La storia della Pista 500 sul tetto del Lingotto a Torino
LIFESTYLE
6 Maggio 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
La storia della Pista 500 sul tetto del Lingotto a Torino
La Pista 500, sul tetto del Lingotto, rappresenta una delle espressioni più emblematiche della trasformazione industriale italiana; da spazio tecnico destinato al collaudo delle automobili a giardino sospeso dedicato all’arte contemporanea, la sua storia attraversa un secolo di visioni e cambiamenti.
Il complesso nacque nel 1915 su progetto di Giacomo Mattè-Trucco secondo un modello produttivo verticale. Le vetture risalivano i piani dell’edificio (all’epoca stabilimento di produzione della fabbrica automobilistica FIAT) fino a raggiungere il tetto, dove un circuito lungo oltre un chilometro permetteva il collaudo finale. Le curve sopraelevate consentivano velocità sostenute e trasformavano una funzione tecnica in una forma architettonica riconoscibile, destinata a entrare nell’immaginario della città. Con la fine dell’attività produttiva negli anni Ottanta, il Lingotto perse la sua funzione originaria ma riuscì a mantenere la propria identità.
L’intervento di Renzo Piano ridefinì gli spazi interni e introdusse nuovi elementi come la Bolla del Lingotto, una struttura sospesa in vetro e acciaio, simile a una capsula trasparente affacciata sulle Alpi, pensata come sala riunioni e diventata nel tempo uno dei segni più riconoscibili della riconversione, lasciando la pista intatta. Per anni il tracciato restò sospeso tra passato e possibilità, senza un utilizzo preciso anche se con una forte presenza simbolica.
Il punto di svolta arrivò con il progetto promosso dalla Pinacoteca Agnelli e sviluppato dall’architetto Benedetto Camerana insieme alla paesaggista Cristiana Ruspa. L’intervento, inaugurato nel 2021 e consolidato nel 2022, trasformò la pista in un sistema continuo che unisce natura e arte; l’anello del Lingotto venne reinterpretato senza cancellare la sua funzione storica e traducendola in un luogo sperimentale capace di confrontarsi con la contemporaneità. Il giardino pensile si sviluppa a circa ventotto metri di altezza e si articola in ventotto isole verdi che ospitano oltre quarantamila piante appartenenti a più di trecento specie.
La selezione privilegia essenze autoctone piemontesi e mediterranee, distribuite secondo cicli stagionali che modificano il paesaggio nel corso dell’anno. Il progetto introduce tecniche sostenibili che riducono il consumo di acqua e ridefiniscono il rapporto tra architettura e ambiente. Oggi questo spazio rappresenta il più grande giardino pensile d’Europa e ha ricevuto riconoscimenti internazionali legati alla progettazione del paesaggio.
Accanto alla dimensione naturale si sviluppa quella artistica. Dal 2022 la pista è diventata una galleria a cielo aperto, con un programma in evoluzione che invita artisti internazionali a confrontarsi con la storia del luogo. Le opere interpretano i codici visivi e simbolici dello spazio e, con la direzione affidata a Sarah Cosulich, la collezione Agnelli si apre al contemporaneo coinvolgendo artisti chiamati a intervenire direttamente sul contesto con lavori site-specific, contribuendo a ridefinire il senso di un’area rimasta a lungo inattiva.
Tra le opere permanenti, Liam Gillick interviene sulla rampa con una superficie trasformata che altera la percezione industriale e introduce una dimensione quasi irreale. Nan Goldin inserisce un’immagine fotografica che richiama dinamiche sociali e culturali, creando un cortocircuito tra memoria privata e spazio pubblico. Il collettivo SUPERFLEX utilizza il linguaggio delle insegne urbane per riflettere sui meccanismi della comunicazione contemporanea, mentre VALIE EXPORT introduce una presenza scultorea che rilegge il corpo e il ruolo femminile in un contesto storicamente maschile.
Il tracciato che un tempo misurava le prestazioni delle automobili accoglie nuove modalità di fruizione e mantiene una continuità con la sua origine, segno che la trasformazione è in grado di rielaborare anche la storica memoria industriale per custodirla e trasformarla in una nuova esperienza che restituisce senso a uno dei luoghi più iconici di Torino.
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