L’infinita bellezza del Teatro Regio di Torino
ART & DESIGN
20 Dicembre 2025
Articolo di
Valentina Alfarano
L’infinita bellezza del Teatro Regio di Torino
Il Teatro Regio è una soglia tra la Torino barocca e quella moderna, è un confine tra la monumentalità della storia e una visione architettonica capace di reinventarla. Varcarne le porte significa entrare in un racconto di trasformazioni continue, dove l’ascolto diventa esperienza e la memoria dialoga con il presente. Simbolo culturale che intreccia architettura e vita contemporanea, il Teatro Regio è oggi al centro di una nuova stagione di riscoperta, anche da parte dei torinesi. Lo raccontano eventi trasversali come la recente serata firmata ZEGNA e Mytheresa, che ha scelto questo luogo iconico come scenografia d’eccezione per celebrare eleganza, artigianalità e cultura in una Torino sempre più internazionale.
Inaugurato il 26 dicembre 1740 con l’Arsace di Francesco Feo nella suggestiva Piazza Castello, il Teatro Regio nasce su progetto di Filippo Juvarra e viene completato da Benedetto Alfieri: è la Torino barocca della corte sabauda, delle grandi serate pubbliche e del teatro come rito collettivo. La sala, celebrata fin da subito, impressiona per capienza (circa 2.500 posti tra platea e cinque ordini di palchi), per lo splendore delle decorazioni e per l’ambizione tecnica degli allestimenti. Nel Settecento il Regio diventa un riferimento europeo: qui arrivano partiture e nomi che definiscono un’epoca, da Galuppi a Jommelli, da Cimarosa a Paisiello, fino a compositori stranieri come Gluck e Johann Christian Bach.
Tra fine Settecento ed età napoleonica, il teatro registra sul proprio corpo i cambiamenti della storia. Dopo anni di chiusura, tra 1798 e 1804 cambia più volte nome – Teatro Nazionale, Grand Théâtre des Arts, Théâtre Impérial – seguendo le svolte politiche. Il clima “moralizzatore” dei repubblicani porta con sé nuove regole: sparisce il gioco d’azzardo, cambiano i costumi scenici e perfino le presenze ammesse sul palcoscenico, mentre Torino accoglie interpreti di grande richiamo. Nell’Ottocento, con la Restaurazione, il Regio torna ai Savoia: sotto Carlo Alberto la sala assume un’impronta più neoclassica, e la programmazione si apre anche all’opera buffa.
Nel 1870 la proprietà passa al Comune e si inaugura una stagione decisiva: il teatro si intreccia con l’Orchestra Civica e con l’idea di concerti “popolari”, mentre entrano in repertorio Wagner e Massenet. Qui si affaccia anche Arturo Toscanini, che lega il proprio nome alla storia del Regio; e Torino diventa città di “prime” memorabili: Puccini presenta Manon Lescaut (1893) e La bohème (1896), Richard Strauss dirige Salome in prima italiana (1906). Poi arriva la notte che spezza tutto: tra l’8 e il 9 febbraio 1936 un incendio distrugge il teatro, aprendo un vuoto destinato a durare quasi quarant’anni.
Stefan Giftthaler
La rinascita prende forma negli anni Sessanta, quando la ricostruzione viene affidata a Carlo Mollino e all’ingegnere Marcello Zavelani Rossi. Tenendo conto delle parti già impostate, Mollino disegna un volume che si distacca dalla manica settecentesca e la collega con due passaggi sopraelevati. Le pareti laterali diventano flessuose e si accendono di un disegno stellare in laterizio che richiama le geometrie di Palazzo Carignano. Dentro, il foyer è un colpo di scena: un sistema “aereo” di scale e passerelle, un percorso scenografico che prepara lo sguardo e il corpo all’ascolto. La sala, ellittica e avvolgente, impone la sua armonia con legno, bronzo, velluto e luce calda, mentre la copertura a guscio firma l’ambizione ingegneristica del progetto. Lo spettacolare lampadario è invece composto da più di 3000 steli luminosi.
Pur nella sua eleganza intensamente decorativa, ogni dettaglio lavora per l’acustica, la percezione e la qualità sensoriale dell’esperienza. È anche per questo che il Regio oggi accoglie linguaggi diversi: durante l’Art Week, per esempio, si è trasformato in spazio di riflessione con i C2C Talks di Club to Club. E, ancora, la recente partnership pluriennale tra Zegna e il Teatro Regio ha confermato questo luogo come protagonista della scena culturale contemporanea. Nell’ambito della campagna Winter 2025, il teatro diventa palcoscenico di un dialogo tra moda e arti performative.
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