Mollo tutto e vado a vivere in campagna
STYLE
15 Maggio 2026
Articolo di
Michela Frau
Mollo tutto e vado a vivere in campagna
Ad un certo punto della vita capita, non di rado, che si senta la necessità di rallentare, di trovare un’oasi di pace, un’alternativa alle giornate che si susseguono scandite perlopiù da impegni, obblighi e doveri. Sfuggire al caos diventa un’urgenza impellente, e costruire un altrove di pace un bisogno naturale: un’abitudine, d’altronde, storicamente consolidata ben prima che fior fiore di studiosi come Jean-Jacques Rousseau teorizzassero la natura come la più potente tra le cure per l’animo umano. «Vengo nel fine settimana per vedere la luce», confessò qualche tempo fa al New York Times Giorgio Armani, riferendosi alla consuetudine che lo portava, almeno una, se non due volte al mese, a cercare rifugio nella sua Villa Rosa.
Così lontana dall’estetica minimalista e neutra della sua moda, quella villa colorata dall’aspetto settecentesco, costruita negli anni Cinquanta nei pressi di Broni- un piccolo comune a cinquanta chilometri da Milano – fu il rifugio prediletto quando lo stilista piacentino sentiva il bisogno di pace. Sarà stato per la vicinanza a Milano o, senza dubbio, per gli interni romantici e per i 10 ettari di terreno curato che circondano la dimora, popolati di animali provenienti da terre lontane: cigni, alpaca, zebre e pappagalli sudamericani variopinti che sorvolano il verde del giardino, scandito da boschetti, prati e piccole radure.
D’altronde, bastano poche ore di silenzio per abbassare il cortisolo, l’ormone dello stress, e favorire una completa rigenerazione mentale. La quiete è capace di innescare quello che la scienza definisce default mode network, una rete cerebrale coinvolta nella costruzione del sé, nel sognare a occhi aperti, nel pensare al proprio passato, nell’immaginare scenari futuri e nel riflettere sulla propria identità. A giovarne, quando attiviamo questa modalità, è il benessere complessivo e, quindi, anche la creatività.
Lo sapevano bene Christian Dior, Yves Saint Laurent e Hubert de Givenchy. Il primo ricercò sempre di creare quel clima di intima quiete che visse nei giardini della sua casa d’infanzia, quelli di Villa Les Rhumbs, curati e ideati da sua madre Marie-Madeleine. Ci provò, e ci riuscì, prima a Le Moulin du Coudret, il vecchio mulino che acquistò con i primi guadagni a circa un’ora da Parigi, e poi al Château de la Colle Noire, in Provenza. Viti, gelsomini, cipressi, glicine e (ovviamente) mughetti e rose centifolie. Un tripudio di piante, alla cui cura Monsieur Dior partecipava attivamente, costruendo lo spazio in cui poter essere semplicemente «Christian».
Photo of Christian Dior Parfums
Il suo successore, quello spazio lo trovò in Marocco. Memore dell’infanzia tra luce, calore e soprattutto colore, Yves nel 1980 acquistò, insieme a Pierre Bergé, il Jardin Majorelle e la villa adiacente, con l’intento di salvarli da un progetto immobiliare che avrebbe irrimediabilmente cambiato le sorti di quel magico luogo a Marrakech, dipinto di blu da Jacques Majorelle. Immerso tra le oltre 300 specie di piante subtropicali, tra cactus, palme, bambù, ninfee e colorate bouganville, Yves cercava il suo personale antidoto al caos interiore. Geometrici e scolpiti, addolciti da un delizioso roseto progettato dalla sua cara amica Bunny Mellon, erano invece i giardini che Hubert de Givenchy volle costruire per lo Château du Jonchet, il fiabesco castello nella regione della Loira che acquistò negli anni Settanta e dove visse fino alla fine dei suoi giorni. Tre giardini differenti ma in egual modo spettacolari.
Sulla strada tracciata dalle tre icone della moda francese hanno poi proseguito diversi creativi.
