STYLE

24 Aprile 2026

Articolo di

Clara Giaquinto

La storia dei portafortuna di Christian Dior

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24 Aprile 2026

Articolo di

Clara Giaquinto
portafortuna Christian Dior storia
Photo of Dior

La storia dei portafortuna di Christian Dior

Nella vita di Christian Dior, la superstizione è una componente costante, radicata tanto nella sfera personale quanto in quella professionale, un credo così immutabilmente saldo da guidarlo nelle decisioni più importanti della sua esistenza. La fortuna, i segni, le premonizioni, i talismani e le pratiche divinatorie compongono infatti un lessico che accompagna Monsieur Dior lungo tutto il suo percorso, sino a diventare uno dei nuclei simbolici più durevoli della sua eredità ancora oggi.

Nato a Granville in Francia, il 21 gennaio 1905, in una famiglia agiata legata all’industria chimica e dei fertilizzanti, Dior cresce tra la Normandia e Parigi. La villa Les Rhumbs a Granville, mantenuta come casa per le vacanze anche dopo il trasferimento della famiglia nel XVI arrondissement parigino, resta un luogo decisivo nella costruzione del suo linguaggio personale, anche per la sua relazione con la natura e con il mondo floreale che, in particolare, lo appassionerà profondamente negli anni successivi.

Un primo incontro con la divinazione risale al 1919, quando, ancora adolescente, durante un “bazar” organizzato per sostenere i soldati in cui vende proprio ciondoli portafortuna, una cartomante gli legge la mano, predicendogli povertà, ma anche successo attraverso le donne e una vita segnata dai viaggi. A posteriori, Dior presenterà questa profezia come una chiave interpretativa della propria intera esistenza. Negli anni Venti si immerge nel vivace ambiente culturale parigino e stringe amicizie nel mondo artistico, tra pittori, scrittori, musicisti e creativi, aprendo addirittura una galleria d’arte. Nelle sue memorie, lo stesso Dior attribuisce anche questi incontri a una forma di affinità quasi predestinata, richiamando quelle che Goethe definiva “affinità elettive”.

Quando nel 1946 Marcel Boussac, potente industriale tessile francese soprannominato “King of Cotton”, finanzia la nascita della Maison Christian Dior al 30 di Avenue Montaigne, il couturier arriva a quell’appuntamento dopo un lungo itinerario intellettuale e professionale, ma anche a seguito di una serie di esitazioni e intuizioni che egli stesso, nelle sue memorie, ricondurrà lucidamente al dominio della sorte.

La dimensione superstiziosa si colloca nella Parigi del dopoguerra e della sua ricostruzione, un momento storico preciso in cui la città si ridefinisce come capitale della moda. Accanto all’appoggio organizzativo e razionale di Boussac e alla disciplina dell’atelier, Dior conserva però una fiducia profonda nei segni. Nella sua autobiografia Dior by Dior, riconosce apertamente il debito nei confronti della “good luck” e delle cartomanti, sue e di altri, in particolare di Madame Delahaye, la quale gli prescrisse esplicitamente di accettare l’incarico di Boussac e fondare la casa di moda Christian Dior.

La caratteristica più importante della mia vita, e sarei ingrato e poco sincero se non lo riconoscessi subito, è stata la mia buona sorte; e devo anche riconoscere il mio debito verso le cartomanti che l’hanno predetta.

Christian Dior, 1958

Christian Dior, 1958

Una dedizione così profonda da non poter essere considerata solamente una sorta di eccentricità privata. Si tratta invece di una vera e propria forma di lettura del reale, al tempo stesso profetica e rassicurante, che concretamente si traduce in una sua modalità di interpretare gli eventi e di orientare le scelte, oltre che nel fornire una riserva unica di simbologie la cui traccia continua a emergere nella costruzione dell’identità Dior fino a oggi.

ARTI DIVINATORIE E TAROCCHI

La familiarità fra Dior e le arti divinatorie trova una rappresentazione ulteriore nel tema dei tarocchi.
Più che di una passione documentata specificamente per le carte come oggetto, è però più corretto parlare di una vicinanza più generale alla cartomanzia e all’interpretazione dei segni, a partire dal primo episodio nel 1919, quando al giovane Christian Dior, che in quell’occasione vendeva amuleti durante un bazar organizzato per raccogliere fondi per i soldati, venne letta la mano.

