La Lancia Bertone Sibilo raccontava il futuro nel 1978
MOTORS
4 Maggio 2026
Articolo di
Valentina AlfaranoLa Lancia Bertone Sibilo raccontava il futuro nel 1978
Nel 1978, al Salone di Torino, debutta la Lancia Bertone Sibilo, una concept car realizzata da Bertone su base Lancia Stratos e disegnata da Marcello Gandini, figura centrale del design automobilistico italiano del secondo Novecento. Non si tratta di un modello destinato alla produzione, bensì di un prototipo sperimentale pensato per esplorare nuove direzioni stilistiche e tecnologiche; difatti la Sibilo si impone subito come un oggetto fuori scala rispetto al proprio tempo, una visione compatta e radicale del futuro dell’automobile.
La Sibilo nasce in una fase in cui il design italiano lavora sulla riduzione delle forme e sull’integrazione delle superfici con l’obiettivo di superare la frammentazione tipica delle carrozzerie tradizionali e arrivare a volumi più puri e continui. In questo contesto, Gandini sviluppa ulteriormente il tema della linea a cuneo, già sperimentato in altri progetti, portandolo verso una sintesi estrema; la carrozzeria viene concepita come un blocco unico, costruito eliminando ogni stacco visivo tra le parti, con superfici levigate che nascondono giunzioni e dettagli tecnici per restituire l’idea di un oggetto scolpito in un solo pezzo. I finestrini in policarbonato, montati a filo, contribuiscono a questo effetto continuo, mentre il parabrezza piatto attraversato da un solo tergicristallo rafforza l’idea di un oggetto tecnico, ovvero progettato con una logica più vicina a quella dei prototipi aerodinamici che alle automobili di serie, dove ogni elemento è ridotto alla funzione essenziale.
La base resta quella della Stratos, una vettura da rally sviluppata da Lancia negli anni Settanta e protagonista del Campionato del mondo, nota per le sue dimensioni compatte e la configurazione meccanica pensata per la competizione. La Sibilo ne riprende telaio e proporzioni, con meccanica invariata e passo leggermente allungato; il legame con il mondo delle corse è quindi concreto, anche se il progetto si sposta verso la ricerca stilistica. Il nome richiama il suono di un oggetto lanciato ad alta velocità e accompagna l’idea di un’auto pensata come corpo in movimento.
L’abitacolo sviluppa un’impostazione altrettanto sperimentale, con soluzioni che diventeranno familiari solo molti anni dopo. Il volante è progettato per adattarsi alla mano, con un’attenzione ergonomica rara per l’epoca, mentre le funzioni principali sono raccolte al centro della plancia; un display digitale inclinato verso il guidatore introduce un linguaggio visivo oggi diffuso nei sistemi di bordo. L’interno segue una logica essenziale, orientata alla funzione e al controllo diretto.
Dopo la presentazione, la Sibilo resta per anni nella collezione Bertone, conservata come prototipo rappresentativo dell’attività del centro stile. Nel 2011 entra nella raccolta di Corrado Lopresto, collezionista milanese noto per il lavoro di recupero e valorizzazione di esemplari unici della storia automobilistica italiana, diventando una presenza costante nei concorsi d’eleganza internazionali. Goodwood, Ginevra e altri eventi contribuiscono a consolidarne lo status.
Una delle apparizioni più recenti e rilevanti risale al 2023, quando la Sibilo ha partecipato a The I.C.E. St. Moritz, sfilando sul lago ghiacciato dell’Engadina accanto a vetture storiche e da competizione. In questo contesto ha confermato la propria capacità di attraversare epoche diverse senza perdere forza espressiva. Il suo lascito non si esaurisce nel design, basti pensare che le sue forme hanno influenzato anche l’immaginario cinematografico, arrivando a ispirare i veicoli del film Atto di forza con Arnold Schwarzenegger, dove le automobili del futuro riprendono superfici lisce e volumi compatti simili a quelli sperimentati dalla Sibilo, segno della sua capacità di anticipare linguaggi visivi poi diffusi nella cultura popolare.
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