La passione di Christian Louboutin per il giardinaggio ha radici profonde, così come, d’altronde, l’amore per Les Jardins de Kerdalo, sbocciato negli anni Ottanta e sancito ufficialmente dall’acquisto di quel magico spazio, a pochi passi dal fiume Jaudy, in Bretagna – creato dal principe russo Peter Wolkonsky – avvenuto nel 2021. Da platonico a fisico. La passione che il mago delle calzature nutre per questo giardino, inserito dal New York Times nella lista dei 25 più spettacolari al mondo, ha fatto sì che la magia di questo luogo restasse quella di una volta: circa 17 ettari, divisi in sette aree differenti, tra cui una pagoda, una grotta italiana decorata di conchiglie, specchi d’acqua, laghi e oltre cinquemila piante, vere protagoniste di Kerdalo.
Non i classici regali di nozze. Per il suo matrimonio nel 2003 con Alastair Willis, Stella McCartney ha chiesto ai suoi invitati alberi da piantare nella sua tenuta di campagna immersa nei bucolici paesaggi inglesi. Viali di tigli sono arrivati dalla Germania come dono inviato da Valentino e Tom Ford, mentre Gwyneth Paltrow — come raccontato dalla stessa McCartney a Vogue qualche anno fa — ha regalato dei faggi rossi. Il risultato? Un iconico boschetto a forma di cuore tra i terreni della tenuta di 112 ettari, custodita da siepi intrecciate di rose selvatiche e trasformata, nel tempo, in una fattoria biologica certificata simile a quella dove la figlia di Paul McCartney crebbe.
«Vengo qui per ritrovare me stesso, vivere nel presente, tirare fuori il mio libro preferito e sognare», racconta, in una video intervista firmata da Vogue, John Galliano, che a circa 80 chilometri a nord-ovest di Parigi, precisamente a Gerberoy, un paesino della campagna francese famoso per i suoi pittoreschi giardini, ha trovato il suo rifugio. Tra le mura di una vecchia villa del XIX secolo – che versava in pessimo stato prima di un’imponente opera di restauro che l’ha riportata all’originario splendore – ha costruito la sua personale wunderkammer, scrigno di tesori recuperati nei mercati d’antiquariato che ben trasmettono l’inconfondibile gusto estetico di Galliano. Romantico, teatrale, con un non so che di decadente, come l’antico faggio che domina il giardino di ispirazione inglese.
Nel cuore delle Fiandre, in una dimora neoclassica costruita nel 1840, Dries Van Noten ha trovato il suo buen retiro. Sebbene il creativo di Anversa abbia spesso raccontato di come da bambino odiasse aiutare suo padre, giardiniere di talento, a curare gli spazi verdi della casa, con il passare del tempo ha ritrovato quell’amore – ora più intenso e profondo che mai – e il castelletto di Ringenhof ne è la più vivida testimonianza. Circondata da un terreno di oltre 22 ettari, la villa a Lier – un paese medievale di circa 30 mila abitanti – è un tripudio di sentieri circondati da peonie, garofani, papaveri e rose, per un totale di oltre 50 tipi di vegetazione, protagonisti di un giardino incantato.
Accanto alle residenze più intime e bucoliche, c’è poi anche chi ha cercato la pace in una natura più selvaggia. Il giallo del deserto di Santa Fe, le rocce con incisioni rupestri e i serpenti a sonagli nascosti sotto i cespugli circondano il Cerro Pelon Ranch, commissionato da Tom Ford all’architetto Tadao Ando. Un’immensa proprietà nel New Mexico, dalla superficie superiore a quella di Manhattan, nella quale lo stilista texano si rifugiava per vivere il presente. Fino al 2020, quando la vendette per 48 milioni.
Praterie, rocce rosse, boschi di pini e girasoli selvatici fanno da cornice al Double RL Ranch, acquistato da Ralph e Ricky Lauren – da qui il nome Double RL – nel 1982. L’idea era quella di costruire una residenza totalmente immersa nella natura incontaminata del Colorado, con materiali naturali e strutture semi nascoste tra gli alberi che si perdono negli oltre 6000 ettari della proprietà, circondata dalle San Juan Mountains e abitata da aquile, alci e cervi. Un paradiso in pieno stile western.
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