La veggente gli predisse prontamente povertà, viaggi e soprattutto successo attraverso le donne. Le memorie mostrano chiaramente come Dior tornasse più volte dalle veggenti, soprattutto nei momenti di crisi o di incertezza, come durante i mesi angosciosi della deportazione della sorella, durante i quali le rassicurazioni delle cartomanti ebbero per lui una funzione di conforto.

Arti divinatorie tarocchi Christian Dior

Più decisivo ancora è il ruolo di Madame Delahaye nel 1946. Dopo avere addirittura interrotto le trattative con Boussac, Dior si reca da lei e riceve un ordine netto: accettare senza indugio l’offerta e creare la casa di moda Christian Dior, perché nessuna occasione futura sarebbe mai più stata paragonabile a quella.  In particolare, nell’autobiografia compare anche la figura della “Grandmother”, una veggente consultata indirettamente da Raymonde Zehnacker, amica di lunga data di Dior, che avrebbe annunciato per la futura Maison una capacità di “rivoluzionare la moda”.

Era tutto già così chiaramente deciso: Dior, perciò, accettò l’offerta di Boussac ed entrò in società con lui. Sul piano storico della Maison, tale dimensione viene ripresa in modo esplicito in particolare da Maria Grazia Chiuri, soprattutto con Le Château du Tarot e con altre collezioni in cui costellazioni e vari dispositivi esoterici emergono chiaramente in abiti e accessori.

LA STELLA

Tra tutti, la stella è forse il simbolo più facilmente riconducibile a Dior. Ma qual è la sua storia? Bisogna andare indietro al 18 aprile 1946, ancor prima della nascita della casa di moda, quando Monsieur Dior inciampò su una stella metallica in rue du Faubourg Saint-Honoré, a Parigi, mentre si recava all’incontro con Marcel Boussac, che avrebbe portato alla fondazione della maison.

Il couturier interpretò quell’episodio come un segno del destino, raccolse la stella dorata, probabilmente caduta dal coprimozzo di una ruota, e la conservò per sempre come prezioso portafortuna. L’episodio è significativo non soltanto per il suo curioso valore aneddotico, bensì perché viene interpretato dallo stesso Dior, al tempo ancora esitante davanti alla proposta di Boussac, come una sorta di conferma materiale di una chiamata alla quale egli attribuisce un valore quasi provvidenziale.

Il riferimento alla stella viene trasferito nel linguaggio della couture già nel 1948 con un abito intitolato Étoile, mentre nel 1952 Dior usa il motivo in modo più esplicito nel vestito Bonne Étoile della collezione Haute Couture primavera-estate. La persistenza di questo segno portafortuna nelle epoche successive, da Ferré, Galliano a Chiuri, conferma quanto la stella appartenga alla costruzione di una continuità simbolica interna al marchio.

Stella marciapiede 1946 Christian Dior

L’APE

Tra i simboli più interessanti associati a Dior emerge anche l’ape che, più che un portafortuna individuale in senso stretto, sembra funzionare come emblema poetico per il couturier, il quale definisce il proprio laboratorio al momento della prima collezione, come un piccolo alveare gremito e operoso. L’immagine rimanda al lavoro minuzioso e collettivo dell’atelier di Avenue Montaigne e alle sue sarte, intese come uno sciame laborioso pienamente dedicato alla precisione artigianale di una couture di altissima manifattura.

Ciò evidenzia una concezione della maison come organismo vivo, fatto di disciplina, dettaglio, cooperazione e operosità, dove l’ape diventa una metafora che richiama il lavoro. Questo simbolismo si collega bene alla visione di Dior di creare una realtà nuova, una sorta di laboratorio d’arte applicata separato dalle logiche industriali.

Ape Atelier Dior 1950

NUMERO 8

Il numero 8 costituisce uno dei numeri portafortuna del fondatore ed è collegato a una serie di corrispondenze precise. L’8 ottobre 1946 è la data di creazione della società Christian Dior, che nasce inoltre nell’VIII arrondissement di Parigi. A ciò si aggiunge il fatto che la prima collezione del 12 febbraio 1947 presenta, accanto alla linea Corolle, la silhouette En 8. In particolare, la linea ad 8 richiama, mediante la vita stretta e il gioco dei volumi tra busto e fianchi, la sinuosità ellittica, quasi tortile, del numero stesso, riconducibile a una clessidra arrotondata.

