La magia del Ritual, la discoteca in Sardegna scavata nella roccia
LIFESTYLE
18 Luglio 2026
Articolo di
Valentina Alfarano
La magia del Ritual, la discoteca in Sardegna scavata nella roccia
Prima che diventasse uno dei club più gettonati della Sardegna, il Ritual Club Costa Smeralda era una grotta naturale aperta nel granito, nascosta su una collina che non aveva ancora una strada di accesso né collegamenti all’acqua e alla corrente elettrica. Anche Baja Sardinia, oggi tra le località più conosciute della costa gallurese, all’epoca non possedeva ancora il nome con cui sarebbe diventata famosa.
La storia del locale cominciò nel 1966, quando Jacqueline Jobling giunse da Londra insieme a un gruppo di amici per trascorrere l’estate in Sardegna. Raggiunse Porto Rotondo e, per riuscire a rimanere sull’isola, trovò lavoro in un locale, dove il suo compito consisteva nel togliere un vinile e sostituirlo con quello successivo; la musica scelta era soprattutto pop inglese e americano, molto apprezzata dal pubblico internazionale che già frequentava quella parte della costa. Jacqueline tornò poi a Londra, ma l’anno successivo progettò di aprire un ristorante a Porto Rafael insieme a un’amica; l’iniziativa sfumò prima della partenza e la portò a cercare una nuova possibilità.
La costa sarda viveva intanto una stagione di grande fermento, con feste frequentate da produttori, registi e personaggi conosciuti, tanto che per Jacqueline quell’ambiente ricordava quello di Cannes. Fu durante una festa a Castelcervo che incontrò Andrea Fiore, conosciuto da tutti come Andres. Nato a Parma, era un architetto che aveva trascorso parte della propria vita in Sud America, dove si era occupato anche della ricerca di pietre preziose; quella sera le parlò di un progetto che intendeva realizzare vicino alla costa, all’interno di una collina acquistata senza averla vista di persona. Il terreno comprendeva grotte naturali e grandi formazioni di granito. Secondo il racconto tramandato dalla famiglia, Andres trascorse una settimana nella cavità che sarebbe diventata il centro del locale, finché maturò l’idea completa della struttura che voleva costruire.
Nel marzo del 1970 Jacqueline, che aveva ancora bisogno di trovare un impiego, decise di cercare l’architetto conosciuto durante la festa, riuscì a rintracciarlo nei pressi di Arzachena e andò con lui a vedere il terreno. Davanti a lei si aprì una grande cavità nella roccia, mentre intorno mancavano una strada percorribile e le infrastrutture necessarie per ospitare un’attività. Andres le disse che sarebbe diventata una discoteca esclusiva, un club, e che avrebbe aperto ad agosto; così Jacqueline accettò di aiutarlo e nei mesi successivi partecipò alla nascita del Ritual, che riuscì a inaugurare il 6 agosto 1970. La sera dell’apertura, però, Andres non attese il pubblico all’interno del locale. Il timore che nessuno arrivasse lo spinse a restare a cena in un ristorante del paese, mentre un’amica si spostava tra il Ritual e il ristorante per tenerlo informato sull’affluenza. A dispetto dei più cupi timori, le persone cominciarono a raggiungere la collina e continuarono ad arrivare nel corso della serata; quando Andres decise di recarsi al club, più di trecento ospiti avevano già occupato gli spazi ricavati attorno alla grotta.
All’inizio il Ritual era molto più piccolo rispetto al complesso attuale, poiché comprendeva la cavità principale, alcuni locali destinati al pubblico e l’alloggio privato nel quale viveva Andres. Le difficoltà proseguirono anche dopo l’inaugurazione, perché la corrente elettrica saltava spesso e il ghiaccio necessario per il bar non poteva essere prodotto sul posto, e per procurarlo bisognava percorrere circa quattordici chilometri fino a Porto Cervo, dove veniva venduto in blocchi. Una volta acquistato, il ghiaccio veniva legato sul tetto dell’automobile e trasportato fino al Ritual. Anche la musica richiedeva spostamenti continui, in quanto i dischi pop inglesi e americani venivano cercati a Olbia e, quando la scelta disponibile non era sufficiente, fino a Roma. Jacqueline si occupò della selezione musicale dal giorno dell’inaugurazione al mese di ottobre, prima di diventare il principale sostegno di Andres nella gestione del locale.
La collaborazione proseguì oltre la prima stagione e il rapporto professionale si trasformò in una storia d’amore. Jacqueline divenne la compagna di Andres e dalla loro unione nacque Francesca Fiore, destinata a crescere negli stessi spazi nei quali i genitori lavoravano ogni estate. Per Francesca il Ritual fu fin dall’infanzia una casa oltre che un locale. Durante le notti dormiva nello studio del padre, ricavato nei livelli più alti della collina, mentre la musica risuonava nella grotta e i genitori accoglievano gli ospiti.
