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30 Dicembre 2026

Articolo di

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Michela Frau

Quando i più grandi stilisti della moda vestivano le hostess di volo

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30 Dicembre 2026

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Michela Frau
Giorgio Armani Alitalia stilisti moda Hostess divise
Giorgio Armani

Quando i più grandi stilisti della moda vestivano le hostess di volo

C’è stato un tempo in cui, alla più classica delle domande «cosa vorresti fare da grande?», la maggioranza delle ragazze rispondeva senza esitazione: «sogno di diventare un’hostess». Sarà forse per l’allure che combinava emancipazione lavorativa e non perché il mestiere delle assistenti di volo si circondò di un’allure che combinava emancipazione, lavorativa e non solo (all’epoca erano poche le donne che viaggiavano nel mondo), indipendenza economica e status sociale, il tutto condito poi da una sana dose di glamour. A partire da quando, nel 1930, la prima hostess al mondo, l’americana Ellen Church, infermiera e soprattutto pilota, volava nei cieli di San Francisco per assistere e confortare i passeggeri più timorosi. Da lì in poi, e soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, in quelli che furono gli anni definiti d’oro dell’aviazione, il corridoio dell’aereo divenne come la passerella di un défilé.

L’eleganza in aeroporto era una prerogativa. Non solo per chi viaggiava, che non puntava di certo al comfort come invece accade oggi, ma anche per il personale delle compagnie aeree, al punto che le loro uniformi erano spesso firmate dai più grandi stilisti dell’epoca, chiamati a coniugare funzionalità, stile e chicness. Tra questi anche Giorgio Armani, che realizzò le divise per Alitalia, succedendo alle Sorelle Fontana, a Mila Schön, Walter Albini e Renato Balestra. Era il 1991 e le hostess volavano in greige.

Lo stilista piacentino creò uniformi che combinavano classe e rigore. Tagli puliti, semplici e precisi per abiti che, per la prima volta, non venivano realizzati nei colori patriottici del tricolore, ma in una tonalità che unisce grigio e beige, calda e al contempo metropolitana. Per le hostess, quelle divise utilizzate fino al 1998, comprendevano una camicia dal taglio maschile, una giacca doppiopetto, una gonna accorciata sopra il ginocchio, un cappotto anch’esso doppiopetto, avvolgente e dalle spalle tipicamente over, e un impermeabile. Infine, tacco medio e una borsa a tracolla, completavano quelle uniformi a cui venne affidato il compito di rendere Alitalia ambasciatrice dell’eleganza Made in Italy nel mondo.

Oltre i confini italiani, la Braniff International Airways, negli anni Sessanta, puntò sullo stile inconfondibile e super pop di Emilio Pucci. Sei le collezioni iper colorate che il Principe delle Stampe realizzò per la compagnia statunitense tra il 1965 e il 1974 – la più celebre chiamata Gemini IV – indossate dalle hostess a bordo degli altrettanto sgargianti aerei (gialli, arancioni e celesti), e concepite come modulari, sovrapponibili e intercambiabili, in un sistema che venne pubblicizzato come air-strip. Giacche, gonne, culottes e collant, stivali coordinati in rosa shocking, verde acceso, giallo e turchese. E poi il pezzo più iconico: lo space bubble helmet, un casco trasparente in plastica, ideato per proteggere le vaporose acconciature delle hostess nelle ventose piste. Più space age di così non si può.

Air France gioca in casa e, nel 1962, arruolò nientemeno che la maison Dior, all’epoca diretta da Marc Bohan. Con lui le divise si tingono di un delicato azzurro polvere, mentre il basco viene sostituito da un pillbox hat, simile a quello indossato da Jackie Kennedy, decorato con il logo della compagnia francese per eccellenza. Cura dei dettagli, pulizia dei tagli e sobrietà come tratti distintivi. Nel 1968 arrivò poi il turno di Cristóbal Balenciaga, ingaggiato poco prima della chiusura della sua casa di moda. Una collezione, quella disegnata da lui per Air France, ritenuta da alcuni l’unica incursione nel prêt-à-porter del celebre couturier spagnolo, il che contribuisce ad aumentarne significativamente il fascino.

Il suo obiettivo non era stupire, ma tutt’al più creare un’uniforme che fosse elegante, dallo stile senza tempo e che conferisse l’autorevolezza che spettava di diritto alle assistenti di volo. Due le uniformi realizzate, una estiva e una invernale e, dal momento che la maison non aveva ancora prodotto capi in serie, confezionate dal rinomato produttore francese Mendès, e poi perfezionate e adattate per avere una vestibilità ottimale nel laboratorio di finitura allestito nell’aeroporto di Orly. Realizzate in poliestere e lana, si componevano di una giacca doppiopetto, una gonna a pieghe, berretto, guanti bianchi e impermeabile con bottoni.

Optò per l’insolito color prugna Valentino, quando venne chiamato, nel 1971, dalla statunitense TWA. Giacca dai bottoni d’oro, con l’immancabile V in rilievo, e abitino con cintura che strizzava la vita. Al collo, il foulard negli stessi toni. L’australiana Qantas, nel 1986, si affidò invece al genio di Yves Saint Laurent. Giacca corta blu con spalle larghe, colletto e polsini in rosso, stampa all over con un inconfondibile motivo a canguro, logo della compagnia, declinato in accesi e diversi colori e proposto anche per l’immancabile foulard. E, in linea con il naturale spirito moderno di Monsieur Yves, la divisa era anche dotata di una versione che comprendeva i pantaloni, non una novità assoluta, ma un’opzione piuttosto rara per il settore.

Più recentemente, nel 2013, Virgin Atlantic ha commissionato a Vivienne Westwood il completo restyling delle uniformi. Rosso, colore della compagnia, gonna a matita e giacca dalla tipica silhouette strutturata. Tutte realizzate in parte con poliestere riciclato da bottiglie di plastica, sono divenute le divise simbolo, oltre che di un’attenzione etica verso l’ambiente, anche della libertà di espressione che la compagnia intendeva dare ai propri dipendenti, che potevano scegliere tra la versione con gonna o quella con pantalone, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ovvero la divisa con la quale si sarebbero sentiti a proprio agio. Ma la lista dei designer che hanno vestito l’equipaggio delle compagnie aeree è lunga e comprende anche nomi come Zac Posen (Delta Air Lines, 2016), Brunello Cucinelli (ITA Airways, 2022) e Setchu, che disegnerà quelle che la All Nippon Airways indosserà a partire dal 2027.

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