Si tratta quindi di una convergenza interessante tra dato cronologico e forma grafica, che diventa un altro nodo importante dell’universo simbolico di Dior. A questa stratificazione si aggiunge infine una sfumatura metaforica più ampia: nella numerologia, l’otto è associato all’infinito e a una forma di equilibrio tra dimensione materiale e dimensione spirituale, oltre che all’idea di ciclicità e compensazione.

En 8 collezione numero 8 Christian Dior J

IL MUGHETTO

“After woman, flowers are the most lovely thing God has given the world.” (Christian Dior, 1954.)

Il mughetto è senza dubbio il fiore prediletto del couturier e il suo fiore fortunato, tant’è che Dior ne indossava un mazzolino all’occhiello durante le presentazioni e spesso chiedeva alle sarte di cucirne dei rametti negli orli degli abiti come gesto propiziatorio. Un piccolo dono che resta invisibile all’esterno ma agisce all’interno del capo, quasi come una formula di protezione. 

Il mughetto fiore Dior

Sul piano delle collezioni, Dior dedicò al fiore un’intera linea nella primavera-estate 1954, intitolata Muguet, e ancora nella collezione couture primavera-estate 1957 realizzò l’abito Muguet della linea Libre, considerato una delle creazioni emblematiche della Maison, grazie alle centinaia di delicatissimi fiori bianchi ricamati a mano sul capo. Il mughetto compare anche nel mondo del profumo, benché la sua resa olfattiva sia notoriamente difficile, essendo definito un “fiore muto”.

Ciò non impedì a Dior di sceglierlo come nota di testa di Diorissimo nel 1956, la cui creazione viene affidata ad Edmond Roudnitska, né di farne un riferimento più tardo in Lucky nel 2018. Il mughetto si delinea come il simbolo più intimo del lessico dioriano, che intreccia la memoria dell’infanzia di Monsieur Dior passata in Normandia con la sua passione per i fiori e il giardinaggio, e ricorre in maniera continuativa nella storia del brand, fino alle ultime collezioni di Jonathan Anderson.

IL QUADRIFOGLIO E LA COCCINELLA

Anche il quadrifoglio rientra fra i segni fortunati legati a Christian Dior, che ne teneva sempre uno con sé insieme ad altri piccoli portafortuna. Il quadrifoglio è importante proprio perché non va considerato un simbolo isolato, in quanto appartiene a una costellazione coerente che comprende tarocchi, talismani, coccinelle o ferri di cavallo. 

Sul piano strettamente sartoriale, nella primavera-estate 1952 compare un abito chiamato Trèfle à Quatre Feuilles, a testimoniare come il vocabolario della superstizione fosse già pienamente incorporato nelle collezioni sin dall’inizio. Il successivo utilizzo del quadrifoglio da parte di Marc Bohan e, più recentemente, di Maria Grazia Chiuri, così come il suo ingresso nelle creazioni di Cordelia de Castellane per Dior Maison e nelle reinterpretazioni contemporanee di Jonathan Anderson, conferma la capacità del marchio di trasformare il repertorio superstizioso del fondatore in un patrimonio simbolico duraturo.

Nelle collezioni più recenti, il quadrifoglio si associa frequentemente ad un altro segno portafortuna: la coccinella, tradizionalmente considerata un simbolo di buona sorte e protezione. La sua presenza, discreta ma determinante, emerge a sorpresa nelle borse, nelle stampe, nei foulard e nei charm, contribuendo ad ampliare il lessico decorativo legato alla fortuna.

Quadrifoglio Coccinella Lady Dior Clover bag

CIONDOLI PORTAFORTUNA

Come ricorda la maison, Dior portava sempre con sé una serie di piccoli talismani, nello specifico un quadrifoglio, due cuori, un pezzo di legno e una moneta d’oro, dei veri e propri oggetti portafortuna che lo accompagnavano nel quotidiano. Questo repertorio è stato successivamente richiamato anche sul piano degli accessori, come nei charm con il logo Dior che pendono dalla borsa Lady Dior, in una continuità che riflette non solo la memoria del fondatore, ma anche quella sua peculiare inclinazione per una creatività ludica.

Oggi tra questi ciondoli preziosi proposti dal brand, figurano ovviamente quadrifogli, e numeri 8, ma anche piccoli martelli in legno, tradizionalmente associati a protezione e forza, e ferri di cavallo, portafortuna per eccellenza, ai quali Christian Dior dedica anche un abito nella collezione Haute Couture primavera-estate 1950 (Fer à Cheval).

Spilla Knock on Wood portafortuna Christian Dior

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