Negli anni Andres ampliò il primo nucleo della struttura, anche se preferiva descrivere la propria creazione come una scenografia; la grotta rimase il punto centrale, mentre attorno presero forma scale, passaggi e terrazzamenti che seguivano l’andamento della collina. La costruzione si sviluppò secondo uno schema a spirale, collegato agli studi di Andres sulle civiltà nuragiche e sulle simbologie arcaiche. Le rocce presenti sul terreno entrarono a far parte degli ambienti, mentre le linee dell’edificio si adattarono alla conformazione del versante. Il risultato richiama l’aspetto di un castello di granito incompiuto, nel quale gli spazi interni si alternano alle zone aperte, dove nicchie e scalinate si susseguono lungo la collina, con le aperture che permettono alla luce naturale di raggiungere le superfici in pietra e di modificarne l’aspetto durante le diverse ore della giornata.
Il cuore del Ritual è il Temple, ricavato all’interno della grotta naturale e destinato alla pista da ballo; il ferro si inserisce tra le pareti di granito, mentre la conformazione dello spazio richiama quella di un anfiteatro. Il Garden occupa invece un’area esterna e ospita una seconda pista, con una zona riservata e due bar adiacenti. Il nome del club è legato alle leggende secondo le quali le cavità presenti nella zona avrebbero accolto antichi rituali, e Andres riprese quella suggestione nella progettazione di un luogo nel quale la musica e il ballo occupavano il centro dell’esperienza. Anche la posizione del disc jockey rappresentò una scelta insolita per l’epoca, considerando che nei locali dei primi anni Settanta chi selezionava la musica lavorava spesso all’interno di una postazione chiusa e separata dalla sala. Andres collocò invece la consolle al centro della scena, così che il DJ avesse un rapporto diretto con le persone presenti sulla pista.
Il pubblico internazionale frequentò il Ritual fin dalle prime stagioni, molti ospiti arrivavano da Cannes durante il periodo pasquale, mentre seguivano la costruzione delle proprie ville lungo la costa. Jacqueline ricorda una serata nella quale erano presenti contemporaneamente sette regnanti. Tra le personalità passate dal locale figurano la principessa Margaret d’Inghilterra con il marito, Carolina di Monaco e Karim Aga Khan con la consorte. Anche Aristotele Onassis e Jacqueline Kennedy sono ricordati tra gli ospiti che contribuirono alla storia del Ritual.
Le notti degli anni Settanta erano accompagnate da minigonne, zeppe e paillettes, mentre molti personaggi arrivavano in Sardegna in barca e attraccavano al porto vecchio di Porto Cervo. Accanto ai nomi internazionali, la memoria della famiglia conserva episodi legati alla quotidianità del club. Per un anno Giorgio Guida, padre dell’attrice Gloria Guida, lavorò come barman, mentre la figlia trascorse alcune serate alla consolle. Uno dei cocktail più richiesti portava il nome «Cinque Passi e Cadi». Francesca ricorda inoltre numerosi volti della televisione italiana degli anni Ottanta e Novanta, tra cui Heather Parisi e Pippo Franco. Tra gli ospiti internazionali rimase particolarmente impressa la presenza di Magic Johnson, che emergeva con la propria altezza sopra le persone riunite nella pista all’interno della grotta.
La morte di Andres, avvenuta il 28 novembre 2003, cambiò la vita della famiglia e la gestione del locale. Francesca aveva poco più di vent’anni ed era madre di un bambino di due anni quando si trovò a raccogliere l’attività costruita dal padre. La sua prima stagione alla guida del Ritual fu quella del 2004; negli anni successivi trasformò la ditta individuale legata alla figura di Andres in una società della quale lei e Jacqueline sono le uniche socie. La struttura conta venti dipendenti stabili, mentre durante la piena stagione il numero dei lavoratori può raggiungere circa centocinquanta persone. Francesca portò inoltre la musica elettronica in Costa Smeralda quasi vent’anni fa e affidò alcune serate ad artisti, ballerine professioniste e DJ di fama internazionale.
Negli anni più recenti ha orientato la proposta verso un clubbing riconoscibile, costruito attorno a una selezione musicale collegata all’identità del Ritual. Nel 2019 il progetto familiare si è esteso ai livelli superiori della collina con l’apertura del ristorante Le Terrazze Ritual. Andres aveva progettato quegli spazi come un giardino pensile e vi aveva ricavato anche la propria abitazione, rimasta per molti anni separata dalle aree accessibili al pubblico. Oggi una parte della vecchia dimora ospita la cucina e la dispensa del ristorante, mentre i tavoli occupano i terrazzamenti rotondi che risalgono la collina. L’apertura di questi ambienti ha permesso agli ospiti di raggiungere una zona del Ritual a lungo legata soltanto alla vita privata del fondatore e della sua famiglia. Dal 2024 anche Samuele, figlio di Francesca, lavora nel team del club. La storia iniziata con l’arrivo di Jacqueline in Sardegna e con il progetto immaginato da Andres continua quindi attraverso una terza generazione.
A più di cinquant’anni dall’inaugurazione, il Ritual conserva la grotta dalla quale tutto ebbe origine e la struttura cresciuta attorno al granito. La sua storia unisce il progetto di Andres, il lavoro condiviso con Jacqueline e la continuità garantita da Francesca, mentre la collina di Baja Sardinia continua ad accogliere la musica che la attraversa dal 1970.