasformare una semplice, seppur funzionale, mattonella in ceramica in un oggetto di design. Per farlo coinvolgono alcuni dei più grandi nomi della moda, impegnata proprio in quegli anni ad affermarsi nel mondo come eccellenza italiana.
Le aziende mettono in campo maestranze e innovazioni – come la monocottura rapida e la serigrafia rotativa, tecniche che consentono di accorciare tempi di produzione e ottenere decorazioni più complesse e precise – mentre gli stilisti ci mettono la loro creatività. Il risultato è un fenomeno unico, tipicamente italiano. Paco Rabanne, Biki e Federico Forquet sono i primi nomi ad essersi cimentati nella realizzazione delle piastrelle, coinvolti da Marazzi, storica azienda leader nel settore. Se lo stilista francese, nel 1970 ideò per l’occasione una decorazione con girandole sui toni del verde, la milanesissima Biki pensò di riportare le decorazioni geometriche dei suoi abiti in piastrelle di grès smaltato con lavorazione a rilievo, mentre lo stilista amato da Marella Agnelli, Forquet, puntò sullo stile rigoroso caratterizzato dalla pulizia della linea.
Nel 1977 arriva il momento di Valentino. L’imperatore della moda firma una partnership con l’azienda Piemme, per la quale realizza una serie di piastrelle ispirate alla natura, dagli alberi d’arancio ai fiori di campo fino alle roselline, dando vita, di fatto, a una delle collaborazioni più note del settore. Un’esperienza che replicherà poi oltreoceano, collaborando nel 1982 con la brasiliana Incepa. Negli stessi anni, il giardiniere della moda, Ken Scott, decora con i suoi iconici e coloratissimi fiori pop le piastrelle di Cedit, presentate in un catalogo la cui prefazione porta la firma di Giò Ponti.
Negli anni Ottanta arriva il boom. Delicate rose nei toni del madreperla, motivi maculati e leopardati in bianco e nero per Krizia, che collabora con Edilcuoghi a partire dal 1983. Tre anni dopo è la volta di Nicola Trussardi che, insieme a Rex Ceramiche Artistiche, realizza una serie di piastrelle capaci di traslare sulla ceramica l’effetto della pelle, affiancandosi a Fendi nella lista dei brand che hanno stretto una partnership con l’azienda emiliana. La modenese Panaria Ceramiche si affida invece allo stile raffinato e architettonico di Gianfranco Ferré. Infine, nel 1997 arriva il turno di Versace, che trova in Ceramiche Gardenia Orchidea il partner ideale per dare vita a una collezione ispirata all’inconfondibile immaginario della Medusa. Una collaborazione che prosegue tuttora e che continua a tradurre su ceramica i codici estetici della maison.
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